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Alitalia fallirà? No, verrà venduta. Con 9 anni di ritardo

in Società Da

Alitalia fallirà? No. Tranquilli. La compagnia di bandiera non chiuderà dopo il referendum con cui i dipendenti hanno respinto il nuovo piano industriale proposto da proprietà, soci e creditori. Semplicemente si avverrà ciò che si pensava potesse accadere nove anni fa. Ovvero la vendita della compagnia. Allora fu Air France che volle fare di tutto per rilevare il vettore della Magliana. Romano Prodi arrivò a un passo dall’addio. Poi ci fu Silvio Berlusconi, arrivarono i “Capitani Coraggiosi”, il prestito ponte da 300 milioni di euro e un nuovo sogno. Svanito.

ALITALIA, LA GIOIA DI RENZI NEL 2015: “SI TORNA IN PISTA”

Nel 2015 l’allora Presidente del Consiglio festeggiò così l’arrivo di Etihad nel capitale della compagnia con il 49 per cento della proprietà:

 

ALITALIA: “SI VENDE, NO ALLA NAZIONALIZZAZIONE”

Sono passati 21 mesi. Il clima è molto diverso ma Renzi è convinto che Alitalia si possa ancora salvare. Come? Non si sa. In ballo ci sono 12.000 posti di lavoro con relativo indotto. L’obiettivo dell’entourage renziano è quello di sollecitare il Governo, dopo la vittoria alle Primarie del Pd, a trovare soluzioni per evitare una “tragedia”. A Palazzo Chigi però non ci sentono. Carlo Calenda, Minstro dello Sviluppo Economico, dice no ad aiuti di Stato e apre a un prestito ponte. Graziano Delrio, ministro dei Trasporti, porta la scadenza a novembre 2017, periodo in cui ci sarà la vendita di Alitalia. Basta così. Stop. Fine.

ALITALIA, IL FALLIMENTO DEI CAPITANI CORAGGIOSI

Dopo nove anni si chiude il circolo. Alitalia non può sopravvivere e non può essere sovvenzionata sempre e comunque dallo Stato. Alla Magliana lo sanno, così come a Fiumicino. I dipendenti hanno votato no al Referendum non per principio o nella speranza che il Governo intervenisse a salvarli tutti. Il No ha trionfato perché sapevano che non avrebbe fatto altro che rianimare un’azienda, di fatto, morta. L’accordo raggiunto tra azienda e sindacati al Mise prevedeva un taglio dell’8 per cento negli stipendi e nei riposi del personale viaggiante mentre per il personale di terra erano previsti 980 esuberi. I dipendenti hanno voltato le spalle a tutti, anche a Etihad.

ALITALIA: IL NO AL PIANO DEI DIPENDENTI

Alitalia così com’è strutturata oggi non può sopravvivere. Chi ci lavora lo sa. La compagnia di bandiera è stata cannibalizzata dall’arrivo delle compagnie low cost a inizio anni 2000. E cosa ti fa il nuovo management? Investe nei collegamenti a corto raggio incurante sia della presenza di attori consolidati come Ryanair e Easyjet sia dello sviluppo di collegamenti ferroviari ad alta velocità ed alla nascita di realtà che investono nel trasporto su gomma. Morale? Nel 2015 il “load factor”, ovvero il riempimento degli aerei, è stato del 76,2 per cento medio. Per darvi un’idea, è come se ogni aereo Alitalia avesse volato vuoto per un quarto della sua capienza. Inevitabili quindi le perdite, quantificate ne 2015 a 199 milioni di euro, un risultato migliore rispetto ai -580 milioni del 2014.

ALITALIA, I PROBLEMI: LA CONCORRENZA DELLE LOW COST NEL CORTO RAGGIO, I VINCOLI DI DELTA NEI COLLEGAMENTI CON GLI USA

Allora perché Alitalia non si è concentrata sui voli a lungo raggio con destinazioni anche intercontinentali? Perché non ha potuto. Tutta colpa dell’alleanza con Skyteam, un consorzio che unisce Air France, KLM, Delta Air Lines, Korean Air e Alitalia. Il problema nasce sopratutto dai collegamenti con gli Stati Uniti, un bacino d’affari potenziale immenso per la nostra compagnia di bandiera. Delta, e questo lo ha spiegato anche il Presidente Luca Cordero di Montezemolo, deve autorizzare Alitalia a aumentare le frequenze da e per gli USA. Lo prevedono gli accordi. Se Delta dice “no”, come ha sempre fatto, allora basta così. Per quanto riguarda l’Europa invece la fine della joint venture con Air France e KLM ha portato a un aumento delle frequenze su Malpensa di queste ultime.

ALITALIA? NIENTE FALLIMENTO. SOLDI DALLO STATO FINO ALLA VENDITA

Chi ha comprato biglietti Alitalia può stare tranquillo. La compagnia non fallirà. Graziano Delrio lo ha garantito. Il prestito ponte da 300 milioni di euro è il primo. Se serve altro verrà stanziato nuovo denaro. Ma la compagnia verrà venduta. Lufthansa? Difficile. Il vettore tedesco, già proprietario a vario titolo di Swiss, Brussels Airlines, Air Dolomiti e Austrian Airlines, non ha bisogno di un’altra compagnia. Potrebbe tornare in auge Air France come nove anni fa. All’epoca il fu amministratore delegato Jean Cyril Spinetta all’epoca mise sul piatto un piano industriale che prevedeva la riduzione della flotta con il taglio di 40 aerei e circa 1600 esuberi. Nove anni dopo si parla ancora di Alitalia. Ma tranquilli, non fallirà.

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Maghdi Abo Abia ci riprova su Ultimometro. Si tratta del suo esperimento nato a seguito della conclusione del suo lavoro all'interno di Giornalettismo. Punta alla qualità, non al click. Sogna nel Seo. Un dilettante che si diletta. Per scrivergli: maghdi.aboabia@www.ultimometro.it

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