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Andrea Raggi in semifinale di Champions League: il calcio italiano funziona

Andrea Raggi in semifinale di Champions League: il calcio italiano funziona

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Andrea Raggi è in semifinale di Champions League con il suo Monaco. Il difensore italiano, nel Principato dal 2012, ha scalato una montagna passando dalla serie B francese alla vittoria per 3-1 al “Louis II” di Monaco contro il Borussia Dortmund allenato da Thomas Tuchel. Con lui in questo ultimo viaggio l’ex capitano del Torino Kamil Glik. Ora il Monaco è una delle prime quattro squadre d’Europa con Juventus, Real Madrid e Atletico Madrid. E dire che Maurizio Zamparini parlando di Andrea Raggi aveva detto: “da noi era un bidone e non a caso, per due anni, l’ho regalato in giro pagandogli addirittura lo stipendio. I 7 milioni versati all’Empoli per lui non li ho ancora dimenticati“.

ANDREA RAGGI IN SEMIFINALE DI CHAMPIONS LEAGUE. COME KAMIL GLIK

Il “bidone” oggi ha la possibilità di vincere la Champions League 13 anni dopo l’ultima finale europea del Monaco, sempre in Champions contro il Porto. Anche allora c’era tra i monegaschi un italiano dimenticato dai più, il portiere Flavio Roma. La coppia di centrali difensivi Glik-Raggi contro il Dortmund si è dimostrata infallibile, molto più di quanto non sia accaduto con il Manchester City, regolato nel doppio confronto negli ottavi di finale. E ora? Andrea Raggi è a Monaco dall’anno della risalita con Claudio Ranieri allenatore e oggi ha convinto il tecnico portoghese nato in Venezuela Leonardo Jardim a dargli ancora le chiavi del reparto arretrato.

ANDREA RAGGI, LA PROVA CHE IL CALCIO ITALIANO FUNZIONA

Cosa significa? Che un difensore destinato in Italia a squadre di secondo piano come Empoli, Palermo, Bologna, in Europa può trovare la consacrazione. Merito del talento, certo. Ma, sopratutto, della duttilità tattica e tecnica data dagli allenatori ai giocatori. In Italia si impara a giocare a calcio e lo si vede poi all’estero. A quel punto ci si chiede perché si debbano spendere milioni di euro in difensori dai nomi esotici quando la soluzione è in casa nostra. Lo ha dimostrato il Napoli con Jorginho e Zielinski, la Roma con Mario Rui, l’Inter con Gagliardini, la Sampdoria con Torreira, il Genoa con Armando Izzo, l’Udinese con Perica e in passato Allan. Certo. Alcuni sono stranieri ma poco importa. L’importante è che sappiano giocare a calcio e che imparino.

ANDREA RAGGI, KAMIL GLIK, MORGAN DE SANCTIS: LA COLONIA “ITALIANA” NEL PRINCIPATO

Questa è la ricchezza del calcio italiano. Vedere Andrea Raggi in Champions League con Kamil Glik, un altro che dopo l’esperienza nella terza squadra del Real Madrid si è ritrovato nel nostro Paese diventando titolare e capitano della sua Nazionale, la Polonia, dopo essere stato capitano del Torino, un onore che tocca a pochi? E sarà un caso che a Monaco Raggi e Glik siano soliti scambiarsi la fascia da capitano quando in squadra hai gente come Radamel Falcao o Kylan Mbappè? Non dimentichiamoci poi la presenza come terzo portiere di Morgan De Sanctis, uno che tra Udinese, Siviglia, Napoli e Roma ha un’esperienza internazionale che può tornare utilissima come uomo spogliatoio.

RAGGI, GLIK E BONUCCI: TRE GIOCATORI DEL BARI DI VENTURA IN SEMIFINALE DI CHAMPIONS LEAGUE

Ecco il vero segreto della scuola calcistica italiana. Una scuola che, in questo caso, ha avuto un unico mentore. Giampiero Ventura, allenatore della Nazionale. Il perché è presto spiegato. Mr.Libidine ha tre suoi giocatori in semifinale di Champions League: Andrea Raggi, Kamil Glik e Leonardo Bonucci. Tutti e tre sono passati da Bari durante il biennio in cui il tecnico nato a Genova ha mantenuto la panchina dei galletti. Bonucci ha giocato in biancorosso nella stagione 2009-2010 mentre Raggi e Glik hanno calcato il campo del “San Nicola” l’anno successivo. Un successo, se vogliamo, anche di Vincenzo Matarrese, già presidente biancorosso e deceduto il 13 giugno 2016 a Bari. Per ultimo, Raggi e Glik sono passati a loro volta da Palermo ma in due fasi diverse nella stessa stagione.

Una scuola particolare, quella italiana. Presidenti vulcanici, allenatori capaci, giocatori onesti e volenterosi. Usciti dalla palestra tricolore ecco che diventano leader in campo e nello spogliatoio. Acclamati, applauditi, adorati. Questo è il vero successo del calcio italiano. Esportiamo talenti. Tutto ciò vale come una coppa.

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