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Turchia, un silenzio preoccupante

L’attacco della Turchia nei confronti dei Curdi ha schockkato il mondo, ma è ancor più preoccupante il silenzio delle istituzioni.

L’attacco della Turchia nei confronti del popolo turco è ignobile e offensivo nei confronti di un popolo che ha perso centinaia di vite umane per combattere l’ISIS.

RESPECT: Il rispetto nei confronti del prossimo, nel calcio, così come nella vita, deve essere uno dei valori fondamentali che nessuno dovrebbe mai violare. “Respect” è uno dei punti su cui si sono battute Uefa e Fifa negli ultimi anni, con la lotta ai buu razzisti perché offensivi nei confronti di chi ha un colore di pelle diverso dal nostro. In passato sono stati condannati, giustamente, gesti come il saluto romano perché simbolo di un regime totalitarista che ha leso la dignità e la liberta di tanti popoli; quindi, mi chiedo, perché non condannare anche il saluto militare dei giocatori turchi? La speranza è che il motivo di questo silenzio da parte della massima istituzione calcistica non sia la prossima finale di Champions League che si disputerà ad Istanbul.

MOTIVI ECONOMICI: In Serie A ci sono tre giocatori turchi: Under, Demiral e Calhanoglu, tutti e tre si sono espressi pubblicamente appoggiando l’offensiva turca nei confronti del popolo curdo.Se il silenzio della Roma è più o meno giustificabile dal fatto di essere la prossima avversaria dell’Istanbul Basaksehir, la partita si giocherà in Turchia e una eventuale condanna potrebbe creare problemi di sicurezza; non lo è affatto quello di Juventus e Milan. I due club dovrebbero prendere come esempio il Saint Pauli che ha licenziato Cenk per aver difeso l’attacco dei turchi, perché il rispetto, la pace e le vite umane vengono prima di tutto.

Turchia, giocatori tra incudine e martello?

Il caos messo in moto da Trump e Erdogan sta colpendo anche il mondo del calcio. E sia chiaro, non si vuole portare la politica dentro a questo blog, non ci compete e non vogliamo commentarla, ma sembra quasi inevitabile. Per quanto possibile, ci limiteremo a commentare tutto quello inerente al rettangolo verde.

In queste qualificazioni per Euro 2020 abbiamo assistito alla nazionale turca che, in coro, dopo ogni gol o alla fine di ogni partita correva sotto il proprio settore di tifosi, si metteva in posa, e faceva il saluto militare. Un’immagine forte. Un gesto che, tradotto in parole, suona più o meno così:”Appoggiamo il dittatore che non solo stermina i curdi, ma che farà tornare l’ISIS”. Sui social si è scatenato il dibattito, con centinaia di caratteri spesi in insulti verso i giocatori. Ma proviamo a fare qualche riflessione.

Prendiamo il caso dell’ex calciatore turco Hakan Sukur (ex Roma e Inter, tra le altre). Nel 2013 sconfessò Erdogan, e nel 2016 venne accusato dallo stesso di essere uno dei fiancheggiatori del tentato golpe di quell’anno. Dopodichè, vennero sequestrati tutti i suoi beni. Siamo di fronte a un dittatore che agisce indisturbato, che pensa di fare tutto quello che vuole e che sa di essere temuto.

Turchia: i calciatori agiscono per paura o per vera solidarietà al dittatore?

Tutti che accusano i giocatori, ma ricordiamoci che per noi che siamo incolumi a tutto questo è facile sparare a zero. E se i giocatori facessero il saluto militare per semplice paura? Gesto comunque ignobile, ma bisogna anche mettersi nei loro panni.

Ma il punto non è neanche questo. Il punto è che i giocatori non dovrebbero nemmeno ritrovarsi a decidere da che parte stare, non dovrebbero portare la politica in campo. Non è un loro problema, è un problema della FIFA che deve risolvere, e alla svelta. Che sospendano – momentaneamente – le partite della nazionale turca, che la escludano dall’Europeo, che facciano quello che vogliono. Ma non devono trasformare dei giocatori in carne da macello da dare in pasto ai media. E soprattutto, dai piani alti devono eliminare la politica dal rettangolo di gioco e rispedirla da dove è venuta.

La risposta di un turco (presumibilmente Pro Erdogan) al mio tweet… A voi il giudizio.

Ribadisco che qui non si vuole assolutamente difendere i giocatori, ma semplicemente si vuole prendere in considerazione un’altra ipotesi: agiscono per paura?

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