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Turchia, giocatori tra incudine e martello?

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Il caos messo in moto da Trump e Erdogan sta colpendo anche il mondo del calcio. E sia chiaro, non si vuole portare la politica dentro a questo blog, non ci compete e non vogliamo commentarla, ma sembra quasi inevitabile. Per quanto possibile, ci limiteremo a commentare tutto quello inerente al rettangolo verde.

In queste qualificazioni per Euro 2020 abbiamo assistito alla nazionale turca che, in coro, dopo ogni gol o alla fine di ogni partita correva sotto il proprio settore di tifosi, si metteva in posa, e faceva il saluto militare. Un’immagine forte. Un gesto che, tradotto in parole, suona più o meno così:”Appoggiamo il dittatore che non solo stermina i curdi, ma che farà tornare l’ISIS”. Sui social si è scatenato il dibattito, con centinaia di caratteri spesi in insulti verso i giocatori. Ma proviamo a fare qualche riflessione.

Prendiamo il caso dell’ex calciatore turco Hakan Sukur (ex Roma e Inter, tra le altre). Nel 2013 sconfessò Erdogan, e nel 2016 venne accusato dallo stesso di essere uno dei fiancheggiatori del tentato golpe di quell’anno. Dopodichè, vennero sequestrati tutti i suoi beni. Siamo di fronte a un dittatore che agisce indisturbato, che pensa di fare tutto quello che vuole e che sa di essere temuto.

Turchia: i calciatori agiscono per paura o per vera solidarietà al dittatore?

Tutti che accusano i giocatori, ma ricordiamoci che per noi che siamo incolumi a tutto questo è facile sparare a zero. E se i giocatori facessero il saluto militare per semplice paura? Gesto comunque ignobile, ma bisogna anche mettersi nei loro panni.

Ma il punto non è neanche questo. Il punto è che i giocatori non dovrebbero nemmeno ritrovarsi a decidere da che parte stare, non dovrebbero portare la politica in campo. Non è un loro problema, è un problema della FIFA che deve risolvere, e alla svelta. Che sospendano – momentaneamente – le partite della nazionale turca, che la escludano dall’Europeo, che facciano quello che vogliono. Ma non devono trasformare dei giocatori in carne da macello da dare in pasto ai media. E soprattutto, dai piani alti devono eliminare la politica dal rettangolo di gioco e rispedirla da dove è venuta.

La risposta di un turco (presumibilmente Pro Erdogan) al mio tweet… A voi il giudizio.

Ribadisco che qui non si vuole assolutamente difendere i giocatori, ma semplicemente si vuole prendere in considerazione un’altra ipotesi: agiscono per paura?

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