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Lazio-Atalanta è stato lo spettacolo che ci mancava

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Tra le partite più attese di questa giornata di Serie A bisogna certamente considerare lo scontro dell’Olimpico di Roma tra Lazio e Atalanta terminato con il risultato di 3-3. Il pareggio lascia l’amaro in bocca agli ospiti non tanto per le discusse e discutibili decisioni arbitrali, quanto per aver letteralmente gettato alle ortiche un triplo vantaggio ottenuto nel primo tempo che lasciava presagire ad una seconda frazione comoda e di controllo. Per contro il risultato ha un sapore dolce, anzi, dolcissimo per gli aquilotti che sono riusciti a completare una rimonta quasi impossibile e, certamente, insperata considerato quanto visto nell’arco dei 90 minuti. Non si può, infatti, dire che le compagini in campo si siano conquistate nettamente un tempo ciascuno, perchè se gli orobici hanno dominato nel primo, nel secondo i biancocelesti non hanno dato l’impresssione di essere così superiori da meritarsi un parziale di 3-0.

Il match, in ogni caso, avrà sicuramente divertito gli spettatori neutrali, in particolare quelli maggiormente affezionati ad un calcio spontaneo, istintivo e poco ragionato perché le emozioni non sono certo mancate. Chi, invece, ama un gioco ordinato, ma allo stesso tempo spumeggiante in grado di esaltare le doti tecniche dei protagonisti sarà rimasto leggermente deluso.

Come da pronostico, considerati gli stili di gioco delle squadre, peraltro molto simili tra loro, sono stati agonismo, intensità e confusione a prevalere su tecnica, pazienza e ragionamento. La partita è stata piena zeppa di errori soprattutto in fase di costruzione evidenziando l’incapacità di partire palla terra dal portiere e richiedendo il continuo ricorso a palloni lunghi a scavalcare il centrocampo, questo per demeriti propri più che per meriti degli avversari. Non si è trattato di limiti tecnici in sé, quanto più di limiti tattici e mentali: la voglia di fare gioco, di mantenere il possesso, di dominare territorialmente l’avversario è stata sovrastata dalla paura di sbagliare e dalla frenesia nel voler allontanare la sfera dalla zona difensiva per andare a combattere nella metà campo nemica preferendo un gioco aggressivo e in verticale. Le due formazioni hanno affrontato la partita esattamente allo stesso modo, sia per la disposizione in campo degli undici (in particolare entrambe con 3 difensori centrali di ruolo) sia per tipologia di pressing, sia per lo stile in fase di possesso, ma gli atalantini sono parsi più concentrati, attenti e intrapendenti sopratutto nei primi 45 minuti. L’analisi tattica è presto fatta: ad un pressig alto degli uomini avanzati non è corrisposto un innalzamento della linea difensiva che nel complesso è rimasta in posizione medio-bassa causando il conseguente allungamento delle squadre fin dalle prime battute e la creazione di spazi ampi tra le linee. Questa è stata una scelta dettata dalla necessità di impedire lanci e palloni alti a scavalcare i difensori che si sarebbero trovati in difficoltà nel competere con attaccanti atleticamente superiori (Immobile e Correa da una parte e Muriel, Pasalic e Malinovskiy dall’altra). Ovviamente questo approccio richiede uno sforzo fisico importante ai giocatrori che, nonostante siano riusciti a mantenere alta l’intensità per tutta la gara, al termine sono apparsi molto provati. Nel primo tempo i bergamaschi sono sembrati più lucidi in tutte le fasi, si sono impegnati maggiormente, hanno dimostrato maggiore spirito di squadra e di sacrificio e sono stati efficaci nel neutralizzare quasi tutte le trame dei laziali ed il triplo vantaggio è stato meritato.

Nella seconda frazione di gara gli ospiti sembravano essere in grado di controllare tranquillamente il risultato, anche perchè tra i biancocelesti mancava ogni tipo di intesa e di stimolo; la Lazio è apparsa come una squadra completamente rinnovata, con calciatori chiamati a giocare assieme per la prima volta. Al minuto 69 con il rigore conquisato e trasformato da Immobile l’inerzia della gara è cambiata improvvisamente. Al 70′ l’episodio chiave: il goal di Correa ha permesso ai padroni di casa di inanellare un uno-due micidiale che ha spezzato le gambe e abbattuto mentalmente gli atalantini. Il ritmo è calato leggermente, i laziali hanno acquisito sicurezza nei propri mezzi e finalmente hanno cominciato a manovrare con raziocigno e pazienza. Alcune ripartenze della Dea hanno impensierito significativamente Strakosha e compagni, ma gli attaccanti non sono stati sufficientemente abili nel finalizzare e questa loro incapacità (dovuta principalmente alla stanchezza) peserà nelle sorti dell’incontro. All’ultimo minuto, infatti, ecco un rigore per la gli aquilotti e la doppietta di Immobile per l’insperato pareggio finale, risultato in parte ingiusto, con l’Atalanta sfortunata negli episodi, ma complimenti ai ragazzi di Inzaghi per aver cerato fino alla fine il punto.

Risultati immagini per lazio atalanta 3-3
Il rigore del finale 3-3 calciato da Immobile (e toccato, in maniera non decisiva, da Gollini)

Prestazione decisamente negativa da parte di entrambe le difese soprattutto nella fase di costruzione, complici anche i centrocampisti che non hanno fatto nulla per agevolare i compagni. La squadra di Gasperini è sembrata meglio organizzata e più compatta nel raggiungere il risultato comune, ma tecnicamente inferiore (degno di nota soltanto Gomez, personalmente il migliore in campo). Male Milinkovic-Savic e Luis Alberto (giocatori sicuramente dotati, ma autori di una prestazione sottotono), sufficienti Correa e Immobile (quest’ultimo salvato solo dalla doppietta). Tatticamente, probabilmente, sarebbe stato ugualmente efficacie, ma meno dispendioso un approccio misto, alternando rapide verticalizzazioni a azioni costruite palla a terra sfruttando gli abbondanti spazi tra le linee.

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