La Corea del Nord tira aria di guerra. Kim Jong Un ha fatto arrabbiare gli Stati Uniti. Rex Tillerson, Segretario di Stato Usa in visita alla zona smilitarizzata del 38esimo parallelo è stato chiaro: “La politica della pazienza strategica è finita”. Cosa significa? Che se “Pyongyang diventa una minaccia e noi riteniamo che questo richieda un’azione, l’opzione militare è sul tavolo”. Pronti all’attacco militare. Quindi. Kim Jong Un avrà sentito? Anche perché sono le parole più dure mai pronunciate dagli Stati Uniti fin dal termine della guerra di Corea.
COREA DEL NORD, GUERRA CON GLI STATI UNITI?
La guerra tra Corea del Nord e Corea del Sud ufficialmente non è mai finita. Le parti non hanno mai firmato un accordo di pace e la prova della tensione latente è rappresentata dal trentottesimo parallelo. Parliamo di un’area smilitarizzata che rappresenta il confine forse più impenetrabile al mondo. La Cina interverrà sicuramente nelle ultime ore. Il Primo Ministro Li Keqiang aveva chiesto a Washington di non puntare all’escalation. I tempi però stanno cambiando. Gli Usa hanno deciso di reagire dopo i quattro missili lanciati dalla Corea del Nord nel mar del Giappone. Oltre all’ipotesi militare hanno spinto per la realizzazione dello scudo antimissile Thaad che i cinesi però non vogliono perché temono che si tratti di uno strumento per spiarli.
COREA DEL NORD: LA GUERRA DOPO LA PAZIENZA STRATEGICA DI BARACK OBAMA
Ma cosa s’intende per “Pazienza strategica”? Con questo termine si intende l’approccio tenuto da Barack Obama nei confronti della Corea del Nord. In sostanza si allontana ogni ipotesi di intervento militare per risolvere qualsiasi situazione in politica estera. L’intenzione dell’ex Presidente degli Stati Uniti era quella di scegliere tra le priorità. Kim Jong Un per la precedente amministrazione Usa non è mai apparso come un’urgenza. Con la vittoria di Donald Trump l’esercito della Corea del Nord ha improvvisamente aumentato la propria attività attirandosi, probabilmente, il fastidio di Pechino che ha sempre ribadito di non volere la guerra alle porte di casa.

COREA DEL NORD, L’ALLEANZA CON LA CINA
La Cina con la Corea del Nord ha un rapporto privilegiato di lungo corso. L’alleanza tra i due Paesi è nata nel 1950 durante la guerra di Corea. Kim Il-Sung non era più in grado di contenere l’avanzata dell’esercito americano e dopo essere stato scaricato dall’Unione Sovietica implorò letteralmente Mao Tse-Tung per un aiuto che arrivò puntuale ma che rappresentò un’arma a doppio taglio per Kim. Da un lato l’esercito cinese combatté gli americani ma dall’altro gli artefici dell’armistizio furono Pechino e Washington con Pyongyang e Seoul costretti a guardare. Nel 1975 Kim Il-Sung provò nuovamente a chiedere uomini e mezzi per fronteggiare un probabile nuovo attacco americano ma non ottenne nulla né da Mao, che perse in battaglia il figlio Mao Anying, né dal Primo Ministro Zhou Enlai.
LA CINA CONTRO LA COREA DEL NORD: “NON SI DEVE GETTARE NEL CAOS UNA REGIONE”
La Cina negli ultimi anni ha sempre avuto un atteggiamento distaccato nei confronti della Corea del Nord. Nel 2013 il Presidente cinese Xi Jinping ha detto: “Nessun paese dovrebbe gettare nel caos una regione o il mondo intero per i propri interessi“. Chiaro il riferimento a Pyongyang, per quanto non sia mai stata citata. La Cina è alleata della Nord Corea. Allo stesso tempo non vuole però impicci di qualsiasi genere. Ciò significa che qualsiasi tentativo di alterare la fragile pace nell’area verrebbe malvisto dal Partito Comunista Cinese. Non solo. A quanto pare già da anni Pechino ha dislocato truppe nella provincia di Jilin per fronteggiare il probabile esodo di soldati nordcoreani in caso di attacco da parte degli Stati Uniti. D’altra parte però Kim Jong Un è un efficace cuscinetto. La sua presenza impedirebbe agli americani l’egemonia nella penisola di Corea.
Una partita a scacchi, insomma. Rex Tillerson ha provato a rovesciare il tavolo. Cosa accadrà?
(Photocredit copertina Wikipedia)



