La Scozia non vuole la secessione. Non si esce quindi dal Regno Unito. Il Referendum per l’indipendenza rischia di fallire prima ancora che se ne possa parlare seriamente. Il Primo ministro scozzese Nicola Sturgeon sperava che la Brexit potesse cambiare il corso della storia per la sua Nazione. Niente da fare. Gli scozzesi non ne vogliono sapere e dopo il fallimento del referendum sull’indipendenza del 2014 voluto da Alex Salmond ora si rischia di non vedere neanche le urne.
SCOZIA, SECESSIONE E REFERENDUM: IL TENTATIVO FALLITO DEL 2014
L’accordo tra Scozia e Regno Unito del 2014 è stato chiaro. Se alle urne l’indipendenza fosse stata bocciata non se ne sarebbe più parlato per almeno una generazione. La stampa italiana ed europea ha dato molto spazio alla decisione dell’attuale primo ministro Sturgeon di proporre un nuovo Referendum sull’indipendenza della Scozia per permettere al Paese di rimanere in Europa. Si è dato meno spazio alla reazione di Theresa May che ha fatto sapere che non è sua intenzione concedere tale voto adesso e che probabilmente si dovrà aspettare il 2019, ovvero una volta che la Brexit sarà diventata realtà. E se questo da un lato potrebbe unire i nazionalisti, c’è un fattore non di secondo piano che viene ignorato in quel di Edimburgo. Ovvero che neanche i nazionalisti vogliono essere legati a Bruxelles.
SCOZIA, SECESSIONE E REFERENDUM: I SONDAGGI CONTRO IL PRIMO MINISTRO STURGEON
Il Corriere del Ticino ha ripreso alcuni dati relativi a sondaggi commissionati nel Regno Unito circa l’indipendenza della Scozia. I risultati sono preoccupanti per Nicola Sturgeon. Secondo i dati raccolti da Yougov e pubblicati dal Times, il 57 per cento degli scozzesi resterebbe nel Regno Unito. Secondo lo ScotCen Social Research di Edimburgo, invece, il “si” sarebbe al 46 per cento contro il 54 di chi vuole rimanere nel Regno. Secondo il Guardian, inoltre, altri sondaggi prodotti nei primi mesi del 2017 hanno dimostrato come la Scozia respingerebbe l’indipendenza con il 53 per cento di no, una percentuale uguale a quella che si ebbe nel giugno 2016, quando vinse il “si” alla Brexit.
I NAZIONALISTI IN SCOZIA NON VOGLIONO L’UNIONE EUROPEA
Questo significa che il tema dell’indipendenza della Scozia con una contestuale permanenza in Europa, nonostante abbia appassionato i giornali di tutto il mondo, non è stato minimamente preso in considerazione dalla popolazione locale. Non solo. La Brexit ha portato a numerose divisioni in tutto il panorama politico britannico. Non ne è stato esente l’SNP, lo Scottish National Party. Più di un sondaggio ha dimostrato che un terzo di quelli che votarono l’indipendenza nel 2014 si sono espressi per l’abbandono di Bruxelles. Theresa May si è espressa a più riprese per una Brexit che tenesse conto delle necessità di ognuno dei Paesi che forma il Regno Unito, quindi Scozia, Galles, Inghilterra e Irlanda del Nord.
IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELLA SCOZIA? IL REGNO UNITO
E la Scozia? Non può fare altro che accordarsi. Il perché arriva dal mercato. Edimburgo esporta ogni anno ben per 76 miliardi di sterline. Il 64 per cento di questi, pari a un valore di 48,5 miliardi di sterline, resta nel perimetro delle Nazioni costituenti del Regno Unito. I beni pari a 15,2 miliardi di sterline sono destinati al resto del mondo mentre l’Europa riceve beni per 11,6 miliardi di sterline. L’Ue è il secondo partner commerciale della Nazione se preso nella sua interezza. Se tale cifra dovesse essere divisa tra i diversi Paesi dell’Unione le cose cambierebbero. Molto.
(In copertina, da sinistra, Alex Salmond e Nicola Sturgeon. Photocredit By Scottish Government – A National Conversation, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4288359)



