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Carburante aereo overbooking

Carburante di riserva in un aereo, cosa prevedono le norme aeree

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Carburante di riserva in aereo. Un tema diventato improvvisamente d’attualità dopo la tragedia che ha colpito la squadra brasiliana della Chapecoense morta in un incidente assurdo. Secondo le indagini delle autorità colombiane il loro volo operato dalla LaMia Airlines si è schiantato contro la montagna del Cerro Gordo perché privo di benzina. Una circostanza che ha inquietato non poco le autorità colombiane e boliviane. Si perché la Bolivia ha sospeso la compagnia e ha decapitato i quadri di comando dell’Aviazione Civile nel Paese. Una mossa necessaria per consentire uno svolgimento sereno delle indagini.

CARBURANTE AEREO CHAPECOENSE: NIENTE RISERVA

Nelle ultime ore emergono particolari inquietanti sull’incidente che ha colpito la Chapecoense. Sembra che il delegato dell’aviazione boliviana abbia espresso cinque criticità nel piano di volo previsto dal comandante Micky Quiroga prima del decollo. Il comandante aveva pianificato il volo da Viru Viru a Medellin per una durata di 4 ore e 22 minuti, corrispondenti al massimo carico di carburante previsto per l’Avro Rj 85 che ha operato il volo finale. Alle rimostranze della delegata dell’aviazione colombiana il Comandante ha risposto che tutto era a posto e che non c’era nulla da temere, che l’avevano fatto altre volte e che l’aereo sarebbe arrivato a destinazione sano e salvo. Non è successo.

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COME SI CALCOLA IL CARBURANTE DI UN AEREO?

La filosofia di gestione del carburante di riserva di un aereo è molto diversa da quella di un automobile. Una macchina, o una moto, possono permettersi di piazzarsi in corsia di emergenza. Un aereo no. Mancando la propulsione dei motori ed essendo questi i principali generatori di energia elettrica, un aereo senza benzina è come un sasso che cade dal cielo. Se il pilota è particolarmente abile, e il peso lo consente, si può tentare una planata d’emergenza. Determinante tuttavia in questo caso la velocità residua del velivolo e l’altitudine. Se è lento e basso come nel caso dell’aereo della LaMia con a bordo la squadra della Chapecoense il risultato è inevitabile. Un po’ quello che accadde al Boeing 707 della Avianca che nel 1990 si schiantò in New Jersey perché senza benzina a bassa quota.

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NON BASTA FARE IL PIENO COME PER UN’AUTOMOBILE

Per calcolare il carburante necessario al volo il Comandante è chiamato a operare una serie di equazioni che devono tenere conto del numero dei passeggeri, del peso delle valigie, di eventuali pallet cargo, delle condizioni meteo alla partenza ed all’arrivo, della lunghezza della pista, del tipo di velivolo. Una volta definiti i valori di velocità di decollo, di crociera e di atterraggio si stabilisce la quantità di carburante da imbarcare. E qui entra in gioco la sicurezza. Le norme di trasporto aereo prevedono che oltre al kerosene per il viaggio bisogna imbarcare il carburante necessario per raggiungere un aeroporto alternativo in caso di necessità, aeroporto che dev’essere definito sul piano di volo. E per finire è obbligatorio caricare carburante per altri 30 minuti di volo per venire incontro a eventuali attese.

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CARBURANTE AEREO: CI VUOLE UN EXTRA

Le norme aeree prevedono che ogni aereo debba atterrare con a disposizione il carburante necessario a raggiungere l’aeroporto alternativo più quello necessario per i 30 minuti di attesa. A volte può capitare che si consumi più benzina del dovuto per una deviazione o per un’attesa prolungata. Il comandante a questo punto ha l’obbligo di dichiarare l’emergenza in caso di necessità per evitare di cadere. Si decide quindi in base a quale sia lo scalo più vicino di atterrare o in quello deputato o in quello alternativo. Ciò che ad esempio non venne fatto dall’equipaggio del volo Avianca 052 che dichiarò una “priorità” quando i controllori avevano bisogno di un “emergenza”. Emergenza che è stata dichiarata troppo tardi dal pilota LaMia che aveva a bordo la Chapecoense. I controllori di volo si difesero perché ritennero non ci fosse un pericolo imminente.

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L’EQUILIBRIO DIFFICILE TRA COSTI E SICUREZZA

Non parliamo di un dettaglio semplice. Il calcolo del carburante di riserva per un aereo è lungo e complicato. I piloti sono però chiamati a farlo nel miglior modo possibile anche per evitare di portare a spasso benzina inutile. Il costo maggiore dell’industria aerea è legato a quanto viene speso per trasportare il carburante. La diffusione di aerei con motori dai consumi minori ha complicato ulteriormente il calcolo del carburante di riserva di un aereo. Bisogna usare la benzina giusta e caricare quella necessaria per un volo in tutta sicurezza. Se si sbagliano i calcoli oltre a mettere a rischio la vita dei passeggeri i piloti sono costretti a un atterraggio d’emergenza in un aeroporto diverso con un aumento dei costi per il pagamento della sosta. La compagnia potrebbe chiedere spiegazioni così come l’ente dell’Aviazione Civile del Paese interessato. Insomma. Un bel problema.

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L’AEREO DELLA CHAPECOENSE NON AVEVA CARBURANTE SUFFICIENTE

Questo accade prima di ogni volo in ogni Paese del mondo. Se le cose sono fatte bene l’aereo atterra senza problemi. Se invece un pilota sbaglia i calcoli o cerca di “forzare la mano” nel tentativo di risparmiare allora succedono disastri come quelli del volo della Chapecoense. Gli investigatori colombiani propendono per questa seconda ipotesi. La più agghiacciante per un incidente aereo insensato, il peggiore degli ultimi decenni. (Photocredit copertina Nassdy / Commons – Wikimedia)

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