Il centro sociale Bulk di Milano è diventato un ristorante stellato. La notizia sicuramente farà sentire la nostalgia di ciò che è stato a migliaia di ragazzi e ragazze di Milano e non solo. La struttura situata tra via Niccolini, via Bramante e via Fioravanti, a poca distanza dal Cimitero Monumentale, è stata occupata dal 1999 al 2005. Dopo l’addio degli occupanti la struttura, un ex deposito dell’Enel, è stata rasa al suolo. Al suo posto è stato realizzato un albergo a cinque stelle con piscina panoramica, l’Hotel Viu Milan.
IL CENTRO SOCIALE BULK UN RISTORANTE STELLATO
La struttura nata oggi dove c’era il centro sociale Bulk di Milano è presentata come “un building elegante e metropolitano caratterizzato da una facciata di vetro incorniciata da una ricca vegetazione destinata a diventare un vero e proprio giardino verticale in dialogo con il grattacielo green di Stefano Boeri, icona del rinnovamento urbano di Milano“. Nello specifico, i locali che hanno ospitato il Bulk oggi sono diventati un ristorante. Il Bulk, o meglio, un luogo che invita “alla socialità e alla convivialità in spazi aperti rivolti alla città e ai suoi abitanti“. Il “fluire naturale della lobby” conduce al ristorante Bulk, un luogo “informale ideato dallo chef stellato Giancarlo Morelli il cui design rende omaggio al centro culturale milanese che una volta qui aveva sede“.
IL CENTRO SOCIALE BULK, CASA DELLA MILANO BENE E DEI PRECARI
Il centro sociale Bulk di Milano è diventato un ristorante. Con lo stesso nome della struttura precedente. Per richiamarne la storia anche attraverso lo stile informale voluto dallo chef stellato. Un tentativo onorevole, senza dubbio. Ma lontano da cosa è stato per davvero il centro sociale Bulk di Milano. Qui si trovavano insieme i ragazzi della “Milano bene” con i giovani della periferia, gli adolescenti e i trentenni, uomini e donne di cultura con i punkabbestia. Il Bulk fu una delle case dell’ “Euro May Day”, la street parade del precariato globale protagonista di ogni primo maggio alternativo con carri, balli, musiche, birra sotto costo e la denuncia di un futuro fatto di insicurezza, di automazione, di globalizzazione selvaggia e di continua erosione dei diritti. Tutte cose accadute, puntualmente.
CENTRO SOCIALE BULK, LA FINE NEL 2005
Il centro sociale Bulk a Milano è stato anche musica elettronica, teatro, giochi di luce. Una casa per ragazzi di ogni età. Uomini, donne, gente di passaggio e habitué. Lotta politica e voglia di partecipazione, organizzazione e autogestione, energia e controllo. Case occupate e forme di autoreddito, il Metropolix e le operazioni di polizia, Manu Chao che gioca a basket nel cortile. Una fucina, una fabbrica di idee e di spirito. Fino all’addio, deciso nel 2005. La “casa” del Bulk stava cadendo a pezzi. La scelta fu obbligata. Dopo 12 anni il Bulk torna a vivere nell’aspetto di un ristorante stellato che vuole richiamare quella che è stata la storia.
CENTRO SOCIALE BULK, COSA SI DICEVA NEL 2004
E vediamola la storia, ripresa dalle cronache del Corriere della Sera che nel maggio 2004 parlava dell’ex deposito Enel come pericolante e incontrollabile. La società proprietaria dello stabile aveva denunciato l’occupazione abusiva da parte del “deposito Bulk”. A causa del “perdurare di una evidente situazione di antigiuridicità” si chiedeva al Tribunale di Milano il “sequestro preventivo” dell’immobile. L’ipotesi di reato contro sei occupanti era di “invasione di terreni o edifici” e “danneggiamento“. I sei venivano individuati come “stabilmente inseriti nella locale area dell’antagonismo sociale“. La proprietà voleva lo sgombero mentre la Procura si è preoccupata anche dell’incolumità degli occupanti a causa dei lavori straordinari necessari per la manutenzione della struttura.
BULK, DA CENTRO SOCIALE A RISTORANTE
All’interno del centro sociale Bulk di Milano c’erano un teatro, un laboratorio informatico, una sala concerti. I residenti si sono sempre lamentati del rumore ma la Digos aveva stabilito che dall’estate 2002 l’emissione di decibel era sempre sotto controllo. La proprietà voleva cacciare tutti per dare il via al progetto di riqualificazione dell’area, ovvero partire con le costruzioni di edifici. La polizia municipale dal canto suo ha sostenuto che l’impossibilità di accedere all’interno della struttura avrebbe creato una sorta di “stato di extraterritorialità dell’area”.
Questa era Milano. Oggi è cambiata e il Bulk torna a vivere come ristorante stellato.



