Il Milan dopo la pesante sconfitta per 3-0 in casa del Genoa si guarda allo specchio e si chiede se davvero è tanto forte come sperava. La risposta probabilmente è no. Dopo l’euforia per la vittoria sulla Juventus grazie al gol di Locatelli (18 anni) e alla parata di Donnarumma (17 anni) sul tiro da fuori area di Khedira al novantacinquesimo si torna a parlare di realtà, di un Milan impreparato ad affrontare certi livelli e bisognoso di una rosa che sia davvero efficace.
IL MILAN ITALIANO DI ADRIANO GALLIANI: “L’INTUITO. TORNARE GRANDI? SOLO CON LA CANTERA”
E dire che l’Amministratore delegato del Milan Adriano Galliani subito dopo la vittoria rossonera sulla Juventus si è fatto intervistare da Tiki Taka prendendosi i meriti, insieme a Silvio Berlusconi, di questo nuovo Milan “giovane e italiano:
L’idea ci è venuta qualche anno fa quando abbiamo capito che i fatturati dei top club europei erano tali che non si poteva competere con loro se non seguendo questa linea […] Quindi abbiamo intuito che se volevamo tornare grandi l’unico modo per farlo era attraverso la ‘cantera’ e abbiamo iniziato quello che si sta vedendo oggi
Adriano Galliani ricorda che Gianluigi Donnarumma venne fatto esordire in Serie A da Sinisa Mihajlovic. Aggiungiamo noi che il tecnico serbo mal si fidava dei rilanci di piede di Diego Lopez. Per questo il giovane fece il uo debutto in Serie A. Di Manuel Locatelli si è parlato un gran bene fin dalla scorsa stagione ma solo con Montella ha trovato il campo segnando due reti a Sassuolo e Juventus.
MILAN, LA BATOSTA DI GENOVA PER LOCATELLI E DONNARUMMA
E allora? Genoa-Milan ha mostrato le difficoltà di Locatelli e Donnarumma. Il primo ha giocato esattamente come Montolivo. Timido, in perenne attesa, incapace di mettere la gamba, è stato sovrastato sia da Rincon sia da Rigoni. Il secondo ha sulla coscienza il primo gol. Perché Donnarumma è bravo coi piedi ed è ottimo coi tiri da fuori area. Sul primo palo denota però gravi lacune che andrebbero sistemate pena rischi sempre più grandi per la porta del Milan. Gli altri “giovani”? De Sciglio è del 1992, ha 24 anni, ormai è meno ragazzo di quanto sembri. Il resto della rosa invece non risponde a queste caratteristiche.
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GLI AFFARI DEL MILAN ITALIANO: 25,5 MILIONI DI EURO PER LAPADULA, GOMEZ E SOSA
Prendiamo i tre acquisti di questa sessione. Gianluca Lapadula. 10 milioni di euro. Classe 1990, viene da una stagione esaltante al Pescara. Mortificato da uno schema che non prevede numeri 9, vive spesso in panchina. Gustavo Gomez, otto milioni di euro. Classe 1993, difensore centrale. Contro il Napoli non ha fatto vedere nulla. Contro il Genoa è andato anche peggio. Entrato per Paletta espulso, in coppia con Romagnoli ha lasciato praterie a Lazovic, Pavoletti e compagnia. José Ernesto Sosa. 7,5 milioni di euro. Classe 1985, ha giocato da titolare solo contro il Napoli ritagliandosi qualche scampolo in altre tre occasioni. Totale: 25,5 milioni di euro. E questi soldi come s’inseriscono nel contesto di “diventare grandi con la cantera”?
IL MILAN ITALIANO E I FRUTTI DELLA CANTERA CHE FANNO LE FORTUNE DI ATALANTA, ROMA, BOLOGNA
A proposito di cantera, nelle ultime due stagioni il Milan ha salutato i seguenti giocatori, elencati per punti.
- Andrea Petagna
Classe 1995, esordisce a 18 anni con il Milan il 24 agosto 2013 nella sfida persa dai rossoneri per 2-1 in casa dell’Hellas Verona. Il 4 dicembre 2012 debutta in Champions League contro lo Zenit San Pietroburgo. Dopo qualche anno in Serie B la consacrazione con l’Atalanta nel campionato 2015-2016: Tre gol in sei partite. Sarà merito probabilmente di Giampiero Gasperini.
- Stephan El Sharaawy
Qualsiasi cosa sia successa con il Faraone, il Milan è riuscito a bruciare un ragazzo nato nel 1992 che nel 2012/2013 aveva segnato 14 gol in 19 gare oltre ad essere diventato il marcatore più giovane della storia del Milan in Champions League. L’arrivo di Mario Balotelli e lo sconvolgimento tattico richiesto hanno spinto il 92 fuori dal Milan come fosse un pacco postale prima al Monaco e poi alla Roma. Dove segna 10 gol in 25 partite.
- Simone Verdi
Il capolavoro. Classe 1992, cresciuto nelle giovanili del Milan, viene mandato nella stagione 2015/2016 dapprima in prestito all’Eibar, in Spagna. Successivamente nella sessione di gennaio torna in Italia, al Carpi, dove segna tre gol in otto presenze. Tornato a Milanello, viene ceduto al Bologna per 1,5 milioni di euro. E lui cosa fa? Segna 4 gol in 10 partite diventando un elemento chiave del centrocampo di Roberto Donadoni. Scusate se è poco.
ALLORA, QUESTO PROGETTO?
Tre prospetti interessanti, tre giocatori che sarebbero tornati utilissimi nel Milan odierno. Verdi al posto di Poli. El Sharaawy al posto di Luiz Adriano. Petagna al posto di Bacca o di Lapadula. Forse l’Amministratore Delegato del Milan si è dimenticato di loro tre quando ha parlato di Milan italiano e a basso costo. Forse nell’euforia post Juventus ha dimenticato di parlarne così come è stata dimenticata qualsiasi domanda sul tema. Il ruolo del giornalismo è quello di far tornare la memoria. Altrimenti è come un ufficio stampa.



