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Il ministro del lavoro Poletti: “Meglio il calcetto del curriculum”. E ha ragione

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Meglio giocare a calcetto che mandare in giro curriculum“. Le parole del ministro Giuliano Poletti rivolte agli studenti di un istituto tecnico di Bologna hanno creato scalpore e destato scandalo. Eppure non ha detto una falsità. Perché al di là delle posizioni di facciata sono le reti sociali a rivelarsi determinanti, sia nel lavoro sia nella vita. Uno studente, così come un professionista o un semplice lavoratore, ha più possibilità di far sentire la sua voce parlando direttamente con un interlocutore anziché mandare un curriculum.

IL MINISTRO POLETTI: “MEGLIO IL CALCETTO DEL CURRICULUM”

Le parole di Giuliano Poletti sul calcetto e sul CV sono state pronunciate durante un incontro che aveva fra i temi trattati quello relativo all’alternanza scuola-lavoro. Secondo il Ministro la dinamica delle relazioni è importante per il futuro lavorativo: “i rapporti che si instaurano nel percorso di alternanza scuola lavoro fanno crescere il tasso di fiducia e quindi le opportunità lavorative“. Tradotto: quanto prima iniziate a raccogliere contatti, tanto prima raccoglierete i frutti dei rapporti sociali. A quel punto ne guadagnerete, sia nel lavoro sia nella vita.

POLETTI, CALCETTO E CURRICULUM, LA REAZIONE DELLA POLITICA

Inutile dire che le parole sul curriculum e il calcetto di Poletti hanno scatenato i politici italiani. I deputati del Movimento Cinque Stelle della Commissione Lavoro sono stati chiari: “Dal ministro Poletti arriva l’ennesimo intervento a gamba tesa e, è il caso di dirlo, un calcio in faccia ai molti giovani disoccupati. Ormai non ci sono più commenti sulla sua scarsa sensibilità. È da cartellino rosso“. Il parlamentare del Partito Democratico Antonio Misiani ha aggiunto: “Il rapporto di fiducia è sicuramente un tema essenziale, ma ci sembra singolare che un ministro dica che ci siano più opportunità lavorative a giocare a calcetto che a mandare curricula. Certe affermazioni sono quanto meno discutibili. Se il ministro Poletti voleva fare dell’ironia, l’hanno capita veramente in pochi“.

QUANTO TEMPO IMPIEGANO LE AZIENDE PER LEGGERE UN CURRICULUM? SEI SECONDI

Il problema è che Giuliano Poletti ha ragione. Il Ministro commentando la polemica ha ribadito le sue parole raccontando che gli studenti “hanno compreso e condiviso nel loro significato” quanto detto dall’ex Presidente della Lega Coop. I curriculum certo sono determinanti per definire la carriera lavorativa di una persona. A oggi, vista la competitività della nostra società, questo strumento appare depotenziato. Carriere, esperienze, definizioni, qualifiche. Tutto scritto su fogli di carta, fogli simili ad altri fogli che a loro volta sono uguali ad altri fogli. Secondo una ricerca del 2012 i responsabili delle risorse umane in genere impiegano 6 secondi per analizzare un curriculum.

POLETTI HA RAGIONE: MEGLIO IL CALCETTO DEI CURRICULUM A PIOGGIA

I selezionatori nella lettura seguono un percorso visuale preciso. Più il curriculum è ben scritto, maggiori saranno le possibilità di reperire le informazioni utili. Questo dice molto del mondo del lavoro attuale. Il ministro Poletti magari avrà sbagliato la forma ma certo la sostanza è stata individuata con estrema precisione. Una partita a calcetto in genere dura 60 minuti. A questo tempo va aggiunto il ritrovo, il cambio, la doccia, la vestizione, la pizza o la birra post partita. In tale lasso di tempo è facile trovare un legame con una potenziale controparte, le persone si conoscono meglio ed è più semplice instaurare rapporti.

POLETTI, CALCETTO E CURRICULUM: LE IRONIE SOCIAL

Se non è il calcetto allora è il tennis, il golf, il biliardo. Ogni attività che permette di creare reti sociali è ben accetta perché questa, in futuro, può dare soddisfazioni a un aspirante candidato. Giuliano Poletti ha ragione. Poi ci sono quelli che sono bravi a creare legami e quelli che invece sono più refrattari ai rapporti umani. Ma questo è un altro discorso. Spazio ora alle ironie social per le parole del ministro che ritiene che il calcetto sia uno strumento migliore per cercare lavoro rispetto all’invio di un curriculum.

 

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