Un sito di sport, cultura, notizie dalla rete e dal mondo

brexit conseguenze

Brexit, le conseguenze spaventano l’Europa. E se dovesse andare bene?

in Dal mondo Da

La Brexit è realtà. Le conseguenze? Spaventano l’Europa. Theresa May ha consegnato la lettera con cui da inizio all’applicazione del processo di uscita del Regno Unito dall’Unione. Nei prossimi due anni il processo verrà completato con il conseguente addio di Londra all’UE. Non si torna indietro. E chi ha più paura di questo percorso? Bruxelles. Perché se la Brexit dovesse rappresentare un successo allora l’integrità della comunità europea sarebbe messa a serio rischio.

LE CONSEGUENZE DELLA BREXIT? MENO FORTI DI QUANTO SI POTESSE PENSARE

Subito dopo il voto per la Brexit la Sterlina ha perso quasi il 10 per cento del proprio valore rispetto all’Euro. Questo per qualcuno divenne la prova della fine del Regno Unito. Sette mesi dopo la situazione cambiò drasticamente. Il Sole 24 Ore parlò di una crescita della moneta britannica nonostante la “Hard Brexit”. Certo, il confronto parla di una perdita di 15 centesimi a favore del dollaro USA. Nei due mesi successivi la Sterlina ha perso altri tre centesimi sulla moneta statunitense. Una reazione tutto sommato attesa vista la volatilità che assumerà il “pound” una volta che i destini di Londra saranno separati dal resto d’Europa. Il calo è stato evidente, tuttavia non c’è stato il crollo.

BREXIT, LA PRIMA CONSEGUENZA: NO ALLA FUSIONE DELLE BORSE DI LONDRA E FRANCOFORTE

La prova è rappresentata dal listino della borsa di Londra. Nonostante la Brexit non ci sono stati scossoni e anche nel giorno della firma della lettera che dà il via all’articolo 50 il FTSE non si è quasi mosso. Il mondo è già andato avanti nonostante la cronaca giornalistica. Talmente avanti che Londra ha deciso di bloccare la fusione con la borsa di Francoforte. Perché non vuole concedere all’Antitrust dell’Unione Europea la cessione della quota in suo possesso della piattaforma su cui si vendono i titoli di stato italiani. Parliamo di Mts, piattaforma di trading dei principali bond governativi europei e italiani in particolare. Ricordiamo la fusione tra la borsa di Londra e quella di Milano del 2007. A oggi la “City” possiede il 60 per cento della piattaforma Mts.

BREXIT, L’EUROPA LANCIA IL MONITO: “L’USCITA CREA PROBLEMI”. UN’ATTENZIONE MOLTO STRANA

Poi ci sono gli effetti della Brexit. Il think thank CEPS ha realizzato uno studio per conto del Parlamento Europeo in cui ha stabilito che il Regno Unito per l’effetto dell’uscita dall’Unione Europea perderà l’1 per cento annuo del proprio Prodotto Interno Lordo per 10 anni. L’Unione Europea invece perderà nello stesso lasso di tempo lo 0,5 per cento del proprio Pil. Il rischio è che nel caso di hard brexit il Regno Unito possa perdere lo 0,75 per cento del Pil ogni anno per 10 anni. Non sembrano grandi cifre in senso assoluto. Sopratutto appare curioso che sia l’Europa a preoccuparsi dell’uscita del Regno Unito. Il messaggio diretto a chi non sopporta Bruxelles sembra chiaro: “Se uscite fate la loro fine”.

BREXIT, LA SEMPLICE CONSEGUENZA: ACCORDI BILATERALI TRA REGNO UNITO E SINGOLI PAESI

La Brexit invece non avrà conseguenze. Di nessun tipo. Perché? Proviamo a chiederlo alla Germania che nel 2015 è stato il secondo importatore e il primo esportatore di materie prime nel Regno Unito. Anche l’Italia sembra molto interessata a quanto accadrà tra Londra e Bruxelles visto che è il decimo importatore e il settimo esportatore nella bilancia commerciale della Gran Bretagna. In caso di Hard Brexit il commercio tra Paesi verrebbe regolamentato ai sensi delle norme del Wto, world trade organization. Ma cosa succederebbe in caso di accordi commerciali bilaterali? La Brexit avrebbe senso perché londra troverebbe le giuste condizioni con ogni singolo partner commerciale. E l’Europa non potrebbe certo vietare accordi con soggetti terzi.

BREXIT, IL COMMONWEALTH E IL RUOLO DI CANADA, AUSTRALIA, MALTA

L’Unione Europea ha firmato trattati di libero scambio con Canada, Corea del Sud e una serie di Paesi del mondo. Il Regno Unito può contare poi sul Commonwealth, organizzazione i cui membri hanno la possibilità di interagire tra loro su basi di uguaglianza allo scopo di creare una cooperazione economica tra gli Stati membri. Il Regno Unito inoltre non ha il potere di imporre nulla. A oggi sono membri dell’organizzazione tre Paesi governati ufficialmente da Elisabetta II: Canada, Australia, Nuova Zelanda. Due di questi, Canada e Australia, sono nel G20. Non dimentichiamo Malta, membro sia del Commonwealth sia dell’Unione Europea e possibile “testa di ponte” per Londra.

BREXIT, L’UNICA CONSEGUENZA PER L’EUROPA: SE IL PIANO DI LONDRA FUNZIONA ALLORA L’UNIONE MUORE

Quindi? Le conseguenze della Brexit sono sconosciute. Londra ha dalla sua la possibilità di poter contare sulla lingua più parlata al mondo e sulla rete di Paesi più estesa del Pianeta. L’Europa è più vincolata nei suoi accordi commerciali mentre i singoli stati membri hanno la possibilità di siglare accordi vantaggiosi. Ed è questa la paura di Bruxelles. Se Londra riuscisse a ricreare un legame commerciale con il Vecchio Continente al di fuori dell’Unione, la stessa sarebbe fallita al momento della prima firma. Ci sarebbe il “liberi tutti”. Ognuno penserebbe a sé. E crollerebbe l’idea di un’Europa unita. Provate a immaginare alla luce di questo contesto la stizza di Jean Claude Juncker nei confronti di Nigel Farage pochi giorni dopo il Referendum.

Tags:

Maghdi Abo Abia ci riprova su Ultimometro. Si tratta del suo esperimento nato a seguito della conclusione del suo lavoro all'interno di Giornalettismo. Punta alla qualità, non al click. Sogna nel Seo. Un dilettante che si diletta. Per scrivergli: maghdi.aboabia@www.ultimometro.it

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Torna SU