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Soluzioni elementari per il Milan di Giampaolo

La stagione del Milan comincia male e, alla luce del derby perso ieri sera, prosegue ancora peggio. I rossoneri targati Marco Giampaolo perdono malamente il terzo derby consecutivo contro un’Inter che quest’anno è lanciatissima, arrivata alla quarta giornata di campionato a pieno punteggio.

La cosa che più si è notata ieri sera, aldilà della sconfitta e dei due gol subiti, è la totale assenza di gioco negli schemi rossoneri. E i due soli tiri in porta della gara lo dimostrano. Piatek mai realmente pericoloso, Suso incommentabile da trequartista quanto da ala, difesa che ha fatto acqua da tutte le parti. Chiaramente diverse colpe vanno attribuite all’allenatore, che già sotto la Lanterna aveva il vizio di schierare giocatori in ruoli diversi dai loro, ma non tutta la colpa è di Giampaolo. Perchè alla fine, chi va in campo, sono i giocatori non l’allenatore.

Artiglieria pesante dal primo minuto: Milan, basta esperimenti

Il 4-3-3 chiaramente non produce gioco e, a fatica, produce gol. Suso trequartista a falso nueve e Kessiè sulla fascia sinistra al suo posto è stata una scelta spaventosa, oltre che scellerata visti i risultati.

Eppure uno come Giampaolo, che ama appunto gli esperimenti, potrebbe testarlo un modulo con 3 difensori, 4 centrocampisti 1 trequartista e due attaccanti. Una sorta di 3-4-1-2. La difesa a 3 la si compone facilmente, le alternative non mancano. A centrocampo Bennacer e Kessiè in cabina di regia, Suso a destra e Calhanoglu a sinistra. Paquetà titolarissimo dietro a Rafael Leao (buonissimi spunti nel derby) e Ante Rebic. Con Piatek pronto a subentrare.

Soluzioni elementari, ma che evidentemente dalle parti di Casa Milan non vogliono prendere in considerazione.

Combattere il razzismo con i fatti

Ci risiamo. E’ successo di nuovo. Il razzismo negli stadi di calcio ha colpito ancora, questa volta in Inghilterra. La differenza, però, sta nel come lo si combatte. Durante Arsenal-Napoli di Europa League un tifoso dei Gunners ha pubblicato su Snapchat un video dove definisce “Koulibaly uno sporco negro di merda“, scatenando l’ira – oltre che del Napoli – proprio del club londinese che ha fatto sapere di aver avviato un’indagine per scoprire l’identità del tifoso (se così si può chiamare) razzista.

Il caso riportato dal Corriere dello Sport

Per non parlare di Chelsea-Liverpool, dove alcuni tifosi dei Blues hanno cantato cori – con un gioco di parole – contro Mohamed Salah. “Salah is a bomber” che, per chi non conoscesse bene l’inglese, non vuol dire solo quello che si pensa (ovvero che è un bomber, uno che segna) ma anche “Salah è un bombarolo“, che tradotto vuol dire associarlo al terrorismo islamico. Anche in questo caso il Chelsea ha fatto sapere di aver identificato e radiato a vita da Stamford Bridge i tifosi colpevoli di aver lanciato il coro.

Inghilterra e Italia: differenze abissali nella gestione del razzismo

Abbiamo visto come due club inglesi hanno gestito due episodi di razzismo. E non c’è nemmeno bisogno di vedere come lo avrebbe fatto l’Italia, perchè ne abbiamo avuto l’ultima dimostrazione poche settimane fa in Sardegna, con Cagliari-Juventus.


Per poco il colpevole di tutto non diventava l’attaccante della Juventus

La Sardegna Arena fa i classici ululati a Moise Kean, lui segna ed esulta sotto la curva del Cagliari. Per poco il colpevole di tutto non diventava l’attaccante della Juventus (ripeto, solo in Italia succede tutto ciò).

A fine partita si sono aperti dibattiti chilometrici su chi avesse ragione (veramente abbiamo dibattuto su chi avesse ragione tra Kean e i razzisti?) e alla fine l’episodio è stato additato – molto classicamente e molto in stile Italia – come “gesto idiota di alcuni idioti“. Ok, va bene, ma il daspo? Le sanzioni? Si è almeno provato ad identificare questi “alcuni idioti”? Macchè. Ecco le differenze tra un calcio pulito, giusto ed equo (quello inglese) e un calcio marcio, stancante e menefreghista (quello italiano).

L’esterno perfetto per l’Inter

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La prima di “Tuttosport”

Pare che l’Inter sia vicina alla chiusura dell’affare per portare Steven Bergwijn a Milano. L’ala sinistra del PSV, seguita da mezza Europa, dovrebbe andare a sostituire un sempre più incostante Ivan Perisic, ormai sulla soglia dei 30 anni e prossimo alla cessione (l’interesse del Manchester United è sempre vivo).

Bergwijn è seguito da tempo dai nerazzurri, e sarebbe un vero e proprio colpaccio sia su lunga scala (è uno dei più talentuosi nel suo ruolo) che in ambito di prestazioni. Chiedere agli addetti ai lavori del PSV Eindoven, dove quest’anno ha realizzato 12 gol e 12 assist in 28 partite con la casacca biancorossa. Numeri straordinari per un giocatore che gioca sì nella zona offensiva del campo, ma come ala non come attaccante.

L’Inter sta trattando con il club olandese per il suo cartellino, e pare servano circa 30 milioni di euro. Cifra che si finanzierebbe con la cessione di Perisic, e soprattutto non galattica. I nerazzurri stanno tentando di anticipare la folta concorrenza, e chiudere l’affare in anticipo (come avvenne con Lautaro Martinez) equivarrebbe a vincere alla lotteria.

Il post Gattuso ci sarà (e forse non sarà così spiacevole)

In casa Milan si comincia già a pensare al post Gattuso. Nonostante le rassicurazioni e smentite di Ringhio (“Questa è l’ultima volta che parlo del mio futuro: con Leonardo va tutto benissimo“), i rossoneri non escludono un addio dell’ex centrocampista rossonero a inizio estate.

L’articolo odierno de La Gazzetta dello Sport

In questo caso i nomi sondati sono diversi tra cui, sorpresa, quello di Mauricio Pochettino. L’attuale tecnico del Tottenham è un profilo gradito a Ivan Gazidis, che nella sua lunga esperienza all’Arsenal lo ha visto più da vicino come avversario. Chiaramente tra Gattuso e Pochettino c’è una differenza abissale, e non solo in ambito di stipendio: i due propongono un calcio diverso, e lo vedono in maniera diversa. Ringhio è un allenatore in pieno stile Allegri, per capirci: guarda al risultato finale e non al gioco, sa adattarsi alle varie situazioni e sa “convertire” di ruolo i giocatori nel caso ce ne fosse bisogno. Pochettino invece, a mio parere, sarebbe capace di dare un’identità ai rossoneri nonchè un bel gioco. Senza dimenticare i risultati (basti guardare gli ultimi anni in quel di Londra, sulla panchina del Tottenham).

Post Gattuso: chi in alternativa a Pochettino?

Ma Mauricio Pochettino non è, ovviamente, l’unico papabile per la nomina di allenatore del Milan. Partendo dal presupposto che molto dipenderà dalla qualificazione in Champions (soldi per prendere allenatori top e lo stimolo di giocare la coppa dalle grandi orecchie), i rossoneri stanno vagliando diversi profili come detto nelle prime righe di questo articolo.

Gian Piero Gasperini, Inzaghi e De Zerbi i più abbordabili (attenzione: abbordabile non vuol dire “scarso” o “non da Milan“). Conte, Sarri e Garcia i sogni. Soprattutto i primi due, che senza una qualificazione in Champions League difficilmente accetteranno l’incarico. A meno che non vengano pagati profumatamente, ma perchè ciò avvenga si torna al punto precedente: senza UCL non ci sono soldi.