Sette condanne a morte in 11 giorni per evitare che un farmaco, il Midazolam, possa non essere più disponibile. Questa è la scelta dello stato americano dell’Arkansas che ha deciso di “fare in fretta” uccidendo sette persone per non trovarsi impossibilitata a eseguire le condanne perché priva del farmaco. Una decisione unica nel suo genere tanto da far nascere una battaglia legale senza precedenti. Probabilmente diventerà un film. Si spera solo che possa finire bene come tutte le pellicole made in USA.
ARKANSAS: SETTE CONDANNE A MORTE IN 11 GIORNI
Le prime condanne a morte sono previste il 17 aprile. A essere uccisi dovrebbero essere Don Davis e Bruce Ward attraverso un’iniezione letale. Successivamente toccherà a Stacey Johnson e Ledell Lee il 20 aprile. Il 24 aprile sarà il turno di Marcel Williams e Jack Jones. Infine, il 27 aprile, verrà ucciso Kenneth Williams. Tale sequenza è stata giudicata dagli avvocati dei sette come di “esecuzioni sotto forma di catena di montaggio. Il nostro Stato non partecipa a esecuzioni di massa”. Il loro lavoro è quello di convincere la giustizia sia statale sia federale della bontà delle loro argomentazioni contro la volontà del governatore Asa Hutchinson che, invece, vuole farla finita il prima possibile.
MIDAZOLAM, IL FARMACO VIETATO PER LE ESECUZIONI DALLA CASA PRODUTTRICE
Il problema per l’Arkansas è rappresentato dall’impossibilità di poter disporre di nuove partite di Midazolam dopo la scadenza degli ultimi flaconi, scadenza prevista per la fine di aprile. La società produttrice, la Pfizer, ha deciso che tale prodotto, un sonnifero, non potrà più essere venduto per le condanne a morte. Un duro colpo, questo, per la giustizia Usa che nel 2015 aveva stabilito come il Midazolam fosse sicuro nonostante la sua apparente incapacità di addormentare il condannato. Sono numerosi i casi di persone che hanno sofferto dolori lancinanti causati dalle soluzioni iniettate al momento della condanna a causa dell’incapacità da parte del sedativo di fare il suo dovere.
CONDANNA A MORTE E INIEZIONE LETALE: UN CASO DI COSCIENZA
E, infine, c’è un problema umano di coscienza. Secondo gli avvocati dei sette condannati a morte la decisione di ucciderli tutti in pochi giorni ha spinto molti a non essere in grado di decidere autonomamente del proprio destino. La pressione su di loro è tale da impedire un rapporto equilibrato tra legale e condannato. Inoltre costoro hanno avuto meno di 60 giorni a testa per prepararsi all’esecuzione e questo può rappresentare una violazione dei loro diritti.



