Le Olimpiadi sono un evento straordinario, la più importante manifestazione sportiva del mondo, famosa sopratutto per la sua cadenza quadriennale. Le città che ricevono l’incarico prestigioso di organizzare le Olimpiadi devono dare il meglio per garantire strutture moderne e all’altezza sia alle delegazioni sia all’indotto creatosi nelle due settimane che trasformano la suddetta città nella capitale del mondo. Una volta finita l’ubriacatura da evento, partite delegazioni e giornalisti e passato il testimone alla città successiva restano i conti da pagare. E qui cominciano i dolori.
OLIMPIADI RIO 2016, BLOCCATI I CONTI DELLA TV OLIMPICA
Le Olimpiadi di Rio 2016 nonostante i timori della vigilia sono state un successo organizzativo sotto ogni punto di vista. Eppure nelle ultime ore arrivano dal Brasile notizie poco rassicuranti circa la stabilità economica di un progetto il cui budget stimato è di 11,6 miliardi di dollari. Un giudice del lavoro di Rio de Janeiro ha bloccato il conto corrente dell’Olympic Broadcasting Service, la televisione di Olimpiadi e Paralimpiadi, sequestrando 1,37 milioni di euro. Il provvedimento è scattato dopo che è stato accertato il superamento da parte del network delle 10 ore di lavoro massimo per dipendente.
OLIMPIADI 2024, I NO DI AMBURGO, MADRID E BOSTON
Il sequestro di Rio è solo la prima di una serie di notizie che potrebbero arrivare dalle Olimpiadi, notizie che portano le città che ambiscono ad ospitare la manifestazione ad ipotizzare una marcia indietro. Rimanendo alla manifestazione del 2024, oltre a Roma erano candidate città come Boston, Madrid e Amburgo. Il sindaco della città statunitense Martin Walsh ha spiegato il suo rifiuto con parole a dir poco chiare: “Non posso mettere a rischio il futuro della città e i soldi dei contribuenti”. Ana Botella, primo cittadino della capitale spagnola, ha ritirato la candidatura per lo stesso motivo mentre Amburgo ha detto no dopo che un referendum popolare ha stabilito la contrarietà degli abitanti.
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OLIMPIADI, LA CRISI SENZA FINE DI SYDNEY
Gli amministratori temono in caso di fallimento delle Olimpiadi una ricaduta mostruosa sulla città. Un po’ come accaduto a Sydney. Il New York Times ha ricostruito il percorso che ha portato ad una perdita per la città di 1,326 miliardi di dollari australiani. Lo Stato del Nuovo Galles del Sud nel 2002 ha confermato come il costo complessivo delle Olimpiadi Sydney 2000 sia stato di 6,484 miliardi di dollari australiani. Di questi soldi 2,037 miliardi provenivano dalle casse dello Stato che dal canto suo ha stimato un’entrata in imposte indirette pari a 653 milioni. Risultato? Perdita secca di 1.326 miliardi di dollari australiani.
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“SOLDI DESTINATI A ISTRUZIONE E SANITÀ DEVIATI ALLE OLIMPIADI”
Richard Cashman, direttore del centro per gli studi olimpici all’Università del Nuovo Galles del Sud, ha ammesso che per venire incontro ai progetti definiti “stravaganti” dell’organizzazione lo Stato ha dovuto tagliare risorse destinate inizialmente alla salute ed all’educazione. Tutti soldi ben spesi almeno secondo l’opinione pubblica che ha affollato le strade del villaggio Olimpico mostrando sincero entusiasmo almeno fino a quando non è arrivato il momento di saldare la fattura. Fattura rappresentata dal Villaggio Olimpico, realizzato su un’area industriale contaminata usata anche dall’esercito australiano.
IL VILLAGGIO OLIMPICO ABBANDONATO
Homebush Bay, sede del villaggio Olimpico, è un’area di 640 ettari sita a 16 chilometri da Sydney. Incluso in un piano edilizio dal valore di tre miliardi di dollari australiani, negli ultimi 16 anni è stato usato per gare di cricket. La sua salvezza? Aver ospitato partite del Mondiale di Rugby nel 2003. Dopo quell’evento non ci fu praticamente più nulla. Poteva essere riconvertito per i giochi del Commonwealth ma questi finirono a Melbourne, città che ospita l’Australian Open e il Gran Premio di Formula 1. Morale, oggi a Homebush Bay oltre alle persone che abitano le case degli atleti proliferano erba e sterpaglie.
OLIMPIADI NAGANO 1998, BRUCIATI I LIBRI CONTABILI
Il caso di Sydney, per quanto clamoroso, non raggiunge il livello delle Olimpiadi invernali di Nagano nel 1998, diventate famose per il volo di Hermann Maier in occasione della gara di discesa libera. Si, perché i conti della manifestazione non esistono più. Il quotidiano turco Hurriyet ricorda come le attribuzioni delle Olimpiadi invernali a Nagano e Salt Lake City furono viziate da una competizione non molto chiara. Gli americani, usciti sconfitti nell’assegnazione del 2008, accusarono i giapponesi di aver accolto con onori da capi di stato i 62 delegati del Cio per ottenere la manifestazione.
AIUTI, DONAZIONI E REGALI DESTINATI A “OLIARE” IL MECCANISMO
Computer, hotel di lusso, sushi, compagnia di geishe. Questa la “ricetta” confermata dal quotidiano turco che forte dei dati diffusi dal giornale giapponese Manichi ha confermato come per avere le Olimpiadi a Nagano il comitato organizzatore abbia speso 21.905 dollari a ospite, cifra da moltiplicare per 62. In più secondo il quotidiano svizzero Le Matin il museo olimpico di Losanna, costato 70 milioni di dollari, è stato finanziato per un terzo da donatori giapponesi. I dubbi sulla reale spesa da parte di Nagano per ospitare i Giochi Olimpici hanno spinto Sumikazu Yamaguchi, già vice segretario generale del Comitato Olimpico, a ordinare il rogo dei documenti contabili della manifestazione per, parole dell’uomo riprese dal Time, “non creare disagi ai membri del Cio”.
OLIMPIADI 1976, IL GRANDE DEBITO DI MONTREAL
E poi c’è “The Big Owe”, il “Grande Debito”, locuzione usata mestamente dagli abitanti di Montreal per identificare lo stadio Olimpico, casa dei Giochi del 1976. L’impianto, il primo con tetto retrattile della storia, fu completato nel 1987, 11 anni dopo le Olimpiadi. Il progetto prevedeva un costo di 134 milioni di dollari canadesi, valore lievitato a 1,47 miliardi. Per pagare i debiti fu istituita una tassa sulle sigarette che ottenne, come risultato, il passaggio di proprietà dello stadio al Comune di Montreal una volta pagati i debiti.
ABBATTERE LO STADIO OLIMPICO? COSTA TROPPO
Tuttavia oggi lo Stadio Olimpico non è più usato da nessuno. Rimane uno spazio polivalente fiaccato da numerosi problemi di manutenzione. Non lo usa nessuno, occupa spazio e costa troppo mantenerlo. A quel punto è apparsa naturale l’idea di abbatterlo. Ebbene, non si può. Tirare giù la struttura costerebbe altri 500 milioni di dollari canadesi.
OLIMPIADI 2004, L’INIZIO DELLA FINE PER ATENE
Questa è la realtà nascosta di un’Olimpiade. L’eccitazione popolare, come nel caso di Sydney, rischia di lasciare il posto alla delusione, alla crisi, all’idea che si poteva evitare, come nel caso di Atene 2004, manifestazione indicata come la principale causa del default greco. Un progetto di 15 miliardi di euro, fonte Sole 24 Ore, che portò il governo all’epoca in carica a chiedere prestiti su prestiti con risultati ancora oggi visibili sotto gli occhi di tutti. (Photocredit copertina Pixabay)


