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Gratta e Vinci

Gratta e Vinci, la strana storia dei rimborsi decisi dai giudici

in Società Da

Hai perso somme considerevoli al Gratta e Vinci? Arrivano i rimborsi. Stai tranquillo. Quattro giudici italiani hanno deciso per la restituzione delle somme giocate da parte della Sisal a quattro adepti della lotteria istantanea. La motivazione? I tagliandi non riportano scritti i pericoli del gioco. Quindi se compri un discreto numero di Gratta e Vinci ma non ottieni niente puoi sperare nei rimborsi. I Monopoli di Stato non ci stanno ed evocano il rischio truffa perché i biglietti non sono nominativi.

GRATTA E VINCI CON RIMBORSI: I 3000 EURO RESTITUITI A UN 29ENNE DI SALERNO

La vicenda dei rimborsi dei Gratta e Vinci nasce dopo che un giocatore ventinovenne di Salerno ha ottenuto dal giudice di Pace di Vallo della Lucania un rimborso di 3000 euro pari alla cifra spesa per l’acquisto avvenuto in un anno di 255 tagliandi di lotterie per una spesa media di 11,76 euro. Nessuno di questi tagliandi è risultato vincente. Il giovane ha quindi fatto causa ai Monopoli di Stato ottenendo il rimborso immediatamente esecutivo perché

«I biglietti, acquistati presso ricevitorie autorizzate, non recavano l’indicazione della probabilità di vincita e l’avvertenza sul rischio di dipendenza dalla pratica dei giochi con vincite in danaro in violazione della norma contenuta nel decreto Balduzzi»

La vicenda del ventinovenne giocatore salernitano è stata raccontata a Il Giornale dall’avvocato Paolo Siniscalco che dal 2012 si batte per il rispetto della normativa e a difesa degli appassionati di Gratta e Vinci. Nella sua carriera ha già vinto più di 10 cause grazie all’aiuto del legale esperto in contratti di gioco: «I gratta e vinci sono irregolari, non rispettano la legge Balduzzi contro la ludopatia, vanno tolti dalla circolazione. Sono ingannevoli».

GRATTA E VINCI, IL DECRETO BALDUZZI E L’ARTICOLO 7

Per “Decreto Balduzzi” s’intende il Decreto Legge 158/2012 convertito nella Legge 189/2012 recante disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un piu’ alto livello di tutela della salute. Nello specifico, l’attenzione di avvocati e Giudici di Pace si concentra sul testo dell’articolo 7 che recita come le

formule di avvertimento sul rischio di dipendenza dalla pratica di giochi con vincite in denaro, nonche’ le relative probabilità di vincita devono altresì figurare sulle schedine ovvero sui tagliandi di tali giochi. Qualora l’entità dei dati da riportare e’ tale da non potere essere contenuta nelle dimensioni delle schedine ovvero dei tagliandi, questi ultimi devono recare l’indicazione della possibilita’ di consultazione di note informative sulle probabilità di vincita pubblicate sui siti istituzionali dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato e, successivamente alla sua incorporazione, ai sensi della legislazione vigente, dalla Agenzia delle dogane e dei monopoli, nonché dei singoli concessionari e disponibili presso i punti di raccolta dei giochi

In sostanza sono i Monopoli a dover mettere in guardia i giocatori dai rischi compulsivi oltre a comunicare le reali possibilità di vincita.

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GRATTA E VINCI, GLI ALTRI RIMBORSI DECISI IN CAMPANIA

In Campania altri tre giudici hanno dato ragione ad altrettanti giocatori che attraverso i Gratta e Vinci usati hanno ottenuto rimborsi anche ragguardevoli. Un uomo ha perso 60 volte, un altro ha grattato 250 tagliandi senza ottenere neanche un auro mentre il terzo ha investito 650 euro. Tutti e tre hanno avuto ragione. Sempre in base a quanto prevede l’articolo 7 del Decreto Balduzzi. Nessuno ha scritto le probabilità di vincita della scommesa e non ci sono stati avvertimenti connessi alla ludopatia. I casi si rifanno tutti a tagliandi acquistati entro il 2015 anche perché dal 2016 sono stati emessi nuovi biglietti conformi alla normativa vigente.

L’AGIMEG: OCCHIO ALLE TRUFFE. I GRATTA E VINCI NON SONO NOMINALI

Qui però nasce un problema denunciato con forza dall’Agimeg, agenzia del mercato del gioco. I Gratta e Vinci sono dei tagliandi al portatore. Non sono nominali. Basta raccoglierli per strada, nell’immondizia, dagli amici, per promuovere una causa. Non essendo nominali non possono indicare in maniera univoca il giocatore al possesso. Inoltre l’Agimeg sostiene che, in conformità a quanto previsto dal Decreto Balduzzi, «Le probabilità di vincita sono sempre state disponibili nei punti vendita e sul sito dei monopoli di Stato e del Concessionario». Servirebbe quindi indicare dove si sono comprati i Gratta e Vinci per verificare che le corrispondenze ci siano e dimostrare che i tagliandi sono propri.

Dopo le prime sentenze i Monopoli vogliono muoversi. Si annuncia una battaglia senza esclusione di Gratta e Vinci. (Photocredit copertina Youtube)

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