La strage del Bataclan che sconvolse Parigi il 13 novembre 2015 causando la morte di 137 persone, 93 nel teatro e 44 in vari attacchi a ristoranti e dehors della città, cambiò il modo di percepire l’Europa per molti dei suoi residenti. L’attacco, organizzato con uno schema quasi militare messo in opera con armi da assalto e concluso con il suicidio di molti degli attentatori per mezzo di cinture esplosive, fece scalpore e permise all’opinione pubblica continentale di scoprire molte cose, a partire dal sobborgo belga di Molenbeek.
BATACLAN, PARIGI E LA SCOPERTA DI MOLENBEEK
Molenbeek ottenne dignità, se così possiamo dire, poche ore dopo l’attacco di Parigi. Perché? Parte degli attentatori veniva da qui. Si chiamavano Chakib Akrouh, Brahim Abdeslam e Salah Abdeslam. Scoprimmo che il quartiere nato a ovest della capitale belga Bruxelles era diventato nel corso degli anni una fucina per l’islamismo radicale. Dal 2013 in poi venne confermato che 15 persone provenienti dal quartiere si arruolarono in Siria tra le fila dell’Isis. Scoprimmo anche del libro scritto nel 2005 dalla giornalista Hind Fraihi che denunciò i legami tra il quartiere e il terrorismo di matrice islamica sottolineando come la mancanza dello Stato avesse trasformato quelle aree in un focolaio d’intolleranza. L’allora sindaco di Molenbeek, Philippe Moureaux, si definì scettico per quanto denunciato. E che si avverò 11 anni dopo.
BATACLAN, PARIGI, CHARLIE HEBDO E LA FUGA DI HAYAT BOUMEDDIENE
L’attacco del Bataclan a Parigi oltre a far scoprire Molenbeek al mondo mostrò la difficoltà da parte della Francia nel combattere il terrorismo jihadista. L’attacco alla redazione di Charlie Hebdo il 7 gennaio 2015 e l’inseguimento dei due presunti autori dell’attacco, i fratelli Cherif e Said Kouachi, mostrarono come poche persone armate fossero in grado di tenere sotto scacco il Paese. Poche ore dopo l’azione toccò ad Amedy Coulibaly, amico dei due. Il ragazzo prese in ostaggio i clienti di un supermercato kosher prima di essere ucciso dalla polizia il 9 gennaio. Nel frattempo la fidanzata, Hayat Boumeddiene, ricercata e definita come il quarto membro dell’assalto, andò via da Parigi in direzione Turchia. Venne ripresa dalle telecamere di sorveglianza dell’aeroporto di Orly e nessuno la fermò nonostante fu segnalata. La donna poi si diresse in Siria facendo perdere le proprie tracce. L’ultima volta che si fece sentire fu il 28 aprile 2015 quando chiamò la sua famiglia in Francia.
ABDELHAMID ABAAOUD E LA SUA CELLULA TERRORISTICA
La situazione peggiorò notevolmente con gli attacchi al Bataclan e ai ristoranti di Parigi del 13 novembre 2015. Il capo del commando fu Abdelhamid Abaaoud. Amico di Salah Abdeslam, lo conobbe in carcere nel 2010 e condusse l’unico sopravvissuto tra i terroristi nel mondo jihadista militante diventandone un esponente di spicco. Passato dalla Siria nel 2014, fu amico anche di Mehdi Nemmouche, autore dell’attacco al museo ebraico di Bruxelles nel maggio 2014. Sfuggito a un blitz della polizia belga a Verviers il 15 gennaio 2015 e tornato in Siria poco dopo, sarà legato all’attacco terrorista sul Thalys Parigi-Bruxelles sventato da due Marines e all’attentato alla chiesa di Villejuif. Mente degli attentati del 13 novembre, venne ucciso dalla Polizia il 18 novembre 2015 insieme alla cugina Hasna Aitboulahcen, coinvolta anche lei nello jihadismo militante.
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LE FRONTIERE CHIUSE IN FRANCIA E L’ARRIVO IN BELGIO DI SALAH ABDESLAM E MOHAMED ABRINI
Abaaoud in un’intervista rilasciata in Siria dopo essere scampato agli arresti di Verviers si prese gioco della polizia belga. Parole sinistre se considerato che per mesi Salah Abdeslam si rifugiò nel suo quartiere, Molenbeek, protetto da amici e forse da parenti. A volte truccato, a volte nascosto, fu in grado di scappare fino all’arresto avvenuto il 18 marzo 2016 a Molenbeek. Di lui si disse tutto, anche che fu in grado di scappare in Siria. Una circostanza strana ma confermata, potenzialmente, dai fatti. Si perché nell’immediatezza dell’attentato il Presidente François Hollande dispose la chiusura di tutte le frontiere francesi. Eppure Salah Abdeslam dopo aver rinunciato a farsi saltare in aria scappò in Belgio con la Polo usata per gli attentati insieme a Mohamed Abrini, l’ultimo uomo del commando arrestato l’8 aprile 2016 sempre a Bruxelles.
LA STRAGE DI NIZZA NONOSTANTE LO STATO D’EMERGENZA E LE PRESSIONI DELLA POLIZIA
E qui emerge un altro dato sinistro. La Francia non fu in grado di garantire la sicurezza dei propri confini. L’unico autore della strage ancora in vita scappò in Belgio nonostante le frontiere fossero chiuse a bordo di una delle auto usate per l’assalto. Il governo decretò lo Stato d’Emergenza nel tentativo di arginare il terrorismo. Il provvedimento si rivelò totalmente inefficace il 14 luglio 2016 quando Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, uomo indicato come “depravato e debosciato”, si lanciò alla guida di un autocarro contro la folla che stava ammirando i fuochi d’artificio lungo la Promenade des Anglais uccidendo 86 persone. Le indagini stabilirono che l’uomo lasciò l’autocarro parcheggiato lungo la parte di strada chiusa al traffico spiegando di essere intento a distribuire gelati. La sera tornò, prese il mezzo e percorse due chilometri prima di falciare centinaia di persone.
L’INTELLIGENCE EUROPEA? INESISTENTE
Scoprimmo poi che la Polizia locale di Nizza, per bocca del responsabile del centro di supervisione urbana, Sandra Bertin, denunciò pressioni da parte del governo che voleva che venisse indicata la presenza di agenti della Polizia Nazionale sul luogo dell’attentato nonostante i video di sorveglianza non li riprendessero. Bernard Cazeneuve, ministro dell’Interno, rispose con una querela definendo tali accuse “molto gravi”. Ma non è l’unico guaio a livello d’intelligence. La Turchia nelle settimane precedenti alla strage del Bataclan avvertì il Belgio del passaggio nel territorio turco di una cellula terroristica proveniente dalla Siria, quella guidata da Abaaoud. Il Belgio si perse la segnalazione e non la diffuse agli altri Paesi europei, a dimostrazione dell’inesistenza di un’intelligence comune.
Questo imparammo dalla strage del Bataclan di Parigi. Da Molenbeek in poi l’opinione pubblica scoprì un mondo sconosciuto e per certi aspetti spaventoso. Sopratutto perché mostrò l’inadeguatezza delle forze di sicurezza incapaci di proteggere i cittadini da minacce come quella terroristica. Ed è già passato un anno.


