La tragedia della Chapecoense ha portato alla luce una situazione ben lontana dal poter essere definita sicura e accettabile. Con il passare delle ore stanno emergendo strani legami tra la LaMia Airlines, compagnia charter specializzata nel trasporto di calciatori, la Bolivia e la Federazione calcistica sudamericana, Conmebol. A tutto questo va aggiunto il comportamento non ortodosso del comandante del volo 2933, Micky Quiroga, che non ha dichiarato l’emergenza per paura che l’aviazione colombiana potesse indagare sul piano di volo e sulla mancanza di una riserva consona di carburante.
CHAPECOENSE, IL PIANO DI VOLO COINCIDENTE CON L’AUTONOMIA
I fatti. Le autorità della Bolivia hanno decapitato gli organismi di controllo dell’Aviazione Civile nel Paese. I vertici sono stati tutti sospesi. La decisione si è resa necessaria dopo la diffusione del piano di volo dell’Avro RJ 85 decollato da Viru Viru con destinazione finale Medellin. Si è molto parlato dell’intenzione dei piloti di volare fino a Cobija, città boliviana al confine col Brasile, per un rabbocco di carburante prima dell’arrivo in Colombia. Nel piano di volo questo non viene citato. Invece è presente la durata complessiva stimata del viaggio: 4 ore e 22 minuti. A bordo di un volo “regionale”. Non solo. La durata del viaggio è coincidente con l’autonomia massima dell’aereo.
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CHAPECOENSE E I SOPRAVVISSUTI: I DEBITI DELLA LAMIA CON L’ESERCITO BOLIVIANO
Il Co-titolare della LaMia Airlines, Gustavo Vargas, aveva suo figlio impiegato nell’ente dell’aviazione civile boliviana, la Dirección General de Aeronáutica Civil (DGAC). E ancora, la Forza Aerea Boliviana ha denunciato per debiti la compagnia aerea accusandola di non aver pagato l’ispezione di sicurezza a uno dei suoi aerei. Il velivolo in questione era l’Avro schiantatosi a Cerro Gordo con a bordo la squadra della Chapecoense. L’ispezione di sicurezza avvenne nel 2014. Non fu mai pagata. Non solo. Sullo stesso aereo un mese fa è salito per un viaggio istituzionale il Presidente della Bolivia, Evo Morales. Era il 15 novembre. Numerose fotografie certificano quel momento, il più alto forse della LaMia Airlines.
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EVO MORALES A BORDO DELL’AEREO CADUTO
Un altro dubbio che rafforza l’idea di una situazione poco chiara riguarda la presenza all’aeroporto di Cochabamba di altri due Avro Rj 84 con le insegne di LaMia. La compagnia tuttavia sostiene che non ha nulla a che fare coi due mezzi che apparterrebbero a LaMia Aruba, una sussidiaria dell’azienda madre. Allora come hanno fatto ad arrivare in Bolivia? Chi ce li ha portati? Un altro problema è legato alla figura di Celia Castedo, il funzionario dell’aviazione civile boliviana che ha dato il via libera al piano di volo del LaMia 2933 schiantatosi. La donna nel suo rapporto aveva evidenziato cinque anomalie e ha riportato punto per punto le risposte di Micky Quiroga che in pratica le ha detto di non preoccuparsi.
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CHAPECOENSE: CELIA CASTEDO CAPRO ESPIATORIO?
La donna è stata denunciata con l’accusa di aver attentato alla sicurezza dei trasporti ma non si capisce bene quale sia la sua colpa visto che come detto non è nella sua autorità bloccare il volo. Non a caso il sindacato competente si è schierato compatto con la donna definendosi pronto a difenderla in ogni situazione. Celia Castedo peraltro sarebbe pronta a chiedere asilo politico in Brasile in risposta alle minacce di morte ricevute dal giorno dello schianto. La Castedo è un funzionario della AASANA, Administración de Aeropuertos y Servicios Auxiliares a la Navegación Aérea, ente non certificato per autorizzare il decollo o l’atterraggio di un aereo in Bolivia in quanto questa decisione è della DGAC che ha dato il via al decollo.
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IL CAPITALE SOCIALE DELLA LAMIA AIRLINES? 21.551 DOLLARI
Sono emerse informazioni anche sulla sostenibilità finanziaria della LaMia Airlines e la situazione è diventata ancora più oscura. Secondo la stampa boliviana la compagnia proprietaria dell’aereo schiantatosi con a bordo la Chapecoense, ha un patrimonio finanziario di 16.516 dollari mentre il capitale iniziale è di 21.551 dollari. Waldo Lopez, già Presidente del Collegio degli Economisti della Bolivia, ha spiegato che a suo modo di vedere queste cifre sono troppo basse per un’azienda operante in un settore come quello dell’aviazione commerciale. Secondo l’esperto l’aver concesso l’attività commerciale della LaMia è stato un errore in quanto non è dotata del capitale finanziario necessario a coprire incidenti come quello avvenuto in Colombia.
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CHAPECOENSE: IL VOLO PAGATO TRA GLI 85.000 E I 100.000 DOLLARI
La Chapecoense probabilmente ha pagato quanto previsto dal tariffario LaMia per un volo charter, ovvero tra 85.000 e 100.000 dollari. Una cifra molto bassa se considerato quanto richiesto da una compagnia aerea istituzionale che vuole tra i 120.000 e i 180.000 dollari per operare il volo. Ad aggravare la situazione poi è l’assoluta assenza di un’assicurazione che copra gli incidenti della compagnia. Tale informazione non è rilevante ai fini della compilazione dei profili nel registro delle imprese ma deve essere a disposizione del DGAC che altrimenti non potrebbe concedere neanche un decollo. Tuttavia, al momento, non si sa quale sia l’eventuale società assicuratrice della LaMia.
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IL COMANDANTE HA TACIUTO L’EMERGENZA PER PAURA DI UN’INCHIESTA ALL’AEROPORTO DI MEDELLIN
A seguire c’è la questione legata a Micky Quiroga, comandante del volo della Chapecoense schiantatosi al Cerro Gordo. Secondo la testimonianza del comandante del volo Avianca, anche lui in attesa dell’atterraggio, il Comandante dell’Avro Rj-85 negli ultimi minuti della sua vita è apparso sempre più spaventato e impaurito dalla situazione. Nonostante questo non ha mai dichiarato un’emergenza legata al carburante ma si è limitato a chiedere la priorità salvo poi dire al controllore di volo “emergenza col carburante” seguito da “problemi elettrici”. Secondo il Comandante del volo Avianca in questo modo ha evitato che emergesse una volta atterrato il problema dello scarso carburante a bordo con conseguenze pesanti sia per la sua licenza sia per la compagnia che avrebbe rischiato il bando dalla Colombia.
CHAPECOENSE, I MORTI E LA RICHIESTA DI ARRESTO DEL COMANDANTE DA PARTE DELL’ESERCITO BOLIVIANO
Per questo non ha mai dichiarato l’emergenza. Inoltre già in due occasioni aveva compiuto lo stesso volo impiegando quattro ore e 30 minuti. In entrambi i casi però il volo è proceduto senza problemi e sopratutto senza attesa, a differenza del volo finale. L’aeroporto di Cobija la notte è chiuso e quindi non possono essere effettuati rifornimenti. L’aeroporto di riserva, Bogotà, è a 100 chilometri da Medellin. Il pilota avrà valutato che sarebbe stato troppo dispendioso atterrare, fare carburante e ripartire. E essendo lui co-titolare della LaMia Airlines ha fatto una scelta che si è rivelata fatale. E per finire lo stesso pilota viveva al confine tra Brasile e Bolivia anche, probabilmente, per evitare di essere arrestato dall’esercito boliviano che lo ha denunciato per aver abbandonato la ferma obbligatoria dopo aver ricevuto un addestramento di pilotaggio gratuito dal valore di 100.000 dollari.
LAMIA AIRLINES, COMPAGNIA AEREA DELLA OFF SIDE, CONSULENTE DELLE SQUADRE DI CALCIO SUDAMERICANE AFFILIATE ALLA CONMEBOL
E, per finire, c’è nodo Conmebol. La Federazione sudamericana di calcio ha negato ogni legame con LaMia Airlines ma la stampa argentina è di diverso avviso. Peraltro la Nazionale il 10 novembre ha preso l’aereo caduto in Colombia per volare da Buenos Aires a Belo Horizonte, una distanza simile a quella tra Viru Viru e Medellin. Il rischio per Lionel Messi (si, c’era anche lui a bordo) e i suoi compagni è stato molto grande. Per questo la stampa locale si è mossa per capire se ci sono legami tra la compagnia e la Federazione. Si. Ci sono. E sono racchiuse in “Off Side”, una società di consulenza con sede a Rio de Janeiro che gestisce la logistica di 76 squadre sudamericane tutte iscritte alla Conmebol. E attraverso Off Side tutte volavano con LaMia Airlines. Merito del costo a volo, inferiore del 30 per cento rispetto al prezzo di mercato.
CHAPECOENSE: MORTI E SOPRAVVISSUTI A CAUSA DI UN INTRECCIO PERICOLOSO
Lo schianto che ha distrutto la Chapecoense ha rivelato tutto questo. 71 persone sono morte perché, a quanto pare, in un mondo pieno di miliardi, che siano di dollari o di euro, come quello del calcio, esistono realtà che promettono ai club e alle federazioni di risparmiare. A scapito della sicurezza. Riduzione dei costi, utilizzo di aerei economici, Paesi poco attenti all’industria dell’aviazione, possibili appoggi politici. Questi gli ingredienti di un disastro che non ha nulla da insegnare a mondo dell’aviazione ma che rischia di rivoluzionare la logistica del calcio mondiale. Ci voleva un morto. Anzi, 71.

