Real Madrid-Napoli, 16 settembre 1987. Quasi 30 anni fa. Fu la prima partita dei partenopei in Coppa dei Campioni. Al Santiago Bernabeu, contro il Real Madrid eliminato in semifinale dal Psv Eindhoven vincitore di quell’edizione. Era la prima volta per tutti, o quasi. Unico abituato al clima da grande sfida fu Diego Armando Maradona. Che non sopportò la sconfitta per 2-0 arrivata per mano dei gol di Rinus Michel su rigore e dell’autorete di Arturo Di Napoli. Il ritorno, al San Paolo, finì sull’1-1, gol di Francini e pareggio di Butragueno. Questa è la storia di cosa accadde all’andata.
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REAL MADRID-NAPOLI, LA STORIA
Real Madrid-Napoli in quel 16 settembre 1987 cambiò la Coppa dei Campioni. Le due squadre, campioni rispettivamente di Spagna e d’Italia, si affrontarono ai sedicesimi di finale in una formula di andata e ritorno a eliminazione diretta. Una delle due avrebbe dovuto dire addio alla competizione subito, già in autunno. Oggi sarebbe inconcepibile ma allora era la normalità. Di fronte si trovarono il Real Madrid alla sua centesima partita europea al Bernabeu contro un Napoli al debutto assoluto nella competizione. Un altro elemento particolare fu rappresentato dagli spalti vuoti dello stadio di Madrid. Si giocò davanti a 200 persone. Real Madrid-Napoli si disputò a porte chiuse a causa della squalifica del campo da parte dell’Uefa per due giornate. Tutta colpa degli scontri che videro protagonisti gli Ultras Sur delle merengues durante la semifinale di Coppa dei Campioni 1986/1987 contro il Bayern Monaco.
REAL MADRID-NAPOLI, SALVATORE BAGNI “MAFIOSO”
Nonostante uno stadio vuoto la partita fu comunque infuocata. Forse troppo. L’Independent ha raccolto le testimonianze di un’epoca in cui non esistevano né pay-tv né telecamere dedicate. Potevano accadere cose oggi inconcepibili ma che all’epoca erano, quasi, la norma. L’allenatore del Real Madrid Leo Beenhakker fu colpito da una borsa del ghiaccio mentre Salvatore Bagni fu chiamato “mafioso” a più riprese sia dal tecnico sia da alcuni blancos. L’allenatore del Real chiese scusa per le sue parole prima del ritorno al San Paolo ma non fu l’unico evento “curioso” di una partita che fu battezzata così da Diego Maradona:
Non abbiamo visto il vero Napoli, colpa probabilmente della pressione data dal debutto in Coppa
Davanti a uno stadio vuoto.
REAL MADRID-NAPOLI, STORIA DELLA “QUINTA DEL BUITRE”
Maradona fu il “nemico” numero uno di quel Real Madrid-Napoli. Manolo Sanchez, ripreso dal Guardian, aveva paura del pibe de Oro: “Non so se avete presente di chi si sta parlando. Lui è il calciatore per eccellenza“. Sanchez era uno dei cinque esponenti della “Quinta del Buitre”, la versione calcistica della “Movida Madrileña”, un movimento che faceva della gioia e del divertimento la sua ragione di vita nello sport, nella musica, nell’arte e nella vita della capitale spagnola. Oltre a lui gli altri erano Míchel González, Miguel Pardeza, Rafael Martín Vázquez, Emilio Butragueño, Jorge Valdano. Questi giocatori non rappresentavano solo una squadra. Erano la testimonianza di una Spagna che stava crescendo ed era pronta ad entrar nella modernità: “Finché esisterà la Movida ci sarà la Quinta”.
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REAL MADRID-NAPOLI, MARADONA CONTRO TUTTI
I ragazzi che giocarono Real Madrid-Napoli tra le fila dei blancos, la “Quinta del Buitre”, erano l’anima stessa della città. Valdano escluso, erano tutti nati a Madrid ed erano cresciuti nelle giovanili. Per loro il calcio era un modo per ribadire l’appartenenza alla loro città. Rivendicavano la propria storia e sentivano il peso di portare il nome di casa propria in giro per il mondo. All’epoca quella squadra vinse tre campionati spagnoli e due coppe UEFA, il massimo che si vide dalle parti del Real prima dei “Galacticos” e dopo le prime cinque Coppe dei Campioni. Prima di loro l’ultimo titolo europeo era datato 1966. Il Napoli doveva affrontare questa squadra. In uno stadio vuoto. Con la consapevolezza di doversi scontrar con la Storia. Con la “S” maiuscola.
REAL MADRID-NAPOLI, IL DEBUTTO AMARO
Ma anche loro avevano paura. Di Maradona. Per questo lo presero di mira. Sapevano che senza di lui il Napoli sarebbe stato battibile. Fu una questione psicologica, non fisica. Corrado Ferlaino ebbe a dire che il Pibe de Oro quella sera non diede il meglio. Forse fu merito del Real Madrid che si isolò e si concentrò solo sulla partita. In uno stadio vuoto, senza tifosi, contro la squadra guidata dal più forte giocatore al mondo. Fini 2-0 per i blancos. Il ritorno a Napoli si chiuse sull’1-1. Partenopei a casa, Real Madrid eliminato dal Psv alle semifinali. Gli olandesi non avevano un Maradona su cui focalizzarsi.



