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Gli studenti non sanno l’italiano: allora cosa aspettate a bocciarli?

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Gli studenti non sanno l’italiano. Il grido di dolore arriva dai docenti universitari, sconvolti dalla scarsa conoscenza della propria lingua madre da parte dei loro ragazzi. Errori di grammatica gravi, quelli che una volta si definivano da “matita rossa”. Ma perché accade questo? Come si è arrivati ad avere una generazione incapace di esprimersi nella propria lingua? E se gli studenti non sanno l’italiano, come possiamo affidarci a loro per il futuro del nostro Paese? Ma sopratutto, di chi è la colpa? Sarebbe facile dire “della scuola”. Invece è proprio sua, la responsabilità. Sua e del sistema educativo del nostro Paese.

GLI STUDENTI NON SANNO L’ITALIANO: LO DICONO GLI ACCADEMICI

Nei giorni scorsi 600 professori universitari hanno sottoscritto un appello in cui si chiede al Parlamento di studiare un provvedimento di emergenza. Una sorta di task force “anti-ignoranza” con l’obiettivo di rilanciare l’insegnamento dell’italiano alle scuole elementari e alle scuole medie. O meglio. Di ricostruirlo. Bisogna ripartire dal dettato, dal riassunto, dalla comprensione del testo, dalla conoscenza del lessico, dall’analisi grammaticale, dal corsivo a mano. Praticamente, dall’abc. Secondo gli accademici gli studenti italiani non sanno leggere ad alta voce, non sono in grado di esprimersi a parole, scrivono male. Alcuni di loro denunciano lacune che sarebbero considerate gravi in terza elementare, figuriamoci all’Università.

SE NON SAI L’ITALIANO VIENI BOCCIATO? NO

Si tratta di un’esagerazione? No. Basta una mezza giornata in strada per capire l’ignoranza, a livello di italiano, di un’intera generazione. Parliamo di ragazzi incapaci di comprendere un semplice messaggio. Persone che fanno fatica a leggere una frase. Alunni che ignorano il concetto di “lettera intestata”. Ma di chi è la colpa? Cosa ha portato la scuola italiana a dimenticarsi – e dimenticare – la propria lingua? Perché non si boccia? Perché nel testo della “Buona Scuola” si è deciso per la non bocciatura alle elementari? Fortunatamente il ministro Fedeli ha tolto questa voce oscena dalla riforma di legge. Perché, in fondo, la scuola rappresenta un percorso di apprendimento e di crescita che impone il raggiungimento di determinati obiettivi. E se uno studente non è in grado di compiere tale cammino è giusto che debba essere bocciato.

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GLI STUDENTI NON SANNO L’ITALIANO: COLPA DEI “PROF”? SI, MA NON SOLO

Allora perché a scuola non si boccia? Chiedetelo agli insegnanti. Attualmente la scuola prevede che alle elementari si possa bocciare solo dietro un consulto tra insegnanti e genitori, nell’interesse dell’alunno. Ma a cosa porta questa situazione? A nulla. Si limitano le responsabilità, da tutte le parti. Gli studenti vengono protetti, gli insegnanti non sono responsabilizzati. Le lacune, che possono essere riparate con un intervento tempestivo, si sedimentano nella cultura e nella mente degli studenti. Con il passaggio alle scuole medie si sceglie di non “tornare indietro” per ripercorrere da capo l’abc della lingua italiana anche per via degli impegni imposti dai programmi ministeriali. E si arriva al liceo dove ci si aspetta che gli studenti conoscano la propria lingua. Un meccanismo pericoloso che si concretizza con errori gravi di grammatica che appaiono anche nelle tesi di Laurea, ultimo atto accademico della vita di uno studente.

MATURITÀ 2018, MENO PROVE, MENO ITALIANO, MENO SEVERITÀ

Il futuro? Destinato a peggiorare. A partire dal 2018 la maturità è destinata a cambiare. Le prove scritte saranno solo due: il compito d’italiano e la prova di lingua straniera. L’orale “accerterà il conseguimento delle competenze raggiunte, la capacità argomentativa e critica del candidato, l’esposizione delle attività svolte in alternanza”. Spazio quindi al racconto dell’esperienza scuola-lavoro, requisito necessario per accedere all’esame. E come se non bastasse per essere ammessi alla maturità sarà necessaria la media del 6. La media del 6. Non il 6 in tutte le materie, bensì la media complessiva del 6. Dove si vuole andare, di questo passo? La paura è che nessuno, anche a livello ministeriale, sia preoccupato del futuro della lingua italiana e della cultura dei propri studenti.

QUALE FUTURO SE GLI STUDENTI NON SANNO L’ITALIANO?

Alle elementari si boccia solo in casi eccezionali. Alle medie il fatto che alcuni alunni non siano in grado di produrre un testo leggibile nella loro lingua madre viene considerato un peccato tutto sommato veniale. Alle superiori si va avanti con i programmi senza che vi sia un reale accertamento della cultura del candidato. Le lacune non vengono colmate, si guarda avanti e ci si accontenta del sei. Si arriva all’Università e ci si accorge che gli studenti non sanno l’italiano. Non solo: non comprendono un testo scritto. Non sono in grado d’interpretare un messaggio. Hanno gravi lacune lessicali. Ignorano le regole di base della grammatica. Questo è il futuro a cui è condannato il nostro Paese?

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