Non se ne può più di lettere dei genitori ai figli. Davvero. Basta. Da quando essere madri e padri è diventato un atto di coraggio? Chi ha trasformato un passo fondamentale nella crescita di un fanciullo come quello dei compiti estivi o degli impegni in età scolare in una tortura? D’accordo che la vita non è solo quello che c’è scritto sull’abecedario ma santo cielo, un minimo di forma ci vuole.
DALLE LETTERE DEI GENITORI AI FIGLI ALL’ORRENDO “PETALOSO”
L’esplosione del fenomeno social e la necessità da parte dei giornali di acchiappare click facili ha trasformato un fenomeno marginale come quello delle lettere dei genitori ai figli in un qualcosa da combattere. “Mio figlio non ha fatto i compiti perché doveva giocare”. “Ho dato ai miei figli maschi una Barbie perché devono essere liberi di esprimere sé stessi”. Il fenomeno dietro l’orrenda parola “Petaloso”, con Michele Serra che ha rivendicato il suo uso già nel 1991. La domanda è rivolta ai suddetti genitori. State cercando di colmare qualche vuoto educativo da parte della scuola o volete solo vincere la palma di papà o di mamma dell’anno? Perché è importante sapere dove andare.
I COMPITI SERVONO A FAR RISPETTARE GLI IMPEGNI DA ADULTI
Quando nelle lettere dei genitori ai figli, e alla scuola, si rivendica con orgoglio il non aver permesso ai propri figli di fare i compiti significa fare il male del proprio ragazzo. Come mai? Semplice. I compiti non solo servono a rinforzare nei ragazzi le nozioni imparate a scuola, e poi non ci stupiamo se congiuntivi, consecutio temporum, sintassi della frase e altri dettagli svaniscono come lacrime nella pioggia. I compiti sono sopratutto lo strumento che ha la scuola, e quindi la società, per insegnare ai ragazzi che esistono responsabilità e che bisogna portare a termine un compito, un incarico, un qualsiasi cosa, in un tempo stabilito secondo le richieste di maestri e professori.
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E POI CI FU IL COLLOQUIO DI LAVORO COI GENITORI
Cari signori, nelle vostre lettere dei genitori ai figli omettete sistematicamente questo passaggio all’apparenza superficiale. Se non impara a scuola come relazionarsi coi compagni, coi superiori, con l’ordine, come pensate possa farlo da grande? Poi ci meravigliamo quando post adolescenti vanno coi genitori ai colloqui di lavoro. Cosa vi aspettate? Avete preferito farlo giocare con voi allontanando le responsabilità al punto che oggi non è in grado di prendersene nessuna.
L’ATTO DI RIBELLIONE CHE RISCHIA DI CHIUDERSI CON UN RICORSO AL TAR
Il vostro è un atteggiamento rivoluzionario? Allora perché firmate le lettere? Perché vi fate riprendere in video? Le lettere dei genitori ai figli dovrebbero essere un testimone, un simbolo di un passaggio, una presa di posizione. No. Nomi e cognomi. Volti. Occhi dritti nella telecamera. Poi magari fate ricorso al TAR quando il vostro ragazzo, o vostra figlia, vengono bocciati perché non hanno fatto nulla per tutto l’anno oppure erano troppo presi dall’essere sé stessi. Però voi avete fatto l’atto di ribellione. Meno compiti. Che significa meno cultura, meno applicazione, meno capacità di rispettare gli impegni.
MEGLIO METTERLA SUL RIDERE
Volete sembrare un modello genitoriale avanzato e degno di applausi e condivisione ma con le vostre lettere fate solo un danno sia a voi stessi sia ai vostri figli. Almeno non lamentatevi quando compaiono commoventi papiri con cui vi si prende in giro, e neanche troppo lievemente: “Però a quello per fargli fare i compiti ci vuole la mano di Dio e io francamente non ne tenevo in corpo di pigliarlo a schiaffi. A questo punto lo potete pure bocciare che io quello aspetto così lo mando a faticare dai cinesi“. (Photocredit copertina Facebook)


