Il disastro di Linate compie 15 anni. Un compleanno triste per i familiari delle 118 vittime dell’incidente, il più grave mai avvenuto sul suolo italiano. Un MD87 della SAS, Scandinavian Airlines, si scontrò in fase di decollo con un Cessna che invase inavvertitamente la pista. L’aereo, con a bordo 110 persone, scivolò sull’asfalto per poi schiantarsi contro l’area smistamento bagagli. L’impatto e il fiume di fuoco provenienti dalle ali non lasciarono scampo a quattro operai. Quattro come i passeggeri del Cessna, morti sul colpo al momento dello schianto. La causa fu trovata nella nebbia che quel giorno avvolgeva Milano. Ma non fu l’unico motivo di un disastro inspiegabile.
DISASTRO DI LINATE, QUEL GIORNO LA NEBBIA ERA DAVVERO COMPATTA
L’8 ottobre 2001 a Milano c’era una nebbia di quelle da tagliare con il coltello. Non si vedeva a un palmo di naso, così in città così in periferia. Nonostante l’impedimento visivo l’aeroporto di Linate era regolarmente attivo. L’incidente avvenne alle ore 8.10 del mattino. L’MD87 SAS, registrato SE-DMA, si appresta a decollare da Milano con destinazione Copenhagen. La visibilità al suolo era di soli 200 metri e questo aveva portato a un ritardo di 35 minuti in partenza. Una volta avuto il via dalla torre di controllo, l’aereo uscì dal parcheggio e si diresse verso la pista. Allo stesso momento iniziò a muoversi anche un piccolo Cessna Citation con a bordo l’imprenditore Luca Fossati, proprietario dell’industria alimentare Star.
IL DESTINO DEI DUE AEREI INIZIA A ESSERE SCRITTO
Il pilota del volo SK686 ottenne alle 7.54 dalla torre di controllo di Linate il permesso di dirigersi fino al punto d’attesa CAT3 passando per il raccordo R4. Il Cessna invece ebbe il via alle 8.01 dal piazzale ovest e si diresse verso il raccordo R5. A causa dello stato non ottimale delle scritte sull’asfalto e della visibilità molto scarsa il pilota del Cessna imboccò anziché il raccordo R5 il raccordo R6. Dietro di loro un altro aeromobile venne autorizzato allo stesso percorso ma le comunicazioni avvennero in italiano. L’equipaggio del Cessna, registrato D-IEVX, non potè comprendere cosa si dissero la torre di controllo di Linate e l’altro aereo.
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LA DEVIAZIONE DECISIVA
Il pilota del Cessna alle 8.08 comunicò l’arrivo al punto d’attesa S4, codice sconosciuto alla torre di Linate. Il controllore in servizio non conosceva tale punto d’attesa ma allo stesso tempo non diede peso a questa comunicazione pensando che il pilota poteva essersi sbagliato e che si trovava sempre sul raccordo R5. Dopo un momento di stop lo invitò a proseguire il rullaggio con l’aereo che entrò sulla pista attraverso il raccordo R6. Sempre alle 8.08 la torre di Linate diede il permesso di decollo al MD87 della Sas. E si arriva alle 8.10 di quel 8 ottobre 2001.
LO SCHIANTO IN DECOLLO A 270 CHILOMETRI ORARI
L’aereo della Sas stava per decollare quando si scontrò con il Cessna in mezzo alla pista. L’impatto fu terrificante. Lo scontro avvenne a 270 chilometri orari con l’Md87 già pronto col muso in aria. Il Citation si spezzò in tre uccidendo sul colpo gli occupanti mentre l’aereo svedese perse nell’urto il motore e la gamba destra del carrello principale. Il comandante Joakim Gustafsson cercò inutilmente di alzarsi in voto riuscendo al massimo a raggiungere la quota di 12 metri. L’aereo cadde a causa della perdita del motore di destra e al depotenziamento di quello di sinistra a causa dei detriti del Cessna inghiottiti al momento dello scontro.
LINATE, IL SECONDO SCONTRO A TERRA PEGGIORE DELLA STORIA DOPO TENERIFE
A quel punto il pilota portò le manette al minimo e attivò sia i freni sia gli inversori di spinta nel tentativo di governare aerodinamicamente l’aereo. La manovra del Comandante fu considerata così appropriata da essere inserita nei manuali tecnici della compagnia. I danni erano però troppo elevati. L’aereo era ingovernabile a causa del danneggiamento del sistema idraulico. Il mezzo scivolò sull’erba e si schiantò contro il deposito bagagli a una velocità di 257,60 chilometri orari. L’impatto fu fatale a tutti gli occupanti dell’aereo. Il carburante fuoriuscito dall’ala inondò l’area bruciando vivi quattro operatori e ferendone altri quattro.
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IL RISULTATO DELLE INDAGINI
Le indagini videro l’Italia in prima fila coadiuvata da esperti provenienti da Stati Uniti, Germania, Danimarca, Norvegia, Svezia. Il 20 gennaio 2004 venne pubblicato il rapporto finale che confermò, come accade a ogni incidente aereo, che il disastro di Linate fu causato da una serie di conseguenze non determinanti se prese singolarmente. La causa principale venne individuato nell’invasione di pista da parte dei piloti del Cessna i quali però vennero indotti in errore dalle carenze gravi nelle infrastrutture aeroportuali. Un altro elemento da non sottovalutare fu la nebbia presente nell’area che rese impossibile ai piloti del Citation capire che stavano andando contromano. Inoltre la loro area dedicata, quella dell’aviazione generale, risultò essere priva di segnaletica conforme alla normativa ICAO mentre l’aeroporto aveva il sistema radar disattivato perché obsoleto.
I PILOTI DEL CESSNA NON ABILITATI AL VOLO CON SCARSA VISUALE
I piloti del Cessna Citation commisero poi un altro errore, molto grave. Quel giorno atterrarono a Linate intorno alle 6 del mattino ma non era permesso loro perché non erano certificati per operazioni dalla visibilità inferiore a 550 metri. Di conseguenza non sarebbero neanche dovuti decollare. Infine il programma “Indagini ad alta quota” confermò che la torre di controllo di Linate non si accorse dell’incidente se non dopo una chiamata di un altro aereo che segnalava fiamme. L’MD87 venne raggiunto 8 minuti dopo l’incidente, il Cessna ben 26 minuti dopo lo schianto.
LINATE, IL RICORDO E IL LAVORO DEL COMITATO 8 OTTOBRE
Da quel giorno molto è cambiato. Milano Linate è oggi uno scalo moderno e adeguato. I McDonnel Douglas stanno lentamente uscendo dal servizio, la Sas esiste ancora così come il ricordo delle 118 vittime. I familiari hanno costituito il Comitato 8 ottobre. Il 24 marzo 2002 venne inaugurato il bosco dei faggi con 118 piante a ricordare le vittime del disastro di Linate. Il giorno del primo anniversario venne posta al centro del bosco l’opera “Dolore Infinito” dell’artista svedese Christer Bording. Alta 2,3 metri, è composta da tre blocchi di granito di diverso colore poggiati su un basamento di pietra chiara e uniti al vertice superiore. Il lato interno è lucido, l’esterno è grezzo. La scultura richiama la tradizione scandinava dei Bautastenar, le pietre di Bauta, eretti per ricordare luoghi di grande significato per tramandarne la storia alle generazioni più giovani.
