Nuove polemiche per Le Iene e per il giornalista Luigi Pelazza. Il giornalista è stato accusato dalla procura di Sarajevo di aver confezionato un falso servizio sull’attività nel Paese di trafficanti di armi destinate ai combattenti dell’Isis in Europa. La bugia sarebbe stata svelata dai due uomini intervistati da Pelazza e arrestati dalla Polizia nell’ambito di un’operazione sviluppatasi una volta trasmesso il servizio in Italia.
DALLA BOSNIA: IL SERVIZIO DI LUIGI PELAZZA? UN FALSO
Secondo il sito bosniaco Klix nelle ore immediatamente successive alla messa in onda del servizio firmato da Luigi Pelazza le autorità si sono mosse per scoprire il traffico di armi illegali destinati all’Isis. Gli agenti non hanno perso tempo e hanno identificato i due soggetti intervistati, Davor Jarčević e Nermin Sejdić. I due durante l’interrogatorio hanno spiegato di essere stati pagati dal giornalista. Gli agenti a seguito di indagini hanno appurato che i due sono tossicodipendenti comuni e non hanno alcun legame con il mondo del traffico di armi.
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“I DUE TESTIMONI? TOSSICODIPENDENTI PAGATI DAL GIORNALISTA”
Le armi mostrate nel servizio non sono vendute ai militanti dell’Isis in Europa ma sono solo pezzi di vecchi fucili usati durante la guerra negli anni ’90. Nel servizio andato in onda lo scorso 2 ottobre dalla durata di 19 minuti, continua Avaz, uno dei due ha parlato di come sia riuscito a inviare nei Paesi Bassi 500 AK47. La Procura ha attaccato l’operato dell’emittente italiana spiegando come questo tipo di azioni non facciano altro che danneggiare la Bosnia-Erzegovina, nella lotta al terrorismo.
NECESSARIA UNA REPLICA DA PARTE DI LUIGI PELAZZA
L’azione di polizia condotta dalle autorità bosniache è avvenuta tre giorni dopo la messa in onda del servizio su Italia 1 ed è stato possibile individuare i due soggetti dopo un’attenta indagine condotta nei sobborghi di Sarajevo. Ora tocca a Le Iene e al giornalista Luigi Pelazza spiegare cosa sia accaduto in risposta alle accuse provenienti dai balcani, accuse pesanti seppur circostanziate. Intanto i due interrogati, Davor Jarčević e Nermin Sejdić, sono stati rilasciati a riprova del fatto che non costituissero un pericolo per il Paese.
INTANTO ARRIVA LA RISPOSTA DE LE IENE: “ACCUSE GRAVISSIME”
Davide Parenti, autore de Le Iene, ha risposto per le rime a quelle che ritiene accuse gravi da part della procura di Sarajevo dichiarandosi pronto ad affrontare le accuse:
«Non vediamo l’ora che vengano qui a dirci che cosa abbiamo inventato o che le autorità italiane ci chiedano conto delle accuse che ci vengono mosse. Quello che so con certezza è che abbiamo realizzato un’inchiesta straordinaria, che documenta come le armi rimaste in Bosnia dagli anni ‘90 siano quelle che hanno sparato a Charlie Hebdo, al Bataclan e in altri luoghi delle stragi collegate all’Isis in Europa. Pelazza è andato lì per cercare di capire chi vende queste armi, come si comprano e ha scoperto che è facile farlo. Dire dunque che abbiamo realizzato un falso è una balla cosmica. Se il servizio andato in onda è di venti minuti abbiamo però ore e ore di girato e faremo in modo di renderlo pubblico, mettendolo sul nostro sito entro domattina. Non abbiamo nulla da nascondere, anzi siamo convinti di avere tante informazioni interessanti. Abbiamo trovato diverse persone che vendono armi in Bosnia, a diversi livelli, dal fucile da cecchino alla bomba a mano, ai kalashnikov e ai mitra con i silenziatori. Un testimone ci ha raccontato come fanno a portare i kalashnikov in Belgio e come tornano indietro con la cocaina, permutando il compenso in droga che riportano indietro imbottendo auto che vengono caricate su carri attrezzi. Abbiamo dato cento euro a questi manigoldi per essere credibili sulla nostra intenzione di provare il loro kalashnikov e di acquistarlo e ci siamo impegnati a saldare l’arma al momento della consegna».

