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Donald Trump contro il Messico: “Dazi alle merci se non pagate il muro”

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Donald Trump non teme né il Messico né la diplomazia. Il Presidente degli Stati Uniti ha liquidato con un tweet il suo omologo messicano Enrique Pena Nieto. Il messaggio? Semplice. O il Messico paga 14 miliardi di dollari per finanziare il muro che lo dividerà dagli Stati Uniti o è meglio cancellare l’incontro previsto a Washington ai primi di febbraio. E Pena Nieto fa sapere che non si presenterà negli USA.

La situazione appare alquanto grave. Donald Trump con il Messico non va certamente leggero. The Donald ha ipotizzato dazi del 20 per cento sulle merci messicane importate negli USA, merci il cui valore stimato è di 316 miliardi di dollari, così da reperire 10 miliardi. Paul Ryan, speaker della Casa Bianca, ha annunciato che si aspetta che il Congresso approvi lo stanziamento dei fondi entro fine settembre. Donald Trump non è preoccupato solo dal muro con il Messico ma anche dagli 60 miliardi di dollari di surplus a favore del Messico, surplus maturato grazie alle esportazioni.

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Donald Trump oltre al Messico ha preso di mira le cosiddette “città santuario” americane, ovvero quelle che proteggono i lavoratori illegali e senza documenti. Il Presidente ha deciso di tagliare loro i finanziamenti federali. Parliamo di 300 città che non avranno più soldi, o comunque ne avranno meno. Tra loro Chicago, San Francisco, New York e Newark. Parliamo di 7 miliardi di dollari, soldi che fanno gola a tutti e che hanno portato Bill de Blasio, sindaco della Grande Mela, ad alzare le barricate a difesa dei 500.000 stranieri senza documenti che lavorano tutti i giorni in città. Dal gruppo si è tolta Miami che ha deciso di abbandonare il suo status di “città santuario” per non perdere i finanziamenti e per mettere una stretta all’immigrazione clandestina.

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Donald Trump ha inoltre aperto alla tortura. In un’intervista alla ABC “The Donald” ha spiegato che a suo dire non è così sbagliato usare questo sistema in fase di interrogatorio dei terroristi. Tortura e Waterboarding, queste le ricette del Presidente: “Assolutamente, penso che funzioni. Saranno i miei collaboratori alla Difesa ad avere l’ultima parola“. I provvedimenti di Donald Trump nella sua prima settimana di Presidenza sono molteplici e sicuramente controversi. Chi si aspettava una transizione tranquilla ha sbagliato di grosso: Taglio ai finanziamenti sull’aborto, si alla tortura, guerra commerciale con il Messico. Apertura con il Regno Unito alle prese con la Brexit, una posizione che certo non piacerà a Bruxelles.

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Il Regno Unito nel quarto trimestre del 2016 ha visto una crescita del Pil dello 0,6 per cento su spinta della Brexit. Un risultato che sicuramente convincerà il primo Ministro Theresa May a continuare lungo la strada dell’uscita dall’Unione Europea. Obiettivo? USA. Il leader inglese sarà il primo ricevuto in via ufficiale da Trump e la stessa May ha dichiarato di essere pronta a vedere Londra e Washington alla guida del mondo. Con buona pace di Bruxelles, Città del Messico e di tutti coloro che speravano in un mondo diverso fino al 9 novembre 2016.

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