Federico Pizzarotti è uscito dal gruppo. Il sindaco di Parma ha comunicato di aver lasciato il Movimento 5 Stelle ricevendo in cambio un “Ciao Pizza, goditi i tuoi 15 minuti di celebrità” firmato Beppe Grillo. Cala così il sipario sull’elezione del primo sindaco pentastellato di un Comune capoluogo di Provincia. Una cosa è certa. Non è stata vera gloria.
FEDERICO PIZZAROTTI E L’ADDIO AL MOVIMENTO 5 STELLE
«Buongiorno…e casomai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!». Truman Burbank salutò il suo mondo televisivo con queste parole. In un certo senso Federico Pizzarotti ha usato lo stesso linguaggio, seppur più crudo, per congedarsi da Beppe Grillo e dal Direttorio, il gruppo dei “Fantastici 5” da lui accusato di essersi schierato dietro il garante, sempre Grillo, per non avere responsabilità. E per quanto riguarda il neo-vecchio capo del Movimento 5 Stelle? Federico Pizzarotti è netto: «per loro il punto è solo la visibilità, a loro interessa più la visibilità che le esperienze di governo. La sua risposta sui 15 minuti di celebrità? Inumana».
FEDERICO PIZZAROTTI E L’ELEZIONE NEL 2012
Beppe Grillo arrivò a Parma il 18 maggio 2012, il venerdì antecedente le elezioni vinte da Federico Pizzarotti. Davanti a 10.000 persone esclamò: «Voi avete fatto scuola, quest’estate avete avuto un coraggio incredibile, avete protestato sotto il Comune con le pentole. Con un sindaco a 5 Stelle Parma sarà la nostra presa della Bastiglia, da qui potrebbe cominciare la Terza Repubblica». Il riferimento, evidente, era la protesta da parte della cittadinanza nei confronti dell’ex sindaco Pietro Vignali e della sua Giunta, 12 indagati su 13 assessori.
IL DEBITO DI PARMA? OLTRE UN MILIARDO DI EURO
Dopo la vittoria alle urne Grillo disse che non sarebbe andato a festeggiare perché «la vittoria è tutta di Federico». Questo accadde quattro anni e quattro mesi fa. Pizzarotti in questo lasso di tempo si è trovato a fare qualcosa della sua elezione. Ovvero? Lavorare. Lavorare per sé stesso e per la città. Perché è stato eletto per un motivo: far cambiare marcia a Parma, città gravata al momento dell’elezione del sindaco pentastellato, di un debito certificato di 846 milioni di euro. Parola del commissario prefettizio Mario Ciclosi. A questi soldi avrebbero dovuto aggiungersi altri 353.599.792 euro a carico di altri soci per un debito complessivo di un miliardo 199.992 euro. Scriviamolo in numeri perché si capisce meglio: 1.999.992.000 euro.
FEDERICO PIZZAROTTI COSA HA FATTO
Dopo le bottiglie di spumante Federico Pizzarotti si è trovato a gestire questa situazione, ovviamente dietro l’obbligo di non sforare il patto di stabilità. Il primo nodo è quello dell’inceneritore di Uguzzolo. “Non si farà”, tuonava Grillo in conferenza stampa. Invece è lì, acceso. Del resto Iren, spiega Tempi riprendendo Lorenzo Lavagetto, segretario cittadino del Pd, paga donazioni al Comune. Da questo momento la giunta di Federico Pizzarotti ha lavorato per ridurre le spese e abbattere il debito. Del resto cosa poteva fare visto che l’alternativa era il dissesto finanziario? Via alcune società del Comune, altre ne sono state vendute, gli stipendi sono stati tagliati, i benefit eliminati, si è insistito sulla raccolta differenziata, si sono alzate le tasse sulla scuola, sono fioccate le multe stradali.
GLI ATTRITI CON IL MOVIMENTO
Tale attività e tale durezza hanno creato attriti tra Federico Pizzarotti e Movimento 5 Stelle, attriti acuiti dalle critiche di “Capitan Pizza” ai metodi di selezione del Movimento 5 Stelle alle elezioni europee. Poi ci sono stati gli attacchi diretti tramite blog riguardo all’inceneritore con la risposta: “è tutto scritto da ben noti cortigiani”. C’è stato l’incontro coi dissidenti sempre a Parma, ci sono state alcune partecipazioni alle feste del Pd nel 2015, ci sono state le accuse di mancanza di democrazia interna, ci sono state critiche sul modus operandi del direttorio. Si arriva quindi alla sospensione dal Movimento 5 Stelle, decisa il 13 maggio 2016, perché Federico Pizzarotti non avrebbe comunicato in tempo il suo status di indagato per abuso di ufficio a seguito di un’inchiesta sulle nomine al Teatro Regio.
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LO SCONTRO TRA LE PARTI
Il 16 settembre 2016 la posizione del sindaco di Parma viene archiviata. A questo punto viene chiesto il reintegro nel Movimento. Da Sant’Ilario nessuna battuta. La decisione dello strappo si è resa quindi, per Federico Pizzarotti, inevitabile. Ovviamente non è questo il posto per parlare di scelte politiche ma il sospetto è che il primo cittadino di Parma, chiamato dai cittadini a un controllo trasparente oltre ogni dire allo scopo di abbattere il debito della città si sia dovuto scontrare prima di tutto con il suo Movimento, mai sia chiamarlo Partito, che sostanzialmente lo ha accusato di lavorare andando però controcorrente rispetto alla volontà pentastellata.
ADDIO AL “TRUMAN SHOW”
A Parma è cresciuta la raccolta differenziata. Si ma c’è un inceneritore. I servizi sono garantiti. Ma sono aumentate le tasse. Il debito è sceso. Ma sono state cedute delle società. Gli stipendi sono stati ridotti. Ma si è rovinato il rapporto coi sindacati. Federico Pizzarotti ha abbandonato il Truman Show pentastellato nel momento giusto. Nel 2017 si torna alle urne e sembra forte il sospetto di una sospensione prolungata con espulsione sancita e certificata a ridosso della campagna elettorale, una sorta di “punizione” per non avere mai seguito la linea del capo. No. Il sindaco se n’è andato prima. Lavorerà quasi sicuramente a una sua lista civica per ottenere il secondo mandato e ne approfitterà per rivendicare quelli che sono stati i suoi indubbi successi.
Poi ovviamente toccherà ai cittadini di Parma scegliere ma così facendo Pizzarotti ha intrapreso la strada per il suo futuro. Il Movimento 5 Stelle si trova con un set vetusto e privo del suo protagonista, mai del tutto appoggiato. Purtroppo per i pentastellati, di Truman Burbank ce n’è solo uno.



