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Hotel Rigopiano, è di 29 morti il bilancio finale del disastro

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Hotel Rigopiano. I morti sono 29. I soccorritori hanno recuperato in mattinata gli ultimi due corpi dei dispersi. La valanga, i soccorsi, il recupero, i sopravvissuti. Fanno ormai tutti parte del passato. Di un passato che non verrà dimenticato facilmente dai protagonisti di questa vicenda. Famiglie cancellate, distrutte, separate per sempre. Fidanzati che hanno visto svanire in pochi attimi il loro sogno d’amore. Tutto è racchiuso nella tomba di ghiaccio dell’Hotel Rigopiano. Le immagini del disastro non possono bastare nel raccontare ciò che è accaduto. E non bastano i ringraziamenti per le squadre di soccorso che per giorni hanno lavorato nella speranza di trovare qualcuno in vita.

HOTEL RIGOPIANO: 29 MORTI

I feriti dell’hotel Rigopiano sono stati tutti dimessi dagli ospedali di Pescara e l’Aquila. Gli 11 sopravvissuti potranno raccontare a tutti della loro esperienza. Dell’attesa, della paura, della valanga, dello spostamento d’aria. Dell’attesa al buio, del ghiaccio come nutrimento, delle voci sempre più flebili. Tra i corpi recuperati anche quello di Roberto Del Rosso, amministratore dell’hotel Rigopiano – Gran Sasso Resort. Tra loro anche Stefano Feniello, il ragazzo originario di Siracusa dato erroneamente per vivo dai soccorsi e la cui fidanzata, Francesca Bronzi, sopravvissuta alla tragedia, è stata intervistata da Bruno Vespa con evidenti i traumi psicologici di quanto accaduto.

HOTEL RIGOPIANO, LE IMMAGINI DEL DISASTRO

 

 

HOTEL RIGOPIANO, I RISULTATI DELLE AUTOPSIE

La palla ora passa alla Procura di Pescara chiamata a indagare con l’accusa di omicidio colposo e disastro colposo. Agli atti verranno allegati i risultati delle autopsie sui corpi delle vittime. Le prime sei persone, secondo i dati medici, non sarebbero morte per sola ipotermia. Determinanti altre concause che hanno portato a schiacciamento e asfissia. Nessuno è quindi morto di freddo. Lo ha detto Cristina Tedeschini, Procuratore aggiunto di Pescara. Ciò significa che gli eventuali ritardi nei soccorsi non sarebbero causa diretta della morte di queste persone. Tuttavia solo le autopsie condotte sui corpi di ogni vittima potranno determinare con chiarezza cosa è accaduto. Da lì si indagherà per scoprire eventuali cause. Determinanti anche le posizioni dei legali delle vittime. Gli avvocati di Gabriele D’Angelo e Domenico Angelucci spiegano che sui loro assistiti mancano segni di traumi. Più diretto l’avvocato di Angelucci: “secondo noi è morto per assideramento e se fosse stato soccorso entro due ore probabilmente poteva essere salvato”.

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