Schiaparelli è caduto su Marte a causa di un problema all’altimetro. Questo ha causato una serie di inconvenienti tecnici che hanno portato allo schianto della sonda. Questa è la versione riferita da Rolf Densing, direttore dell’European Space Operations Centre di Darmstad, centro di controllo della missione Exomars. Non si è trattato quindi di un problema tecnico ma di un guaio al software, almeno secondo quanto riferito da Densing in un’intervista rilasciata alla radio di stato tedesca, Deutschland Rundfunk.
SCHIAPARELLI CADUTO A CAUSA DI UN BLOCCO NEL SOFTWARE CHE GOVERNAVA L’AMMARTAGGIO
Schiaparelli si è quindi schiantata sul suolo di Marte a causa di una serie di problemi scatenati da un piccolo errore. Come accade in un disastro aereo. Secondo Rolf Densing tutto è nato da un guaio alle quattro antenne piatte poste al di sotto della sonda. Queste avrebbero dovuto comunicare al computer di bordo la distanza tra la sonda e il suolo marziano così da coordinare il dispositivo per la discesa. Al momento si sa solo che per colpa di un qualcosa di ancora non ben definito il software è andato in blocco. Il paracadute si è staccato troppo presto e ha dato a Schiaparelli il messaggio di aver compiuto l’ammartaggio. Errore.
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GLI SCIENZIATI HANNO CAPITO. RIUSCIRANNO A RIPARARE L’ERRORE DEL SOFTWARE?
Schiaparelli era quindi convinto di essere arrivato su Marte. Per questo ha spento i retrorazzi dopo soli tre secondi dall’accensione. Da lì è partita una caduta libera compresa tra due e quattro chilometri conclusa con un’esplosione al contatto con il suolo di Marte. “I retrorazzi -ha proseguito Rolf Densing- avrebbero dovuto funzionare per 60 secondi. Non l’hanno fatto. Ora abbiamo due settimane per capire nel dettaglio perché il software che gestiva l’atterraggio è andato in blocco anche in previsione del prossimo atterraggio del lander previsto per il 2020”. La missione di Schiaparelli è fallita anche se gli scienziati sono riusciti a capire cosa sia accaduto. Ora sarà importante non ripetere gli errori in previsione 2020 anche perché un secondo fallimento comprometterebbe la corsa europea alla conquista dello spazio.



