Schiaparelli si è schiantato sul suolo marziano. L’incidente allontana l’arrivo dell’uomo su Marte. Perché? Secondo le prime informazioni da parte dell’Esa i retrorazzi del lander si sono spenti dopo tre secondi dall’attivazione. La sonda ha proseguito la caduta libera per cinque chilometri prima di schiantarsi sul suolo marziano, presumibilmente distruggendosi. La colpa? Forse del computer di bordo che ha ritenuto come Schiaparelli fosse atterrata. E se fosse accaduto a un equipaggio umano?
SCHIAPARELLI E LO SCHIANTO SU MARTE: “CADUTA LIBERA PER 5 CHILOMETRI”
La domanda è pertinente e preoccupante allo stesso tempo. Le facce all’Esa sono molto tese, come conferma il Sole 24 ore. La sonda Tgo è correttamente posizionata nell’orbita marziana e questo rappresenta un indubbio successo. Tuttavia il fulcro della missione era rappresentato da Schiaparelli. La sonda avrebbe dovuto dimostrare la bontà del sistema di ammartaggio studiato dall’Esa e fatto di paracadute, retrorazzi e “airbag” studiato per essere efficace anche in una situazione a scarsa gravità come quella marziana. Lo schianto ha rovinato tutto ed ha precluso la missione: studiare l’atmosfera di Marte.
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SCHIAPARELLI E EXOMARS SONO COSTATI ALL’ITALIA 370 MILIONI DI EURO
I problemi che si aprono adesso per la missione Exomars non sono di poco conto. Il progetto, diviso su due parti, ha un costo complessivo di 1,2 miliardi di euro. Di questi soldi, 370 sono stati stanziati dall’Italia in quanto responsabile del progetto Schiaparelli. La sonda era equipaggiata con la strumentazione “Dreams” realizzata dall’Inaf di Napoli, il cui compito era quello di misurare la pressione, la temperatura, l’umidità e i campi elettrici generati dai vortici di sabbia marziana. Niente di tutto questo è avvenuto. Ora toccherà agli scienziati spiegare come sarà possibile ovviare al problema nell’ottica dell’atterraggio del rover previsto per il 2018.
SU 37 MISSIONI MARZIANE SOLO 18 HANNO AVUTO ESITO POSITIVO
Non solo. Come riferisce Galileo, ora si apre anche una questione legata all’effettiva possibilità che l’uomo possa arrivare su Marte. Finora dalla Terra sono partite 37 missioni dirette verso il Pianeta Rosso. Di queste solo 18 hanno avuto successo e sono ancora meno quelle che si sono concluse con l’arrivo sul suolo marziano. Al momento per l’uomo immaginare l’atterraggio è molto complicato. Il ritorno sembra impossibile con la scienza attuale e ci sono ancora numerosi problemi legati alla resistenza degli astronauti alle radiazioni cosmiche. Il viaggio dalla Terra a Marte durerebbe circa 7 mesi e bisognerebbe contare anche il rischio di scontrarsi con meteoriti o detriti spaziali.
SCHIAPARELLI E I PROBLEMI DI UN ATTERRAGGIO UMANO SU MARTE
Come se non bastasse il tempo di trasmissione di dati dalla Terra a Marte è di 10 minuti. Se dovesse succedere qualcosa gli astronauti sarebbero in balìa di loro stessi. E se poi dovessero arrivare nell’orbita marziana allora inizierebbero i veri problemi. Le missioni del passato e la stessa Exomars con Schiaparelli hanno dimostrato come sia difficile posarsi sulla superficie rossastra di Marte. Il compito della sonda caduta era quella di analizzare l’atmosfera del Pianeta al fine di produrne un modello accurato, cosa che l’uomo ancora non ha. Al momento non si sa neanche come gestire gli spostamenti delle masse in caso di atterraggio di una navicella con gli “airbag”. Mancano nozioni base sulla superficie del Pianeta, sulla densità dell’atmosfera, sulla composizione delle rocce, sulla gravità.
MARTE ATMOSFERA E PROBLEMI
La gravità su Marte è circa un terzo di quella terrestre. L’atmosfera, dalla densità conosciuta pari a circa un centesimo di quella terrestre, è composta da anidride carbonica al 95 per cento. L’assenza di ozono permette alle radiazioni ultraviolette di arrivare comodamente sulla superficie marziana, il campo magnetico è assente, sono molto frequenti le tempeste di sabbia. Questa è la situazione che troverebbero gli astronauti. Ovviamente senza considerare il fatto che ancora oggi le sonde atterrano con molta fatica quando non si schiantano. Perché le missioni sul pianeta Rosso hanno dimostrato come la discesa nell’atmosfera marziana, come detto molto più rarefatta di quella terrestre, è più difficile rispetto ai sette mesi di volo interplanetario necessari per arrivare dalla Terra. Un volo che, come già preannunciato, non rappresenta certo una passeggiata.
Con il suo schianto Schiaparelli ha aperto nuovamente questi interrogativi, tutti racchiusi in una domanda: “Vale ancora la pena immaginare di andare su Marte?” (Di “Roel van der Hoorn (Van der Hoorn)” – Own work based on images in the NASA Viking image archive, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2370368)



