Philip Roth e il Nobel, una maledizione degna di Leonardo di Caprio con l’Oscar. Solo che Leo la statuetta l’ha vinta. Mentre anche quest’anno Philip Roth vince il Nobel l’anno prossimo. Chissà, forse aveva ragione l’ex segretario Permanente dell’Accademia svedese Horace Engdahl che nel 2008 dichiarò in un’intervista come gli autori americani fossero troppo “parrocchiali” rispetto agli europei.
PHILIP ROTH E LA POLEMICA SUGLI SCRITTORI AMERICANI TROPPO “PROVINCIALI”
Secondo Horace Engdhal gli scrittori in corsa per il Nobel di quell’anno, tra cui Philip Roth, erano da considerarsi superficiali e meno profondi dei loro omologhi europei: “Gli Stati Uniti sono troppo isolati, troppo insulari. Non traducono abbastanza e non sono coinvolti nel dialogo letterario”. Inutile dire che negli Usa queste parole sono suonate come un affronto visto e considerato che in quell’anno il mercato editoriale sfornò qualcosa come 50.000 titoli.
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L’INTELLIGHENZIA STATUNITENSE CONTRO L’ACCADEMIA: “NON CI CONOSCETE”
David Remnick del New Yorker ha accusato il comitato del Nobel di essere eternamente incapace di riconoscere la buona scrittura quando ce l’hanno davanti agli occhi mentre Roger Kimball del New Criterion ha liquidato la questione parlando della necessità da parte di Engdahl di farsi facile pubblicità. Peraltro in quell’anno Bob Dylan era inserito nella lista dei “papabili” insieme a Philip Roth, Gore Vidal, “Joyce Carol Oates e J.D. Salinger. Alla fine trionfò il francese Jean-Marie Gustave Le Clézio, indicato come un autore di nuove partenze, avventura poetica ed estasi sensuale, esploratore di un’umanità al di là e al di sotto della civiltà regnante”.
PHILIP ROTH PUOI FARE A MENO DI UN NOBEL
L’ultimo americano ad aver vinto il Premio Nobel per la Letteratura fu Toni Morrison nel 1993 per il suo lavoro fatto di “racconti caratterizzati da forza visionaria e rilevanza poetica che danno vita ad un aspetto essenziale della realtà statunitense”. Philip Roth pensava di poter essere degno successore di Morrison invece è toccato a Bob Dylan portargli via questa gioia dando ragione, in un certo senso, a Engdahl. E ora? Philip Roth potrebbe provare a suonare la chitarra, a parlare in Grammelot oppure potrebbe semplicemente rimirare i suoi 23 premi tra cui la Legion d’Honneur francese. Che in fondo non è da un Nobel che si giudica uno scrittore. Ora lo conquistano anche i cantautori.



