Vasco Rossi, il compleanno più atteso è arrivato. Il rocker di Zocca compie 65 anni. Nato il 7 febbraio 1952, padre camionista e madre casalinga, diventerà un’icona per intere generazioni. Per lui parlano i numeri: 35 milioni di dischi venduti, 30 album pubblicati in 40 anni di carriera, concerti storici e indimenticabili e canzoni che hanno segnato un’epoca. Mica male per un ragazzo che all’inizio della sua carriera veniva definito ribelle per via di una vita apparentemente dedicata agli eccessi.
VASCO ROSSI, IL COMPLEANNO E UNA VITA SPERICOLATA
Il carattere di Vasco Rossi, così come la sua musica e la sua arte, dipendono molto dalla propria vita. L’amore per il padre camionista, l’affetto per la madre appassionata di musica, il carattere ribelle sviluppato quando frequentava l’istituto dei Salesiani San Giuseppe di Modena. Questi ingredienti trovarono terreno fertile nel periodo della contestazione studentesca che interessò Bologna quando il “Blasco” si iscrisse all’Università. Sognava il Dams, si iscrisse a Economia e Commercio, mollò tutto per la Pedagogia. Nel frattempo aveva aperto con l’amico Marco Gherardi un piccolo locale nei pressi di Zocca, il “Punto Club”, che divenne un posto conosciuto nell’ambiente e portò Vasco Rossi per la prima volta a contatto sia con la musica sia con il pubblico. Continuerà questo suo percorso al Teatro Evento di Bologna, dove firmerà alcune sceneggiature.
VASCO ROSSI, GLI INIZI
Nel 1975, dopo aver abbandonato Bologna per Modena perché troppo cara fondò Punto Radio, un’emittente libera che copriva l’appennino tosco-emiliano fino a Bologna. Fu l’evento che cambiò la sua vita. Vasco Rossi divenne un Dj apprezzato in tutta l’Emilia. Conobbe Maurizio Solieri, Massimo Riva, Gaetano Curreri. In queste serate imbracciò per la prima volta una chitarra e iniziò a cantare brani scritti da lui. Fu il leader degli Stadio a dargli la spinta, il coraggio, che lo portò a incidere il suo primo 45 giri: “Jenny / Silvia”. Il primo disco arrivò nel 1976: “Ma cosa vuoi che sia una canzone”, distribuito in Emilia-Romagna. Tre anni dopo arrivò “Non siamo mica gli americani”, canzone contenente il manifesto “Albachiara”. Il 1979 fu anche l’anno della prima apparizione in tv del Blasco, all’interno della trasmissione “10 hertz” condotta da Gianni Morandi nonché del primo concerto, a Piazza Maggiore, Bologna.
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VASCO ROSSI, LO SCONTRO CON NANTAS SALVALAGGIO E IL SANREMO 1983
Nel 1980 uscì il suo terzo album, “Colpa d’Alfredo”. Un disco da ricordare anche perché, dopo questo, arrivò la collaborazione con la Steve Rogers Band che portò al primo tour ufficiale. E il 1980 fu l’anno della notorietà a livello nazionale quando cantò “Sensazioni forti”. Un brano particolare che fu criticato dal giornalista Nantas Salvalaggio che definì Vasco Rossi un “ebete, cattivo e drogato”. Le parole furono pesanti ma permisero al Blasco di avere il traino giusto per il quarto album, “Siamo solo noi”, pubblicato nel 1981 e diventato una perla della musica italiana. Il momento clou si ebbe con la partecipazione al Festival di Sanremo 1983 quando denunciò il playback a cui venne obbligato andando via prima della fine del suo brano. Arrivò penultimo. Cantava “Vita Spericolata”.
VASCO ROSSI, L’ARRESTO, IL RITORNO, LA GLORIA
Da lì fu una strada in discesa. Divenne una bandiera. Un manifesto. Il “Komandante” per i suoi fans, “Blasco” per altri, Vasco Rossi per tutti. In mezzo ci fu un arresto con detenzione. Fu accusato di spaccio e consumo di sostanze stupefacenti ma venne condannato solo per la seconda imputazione. Passò 22 giorni in carcere a Pesaro, di cui 5 in isolamento. Isolamento che sceglie tra 1985 e 1987 prima del ritorno con “C’è chi dice no”. Fu l’apoteosi. Dai palazzetti si passò agli stadi. Dagli stadi i suoi concerti divennero un evento, uno spettacolo, una calamita per migliaia di appassionati. Mica male per Vasco Rossi che in un’intervista a Rolling Stone nel 2015 ebbe a dichiarare
“Ero sicuro che sarei morto giovane. Poi mi son ritrovato vivo ed è stata durissima. E ora mi tocca allenarmi. È un sacrificio enorme ma lo faccio, perché poi sul palco devo spaccare tutto”.
Buon compleanno, Vasco.



