Unione Sovietica, la caduta iniziò il 7 febbraio 1990. La società nel suo complesso tende a identificare la fine del comunismo con la caduta del Muro di Berlino avvenuta il 9 novembre 1989. Quello fu un passo importante, quasi decisivo, per la fine del blocco legato al Patto di Varsavia. Il momento più importante arrivò invece qualche mese dopo, in una fredda giornata d’inverno, a Mosca. Il Pcus, il grande Partito Comunista, quasi a sorpresa cancellò il concetto di “partito unico”. La raccomandazione arrivò dal suo segretario, Mikhail Gorbacev. Fu il primo atto concreto che portò dal punto di vista politico alla caduta dell’Unione Sovietica.
UNIONE SOVIETICA, LA CADUTA E LA SCELTA DEL PCUS DI DIRE ADDIO AL PARTITO UNICO
L’Unione Sovietica è caduta il 7 febbraio 1990. Nel giorno del settantesimo anniversario del partito unico il comitato centrale del Pcus consentì di mollare il potere che deteneva dal 1920. All’epoca il Partito Comunista Sovietico, Pcus, era l’unico autorizzato a presentare propri candidati alle elezioni politiche. Qualsiasi persona che ambiva alla carriera doveva passare dal Politburo, l’organismo dirigente del movimento. Parliamo di un’entità oggi paragonabile solo alla struttura del Partito Comunista Cinese. I membri di quest’organo determinavano sia la politica del Partito sia la vita dell’Unione Sovietica. Tra loro figuravano il Segretario, il Primo Ministro, i Presidenti del Soviet supremo, il segretario del partito comunista di Mosca, il Presidente del Kgb, il Ministro degli Esteri e il Ministro della Difesa.
PCUS SCONFITTO IN MOLDAVIA, ESTONIA, LETTONIA, LITUANIA, ARMENIA, GEORGIA
Il 7 febbraio 1990 il Pcus acconsentì a cedere il suo potere. Aprì a elezioni libere. Le quindici Repubbliche che costituivano l’Unione Sovietica andarono nei mesi successivi. Il Pcus perse in Moldavia, Estonia, Lettonia, Armenia, Georgia, Lituania. L’obiettivo del Partito Comunista era chiaro. La situazione nel Paese si stava lentamente deteriorando. La crisi economica e il contemporaneo peggioramento delle condizioni di vita hanno spinto la popolazione a chiedere un cambiamento. La raccomandazione di Mikhail Gorbacev era quella di aprire la politica del Paese in senso democratico. Il Partito accettò la scommessa nel tentativo, o nella speranza, di riprendere in mano il controllo del Paese vincendo le prime elezioni libere. Questo non avvenne. La spallata fu chiara e si fece sentire anche a Mosca.
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UNIONE SOVIETICA, LA CADUTA E IL COLPO DI STATO FINALE DEL 1991
Il 17 marzo 1991 si tenne un Referendum che sarebbe servito a definire il futuro dell’Unione Sovietica. Si decise per un’organizzazione sotto una forma diversa, più democratica e meno centralista. I Paesi in cui il Pcus perse boicottarono la consultazione. Il 12 giugno 1991 Boris Eltsin vinse le elezioni su Mikhail Gorbacev e divenne Presidente della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa. Da segretario del Pcus “Gorby” decise per lo scioglimento del Comecon, 28 giugno 1991 e per l’addio al Patto di Varsavia il 1 luglio dello stesso anno. Il 20 agosto 1991 l’Unione Sovietica era pronta a diventare una federazione di repubbliche indipendenti con un Presidente comune. Il giorno prima, il 19 agosto, un tentato colpo di Stato cercò di bloccare il processo. Fu inutile, ormai il cammino divenne irreversibile. Una folla oceanica invase le strade di Mosca e i golpisti furono arrestati dopo tre giorni di manifestazioni. L’Unione Sovietica era caduta.
(Photocredit copertina Di derivative work: ST (talk)T-80 1991 coup attempt04.jpg: Almog – T-80 1991 coup attempt04.jpg, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4376903)


