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Elena Ferrante

Elena Ferrante chi è? Non ci interessa. Ha diritto alla sua privacy

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Elena Ferrante chi è? Chi lo sa? O meglio. L’identità della scrittrice è stata finalmente rivelata grazie a un lavoro d’intelligence impossibile da applicare in campi meno sensibili come l’evasione fiscale, il finanziamento ai signori della guerra o alla vendita di droga su larga scala. Detto questo cosa può interessare? Cosa deve interessare? Sarà che forse ha ragione Erri de Luca sul Giornale quando dice: «A chi volete che importi? A me come lettore di un autore non interessa l’identità, ma l’opera».

ELENA FERRANTE E IL DIRITTO INVIOLABILE ALLA PRIVACY

Elena Ferrante ha il diritto di non far conoscere la propria identità. La legge italiana permette ai maggiorenni l’allontanamento volontario, il diritto all’oblio, la possibilità di cambiare vita, nome, genere sessuale ma a quanto pare il fatto che l’autrice volesse nascondere le sue generalità veniva vista come una sfida da vincere, un segreto da violare. Quasi come se Elena Ferrante fosse il fantasma dell’Opera, il protagonista del romanzo di Gaston Leroux. Le differenze? Due. Erik è un mostro, Elena Ferrante no. Inoltre il fantasma avrebbe fatto saltare in aria l’Opéra di Parigi se fosse stato scoperto.

ELENA FERRANTE E IL GIORNALISMO DAL BUCO DELLA SERRATURA

La missione di svelare l’identità di Elena Ferrante trasforma il giornalismo investigativo nel gossip più cruento e becero. Riportare le voci di pseudo famosi di mezza tacca omofobi, violenti e galletti non è un grande esercizio di giornalismo. Anzi, potremmo quasi definirlo rumore di fondo. Concentrarsi alla ricerca di dati anche sensibili e privati destinando tempo, energie e risorse allo scopo di svelare un’identità sicuramente redditizia ma che non merita certo tale accanimento trasforma il giornalismo nel becero vizio dello spiare dal buco della serratura.

 

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QUANTO VALE ELENA FERRANTE

Elena Ferrante ha venduto libri, per la sola Europa Editions, per un valore di 2.200.000 di euro. Due milioni e 200 mila euro. La sua casa editrice, la E/O, ha visto crescere i propri ricavi del 65 per cento nel 2014 rispetto al 2013 e del 150 per cento nel 2015 rispetto al 2014. Parliamo di un successo vero, concreto, reale. Libri venduti. Persone che leggono. Marchio che si diffonde. Valore che accresce. Perché bisogna analizzare i cedolini di pagamento facendo un confronto con i diritti d’autore maturati? Scovare le evidenze contabili non è una violazione della privacy? Dove risiede l’interesse pubblico del sapere chi è Elena Ferrante?

IL RISENTIMENTO DELL’EDITORE

A che serve sapere che Elena Ferrante ha comprato da sola un appartamento da sette locali in una zona bene di Roma? Possiamo definire moralmente disdicevole il fatto che abbia acquistato una casa in campagna in un paesino chic della Toscana? Dove sta la notiziabilità in tutto questo? La cosa puzza più di invidia sociale. “Trovo disgustoso il giornalismo che indaga nella privacy e tratta le scrittrici come camorriste. Adesso si finisce anche per guardare nei conti”. Così Sandro Ferri, editore di E/O, ha commentato lo “scoop”.

TI SVELO ELENA FERRANTE E NON SOLO…

Scoop pubblicato da un quotidiano che giusto poche ore prima aveva comunicato di aver scoperto un rosso da 50 milioni di euro e un netto pari a -23,6 milioni di euro con previsioni di ulteriori perdite nella seconda metà dell’esercizio. Non solo. Tale quotidiano ha visto le dimissioni del gruppo e di cinque consiglieri. Come se ne esce? Con un nuovo piano industriale. Si può sapere qualcosa di più? No. Perché in fondo tutti hanno diritto alla privacy, anche coloro che decidono di calpestare la scelta libera di una persona adulta più per sfida che per reale necessità.

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Maghdi Abo Abia. Questo è il suo nuovo esperimento editoriale dopo i cinque anni passati alla redazione di Giornalettismo. Ultimometro è un sito di sport, cultura, notizie dal mondo e dal web con uno sguardo alla notizia e non al click facile. Per contattarlo scrivete a Ultimometronews@gmail.com

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