Romain Gary come Elena Ferrante. L’inchiesta condotta da Claudio Gatti per il Domenicale del Sole 24 Ore sull’identità della scrittrice ha sollevato un gran polverone. Non si parla solo del diritto all’oblio ma di qualcosa d’altro. Nel 2015, molto prima che all’immagine dell’autrice de “L’amica geniale” e altri fortunati romanzi ambientati a Napoli fosse affiancata quella della traduttrice Anita Raja, moglie dello scrittore Domenico Starnone, aveva fatto discutere l’inserimento del nome della Ferrante nella cinquina dei finalisti al Premio Strega.
ELENA FERRANTE E LA STORIA DI ROMAIN GARY
“Può un autore che nessuno sa chi sia concorrere allo Strega?” si sono chiesti in molti. “C’è il rischio che sia ingiusto nei confronti degli altri partecipanti che bene o male ci mettono la faccia?” ha insinuato qualcun altro. Se la vicenda di Elena Ferrante e del suo diritto all’oblio non ha precedenti nella storia dei premi letterari italiani, dove al massimo si è vista qualche attribuzione postuma, guardando oltralpe colpisce la storia di Romain Gary, al secolo Romain Kacev, russo emigrato in Francia all’età di tredici anni.
LEGGI ANCHE: Elena Ferrante chi è? Non ci interessa. Ha diritto alla sua privacy
ROMAIN GARY, DAL SUCCESSO ALL’INVENZIONE DI EMILE AJAR
La sua vita somiglia a un romanzo: si arruola nell’aviazione, raggiunge l’organizzazione di resistenza fondata dal generale De Gaulle e vi presta servizio nelle Forces aériennes françaises libres, viene decorato con la Legione d’onore, intraprende la carriera diplomatica per poi diventare uno scrittore affermato e ritirare il premio Goncourt, lo Strega francese, nel 1956 con “Le radici del cielo”. Acclamato e adulato come una rock star, nel 1963 si sposa in segreto con la stella del cinema Jean Seberg. Negli anni Settanta, quando la sua stella sembra essersi appannata e la popolarità è in declino, firma una serie di romanzi con un altro pseudonimo, quello di Emile Ajar.
IL DOPPIO GONCOURT, IL CUGINO-FIGURANTE E IL SUICIDIO
Tra i due pseudonimi c’è un gioco di rimandi, chiaro a posteriori anche se non necessariamente trasparente, all’epoca, per il pubblico: entrambi i cognomi, Gary e Ajar, in russo appartengono allo stesso campo semantico, quello della brace. “La vita davanti a sé”, pubblicato nel 1975 con la firma di Emile Ajar, vincerà il Goncourt nello stesso anno. L’autore sarà il primo – e l’unico – scrittore francese ad aggiudicarsi l’ambito riconoscimento per la seconda volta, dal momento che il regolamento lo proibisce. Il cugino Paul Pavlovich salirà sul palco a ritirare il premio incarnando Emile Ajar e si presterà come figurante per alcune interviste. Il mistero dell’identità dell’autore sarà svelato soltanto dopo la morte di Romain Gary, che, fiaccato dal peso del segreto e abbandonato da tutti, si suiciderà il 3 settembre 1980, un anno dopo l’amata Jean Seberg. (Photocredit copertina Wikimedia Commons / Mu – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=10010240)



