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La geolocalizzazione vale una multa da 950.000 dollari

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La geolocalizzazione può essere intesa come uno strumento pratico e simpatico per far sapere attraverso i social network dove ci troviamo, dove abbiamo mangiato, dove abbiamo scattato una foto. In realtà la gelocalizzazione è lo strumento utilizzato dalle aziende specializzate in rete per tracciare i profili degli utenti in modo da fornire loro informazioni ritenute utili. A volte però si esagera ed accade ciò che è successo alla inMobi, società di Singapore multata per 950.000 dollari dalla Federal Trade Commission statunitense per aver letteralmente “spiato” i consumatori attraverso questo strumento.

GEOLOCALIZZAZIONE, L’ACCUSA STATUNITENSE ALLA INMOBI

Secondo le autorità statunitensi il software della InMobi, presente con il suo network pubblicitario su un miliardo di dispositivi in tutto il mondo attraverso numerose app, non si è limitato solo a tracciare la posizione degli utenti ogni volta che questi avevano dato il loro consenso manifestato nelle impostazioni della privacy bensì ha continuato a “spiare” gli utenti anche quando questi avevano dato il loro rifiuto a diffondere informazioni circa la località in cui si trovavano al momento.

RACCOLTI DATI CON E SENZA CONSENSO

Dall’istruttoria è emerso che inMobi ha offerto varie forme di gelocalizzazione ai suoi clienti ma allo stesso tempo ha continuato nella sua attività di controllo anche quando non poteva o non doveva, come nel caso di bambini. La società avrebbe creato un database con le informazioni concesse e non dagli utenti incrociando la loro geolocalizzazione e la posizione delle reti wireless nelle vicinanze così da stabilire la posizione esatta del soggetto interessato dal controllo.

GELOCALIZZAZIONE, COME DIFENDERSI?

InMobi ha garantito che rispetterà le scelte degli utenti in futuro e che verrà controllata dalle autorità affinché rispetti questo comportamento. Inoltre è stata costretta a cancellare le informazioni sensibili relative ai bambini raccolte nei loro database. Il modo migliore per proteggersi da questa continua intrusione probabilmente è quello di ridurre al minimo la possibilità di tracciatura in rete magari disattivando le connessioni wireless o il traffico web. O, ancora meglio, scattate una fotografia e fatela vedere agli amici senza condividerla! (Photocredit copertina Pixabay)

 

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Maghdi Abo Abia. Questo è il suo nuovo esperimento editoriale dopo Giornalettismo. Un sito di sport, cultura, notizie dal mondo e dal web con uno sguardo alla notizia e non al click facile.

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