Paolo Maldini non è un parafulmine. La sua fede nel Milan non è negoziabile. Il suo ruolo in società non deve essere quello della figurina ma, se proprio deve entrare, che abbia un ruolo importante. Perché così non ha senso. Come tutta la trattativa per il passaggio del Milan alla fantomatica “Cordata cinese” firmata Sino-Europe Sports Investment Management Changxing. Che reagisce con un “se ne pentirà”.
PAOLO MALDINI AL MILAN, IL RAPPORTO CON MARCO FASSONE
La questione sta assumendo contorni grotteschi. A partire dallo “scoop” dei giorni scorsi che parla di un consiglio d’amministrazione guidato da Marco Fassone e che avrebbe come composizione quattro rappresentanti italiani e cinque cinesi. Paolo Maldini non è stato incontrato da nessuno della proprietà, a parte un fugace scambio di battue. Si è rifatto al solo Marco Fassone che gli ha spiegato che l’ultima parola spetta a lui in caso di contrasti tra lui e Massimo Mirabelli, classe 1969, prossimo responsabile dell’area sportiva e già capo degli osservatori dell’Inter. Parole dell’ex dirigente di Napoli, Juventus e Inter riportate mercoledì 5 ottobre dalla Gazzetta dello Sport.
PAOLO MALDINI, I MOTIVI DEL NO ALL’OFFERTA CINESE
Paolo Maldini in una lettera affidata a Facebook ha spiegato ai suoi tifosi che non poteva accettare l’offerta della Sino-Europe Sports Investment Management Changxing per due buoni motivi. Il primo riguarda la tipologia d’incarico, Direttore Tecnico, i cui contorni sono labili visto che nell’organigramma è prevista già una persona con responsabilità di campo, appunto Mirabelli. Il secondo è di chiarezza. L’ex Capitano del Milan ha incontrato il direttore esecutivo della Sino Europe Sports David Han Li per pochi minuti senza avere delucidazioni sugli obiettivi e sugli investimenti. «Credo che questa sia una richiesta seria che ogni professionista abbia diritto di formulare al proprio datore di lavoro -continua Maldini-, specialmente quando si ha alle spalle un passato come il mio con il club, fatto di appartenenza e di credibilità».
LA RISPOSTA DELLA SINO-EUROPE PRIVA DI SPIEGAZIONI
Il gruppo cinese ha risposto così: «Siamo dispiaciuti della decisione di Paolo Maldini in merito alla nostra proposta, poiché crediamo fermamente che presto si renderà conto di quanto il nostro progetto per AC Milan sia vincente». Una risposta degna di chi non ha capito la domanda. Perché in queste parole non c’è alcuna spiegazione né sul futuro organigramma né sugli investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi. Un comportamento che denota una certa continuità con il passato: “State buoni, che ci pensiamo noi”. Senza spiegazioni, senza proposte, senza idee. Senza nulla. L’importante è partecipare.
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ADRIANO GALLIANI NEL CDA DEL NUOVO MILAN CINESE?
Inoltre, a proposito di continuità con il passato, la notizia del probabile ingresso nel Consiglio d’Amministrazione di Adriano Galliani getta un’ombra nella vicenda. Si perché si parlava dell’allontanamento dell’attuale Ad del Milan con approdo dello stesso al Genoa. Enrico Preziosi ha detto no caldeggiando allo stesso tempo un compito in Lega Calcio. Fabio Ravezzani, direttore di Telelombardia, l’11 ottobre ha sparigliato le carte parlando di un interessamento della cordata cinese guidata da Yonghong Li ai servigi di Galliani. Che poi era la figura che parte della tifoseria voleva allontanare dal club. Come dire: “fanno dei giri immensi e poi…”.
YONGHONG LI CHI È?
Nei giorni scorsi Marco Iaria della Gazzetta dello Sport era andato alla scoperta della Sino-Europe Sports Investment Management Changxing indagando sull’attività dei rappresentanti del fondo creato appositamente per l’acquisto del Milan. Della Haixia Capital abbiamo già detto, società di sviluppo del governo cinese che in Francia ha un investimento in allevamenti di polli. Di Yonghong Li invece non si sa molto. Si dice che abbia due società quotate in borsa, continua Iaria, ma anche in Cina ci sono dubbi sulla sua consistenza patrimoniale «anche perché i suoi affari si perdono in un reticolo di società e prestanome».
«GLI INVESTITORI CINESI DEL MILAN? NON PLAYER DI PRIMO LIVELLO»
Ancora più inquietanti le parole di James Tian, manager della China International Capital Corporation Limited, Cicc, una delle principali banche d’investimento del Paese: «Gli investitori non sono noti, non sono player di primo livello della finanza e non lavorano nell’industria sportiva. Per i cinesi è più coerente che i club di calcio vengano acquistati da società o imprenditori già avviati». Il carico di briscola ce lo mette He Wenyi, direttore del centro di ricerca di sport cinese alla Peking University: «Quello del Milan è un caso completamente diverso rispetto a Suning: sembra un’operazione finanziaria con l’obiettivo di trarre profitto in futuro, puntando sul brand value del Milan che in Cina è molto alto e sull’enorme potenziale dei giovani consumatori cinesi».
PAOLO MALDINI NON È UN PARAFULMINE. LA FACCIA LA METTANO ALTRI
Insomma. Un’operazione di facciata. Una mossa di marketing condotta da un gruppo di investitori riuniti sotto un cappello il cui obiettivo è quello di fare tanti soldi e possibilmente il prima possibile. In attesa del fatidico closing con i cinesi che hanno già versato 100 milioni di euro a fondo perduto, fonte Fininvest, si è capito che l’obiettivo era quello di dare ai tifosi il contentino della bandiera, di una rappresentanza in società che potesse rassicurare i tifosi, che facesse da parafulmine. Che non avesse potere decisionale, che fosse coadiuvato da un pari grado, che facesse sorrisi davanti alle telecamere. Paolo Maldini ha detto no e si è defilato. Per amore del Milan.
(Photocredit copertina By Foad Ashtari – http://www.tasnimnews.com/fa/media/1392/09/07/205558/%DA%A9%D9%86%D9%81%D8%B1%D8%A7%D9%86%D8%B3-%D8%AE%D8%A8%D8%B1%DB%8C-%D8%A8%D8%B9%D8%AF-%D8%A7%D8%B2-%D8%A8%D8%A7%D8%B2%DB%8C-%D9%BE%D8%B1%D8%B3%D9%BE%D9%88%D9%84%DB%8C%D8%B3-%D9%88-%D9%85%DB%8C%D9%84%D8%A7%D9%86, CC BY 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=47407876)



