Il Ponte sullo stretto di Messina è tornato. Italiani, preparatevi alla Grande Opera per eccellenza, sogno e cruccio di generazioni di politici alla ricerca di consensi facili. L’ultimo ad iscriversi in questo gruppo è stato Matteo Renzi oggi a Milano vaticinando qualcosa come 100.000 posti di lavoro che potrebbero arrivare dall’opera. Una manna specie per un Sud desideroso di investimenti e di sogni. Quanta retorica, vero? Peccato che il Presidente del Consiglio sembra non sapere che l’opera è stata cancellata per volontà del governo Monti.
PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA E FESTA DI IMPREGILO. GIRI IMMENSI E POI…
L’occasione giusta per rilanciare la storia del Ponte sullo Stretto di Messina è stata la festa per i 110 anni della Salini Impregilo, gruppo nato nel 2012 dalla fusione tra Salini, nata nel 1936, e Impregilo, sorta nel 1955. Peraltro Impregilo fu a capo dell’Associazione Temporanea di Imprese Eurolink S.C.p.A che sotto il governo Berlusconi nel 2005 ottenne la gara d’appalto come contraente generale per la costruzione del Ponte sullo stretto di Messina con un’offerta di 3,88 miliardi di euro.
L’INVITO DI MATTEO RENZI A SALINI IMPREGILO
«Concludiamo la grande infrastrutturazione di grandi opere. Noi siamo pronti. Se voi siete nelle condizioni di portare le carte e sistemare ciò che è fermo da dieci anni, noi sblocchiamo». Ok, si ritorna. Dopo 11 anni il Ponte sullo Stretto di Messina torna nell’agone politico come strumento di propaganda. Chissà se assisteremo alla levata di scudi contro il governo Berlusconi con il Cavaliere che sognava l’opera e chissà che non si ripeta quello che venne denunciato il 4 novembre 2005 dalla Dia, Direzione Investigativa Antimafia, che fece sapere al Parlamento come Cosa Nostra fosse interessata al business del ponte.
IL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA? “UCCISO” DAL GOVERNO MONTI
E chissà se Matteo Renzi sa cosa è accaduto riguardo al Ponte sullo Stretto di Messina. Forse né lui né il suo staff sono al corrente della situazione. Il 30 settembre 2012 Corrado Clini, ministro dell’Ambiente dell’esecutivo Monti, spiegò:
“il Governo vuole chiudere il prima possibile le procedure aperte anni fa dai precedenti governi, e per farlo deve seguire l’iter di legge”
COSA SUCCESSE NEL 2012
Il 10 ottobre 2012 il Governo stanziò nella Legge di Stabilità 300 milioni di euro a titolo di pagamento penali per la non realizzazione del progetto. 21 giorni dopo, il 31 ottobre, l’Esecutivo mise un freno alla procedura deliberando la proroga per due anni dei termini per l’approvazione del progetto definitivo del ponte sullo stretto di Messina al fine di verificarne la fattibilità tecnica e la sussistenza delle effettive condizioni di bancabilità.
IL NUOVO CONTRATTO MAI FIRMATO
Un rallentamento dovuto, probabilmente, all’interessamento da parte sia della China Investment Corporation, CIC, sia della China communication and construction company, Cccc, al finanziamento dell’opera. L’opera si è fermata del tutto con la legge 221/12 che ha disposto la stipula di un contratto aggiuntivo rispetto a quello siglato il 27 marzo 2006 alla luce della mutata situazione economico-finanziaria del Paese. Il contratto aggiuntivo aveva come obbligo quello di essere firmato entro il primo marzo 2013. In caso contrario sarebbero caduti tutti i rapporti di concssione, le convenzioni e ogni rapporto contrattuale con messa in liquidazione della Stretto di Messina S.p.A.
IL 15 APRILE 2013 LA STRETTO DI MESSINA SPA HA FINITO IL SUO PERCORSO
Il nuovo accordo per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina non fu firmato. Il 15 aprile 2013 un Decrerto del Presidente del Consiglio dei Ministri pone in liquidazione la società Stretto di Messina S.p.A. con la nomina di un commissario. Questi, così come prevede la legge 221/12, ha avuto il compito di indennizzare Eurolink con il pagamento delle prestazioni effettuate, ovvero la deviazione ferroviaria di Cannitello nei pressi di Villa San Giovanni, più un 10 per cento per altre spese per un totale di 45 milioni di euro.
Quindi il Ponte sullo Stretto di Messina è finito. Il governo dovrebbe iniziare tutto da capo, altro che “sbloccare”. Matteo Renzi lo sapeva?


