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Referendum Costituzionale: perché si vota il 4 dicembre?

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Il Referendum Costituzionale di ottobre si vota il 4 dicembre. Con questa battuta di Pippo Civati si può riassumere così la decisione del Consiglio dei Ministri che ha posticipato fino a quando poteva essere possibile il voto sul Ddl Boschi che riforma la Costituzione. Chissà, forse potremmo davvero vedere la fine di una corsa aperta dal Presidente del Consiglio il 3 maggio 2016 a Firenze al grido di: “La rottamazione non vale solo quando si voleva noi: se non riesco vado a casa”.

REFERENDUM COSTITUZIONALE, PERCHÉ SI VOTA IL 4 DICEMBRE?

In mezzo ci sono state le elezioni amministrative perse malamente dal Partito Democratico con le sconfitte di Roma e Torino oltre che una serie di scelte tattiche che hanno portato all’allontanamento di un Referendum Costituzionale inizialmente previsto a ottobre e poi posticipato con una calma che non si oserebbe a dire strana visto che il 21 maggio 2016 Renzi parlava di “ingovernabilità” qualora non fosse passata la Riforma Costituzionale. Intanto di mesi ne sono passati anche parecchi tanto che si andrà a votare quasi sette mesi dopo l’approvazione dell’aula, segno che forse di tempo a disposizione ce n’era eccome.

 

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DA FIRENZE A FIRENZE, DAL 3 MAGGIO AL 29 SETTEMBRE, DUE INIZI DI CAMPAGNA

Invece è andata così. La campagna elettorale per il Referendum Costituzionale si riaprirà, sempre da Firenze, il 29 settembre, a quasi cinque mesi dal primo tentativo. Verranno coinvolti anche gli italiani all’estero visto che pure loro potranno esprimersi. Non a caso Maria Elena Boschi andrà in Sudamerica a convincere gli indecisi chiamati a scegliere per l’Italia nonostante vivano a migliaia di chilometri di distanza. In fondo essendo una consultazione senza quorum è buona cosa coinvolgere quante più persone possibili anche se queste non sono propriamente interessate al merito.

COME FUNZIONA LA DEFINIZIONE DELLA DATA PER IL REFERENDUM

L’8 agosto la Corte Costituzionale ha approvato i quesiti referendari dando mandato al Governo di proporre al Capo dello Stato entro 60 giorni una data per la consultazione referendaria che deve essere fissata in una domenica compresa tra il cinquantesimo ed il settantesimo giorno successivo all’emanazione del decreto di indizione. Il procedimento è chiaramente illustrato dall’articolo 15 della legge 352/70 che definisce le norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo.

218 GIORNI D’ATTESA PER UNA RIFORMA GIUDICATA URGENTE

Facendo dei rapidi conti il Governo ha impiegato 48 giorni sui 60 disponibili per indire la data del Referendum Costituzionale ed ha indicato l’ultima domenica utile, quella del 4 dicembre, per la consultazione con altri 65 giorni. Quindi facendo due calcoli, considerando che il DDL Boschi è stato approvato il 12 aprile, il Referendum Costituzionale si è fatto attendere per 218 giorni. 218 giorni di ingovernabilità per Matteo Renzi, 218 giorni di campagna elettorale, 218 giorni di propaganda. Ecco spiegato il perché del voto nel Referendum di ottobre per la Riforma Costituzionale il 4 dicembre.

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Maghdi Abo Abia. Questo è il suo nuovo esperimento editoriale dopo i cinque anni passati alla redazione di Giornalettismo. Ultimometro è un sito di sport, cultura, notizie dal mondo e dal web con uno sguardo alla notizia e non al click facile. Per contattarlo scrivete a Ultimometronews@gmail.com

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