Referendum Costituzionale. Matteo Renzi va incontro a una nuova gaffe, questa volta inconsapevole, che ha per protagonista Israele. La lettera a favore del Si indirizzata agli italiani residenti nel Paese ebraico ha una particolarità non ben accolta dalla locale comunità. Si perché a quanto pare l’Aire, l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero, non riconoscere nel suo archivio Israele ma solo la Palestina. Una circostanza che porta indietro al 1948, ai tempi del protettorato britannico nell’area. Un esempio di scarsa attenzione e di brutta pubblicità all’estero, senza dubbio.
REFERENDUM COSTITUZIONALE, LA GAFFE DEL SI: GERUSALEMME IN PALESTINA
Inutile dire che la lettera per il Si al Referendum Costituzionale del 4 dicembre è stata accolta malamente dalla comunità degli “Italkim”, gli italiani residenti in Israele. La gaffe coinvolge anche Matteo Renzi, ritratto sulla missiva sorridente insieme a Barack Obama e altri leader europei. Per l’Italia, o almeno una sua parte, Israele non esiste. In tempi di polemiche legate al voto dell’Unesco che riconosce per la spianata delle moschee solo il nome arabo cancellando quello ebraico del Monte del Tempio e del Muro del Pianto, voto a cui l’Italia si è astenuta, il colpo è davvero, davvero, grosso.
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REFERENDUM COSTITUZIONALE, LA DENUNCIA DELLA COMUNITÀ ITALKIM
Moked, il portale dell’ebraismo italiano, ha illustrato chiaramente la gaffe del comitato per il Si al Referendum Costituzionale. L’errore sta già nell’indirizzo di residenza: Gerusalemme, Palestine. L’accoglienza? Pessima:
Una curiosa questione emersa in seguito ad alcune segnalazioni di esponenti della comunità degli Italkim, i cittadini italiani che abitano in Israele, destinatari di una missiva che ha un sapore antico. Decisamente vintage, nella più benevola delle ipotesi. Comunque fuori dalla storia e da ogni forma di buon senso
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IL COMITATO PER IL SI: “UN ERRORE MATERIALE, FAREMO UN NUOVO INVIO”
Il comitato per il Si è intervenuto prontamente spiegando su Facebook, con ripresa dell’agenzia Agi, cosa sia accaduto, anche per placare l’ira della comunità italiana di Gerusalemme.
“Gli indirizzi registrati dall’Aire che sono stati forniti al nostro Comitato contenevano un errore materiale, che indicavano per tutti i recapiti di Gerusalemme l’indicazione come Stato di ‘Palestina’. Questo errore, al quale siamo evidentemente estranei, è stato trasferito nostro malgrado alle lettere che sono state inviate da Matteo Renzi agli elettori italiani all’estero” scrive sul proprio profilo facebook il Comitato ‘Basta un si. Abbiamo subito rimediato e, come si puo’ vedere siamo pronti a un nuovo invio con l’indirizzo corretto e l’indicazione come Stato di ‘Israele'”
INVIARE UNA NUOVA LETTERA A CHI L’HA RICEVUTA. PERCHÉ, COMITATO PER IL SI?
Ma perché inviare nuovamente la lettera? A che serve? Arrivare è arrivata, la gaffe è stata fatta, a cosa serve inviare nuovamente una lettera tutto sommato pubblicitaria dai contenuti medesimi rispetto alla missiva precedente? Senza dimenticare che le lettere inviate sono circa 4 milioni e indirizzate ad altrettanti italiani all’estero con un costo importante sia dal punto di vista logistico sia dal punto di vista economico. Secondo Gaetano Quagliariello il costo per lettera è di circa un euro per un totale di 4 milioni di euro spesi dal Partito Democratico, almeno secondo ambienti vicini al Pd. Questo rischia di far lievitare i costi già alti. Tutto per un referendum il cui valore sembra diventato improvvisamente molto più prezioso rispetto al vero contenuto della riforma.



