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Rosario Livatino

Rosario Livatino, 26 anni fa morì il “giudice ragazzino”

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Rosario Livatino è morto il 21 settembre 1990. Aveva 38 anni ed era giudice a latere presso il tribunale di Agrigento. Venne ucciso da un commando mafioso lungo la Strada Statale 640 che collega Agrigento a Caltanissetta mentre era al volante della sua automobile, una Ford Fiesta amaranto. I sicari, a bordo di una Fiat Uno e di una motocicletta, lo fermarono sul viadotto San Benedetto. Rosario Livatino provò a fuggire a piedi ma venne raggiunto con un colpo di pistola al volto.

ROSARIO LIVATINO, LA SUA CARRIERA

Rosario Livatino aveva 38 anni ma fece in tempo a distinguersi per la sua attività da magistrato. Nato nel 1952, si laureò in giurisprudenza a 22 anni per poi entrare nel 1978 in magistratura presso il Tribunale di Caltanissetta. Nel 1979 divenne sostituto procuratore ad Agrigento fino al 1989 quando assunse l’incarico di Giudice a latere e della speciale sezione misure di prevenzione. Tutto in 38 anni, di cui 16 di carriera. Il movente della morte di Rosario Livatino, primo in Italia ad interrogare un Ministro nell’ambito delle indagini sulla tangentopoli siciliana, non fu mai chiaro, anche se i responsabili vennero assicurati alla Giustizia.

ROSARIO LIVATINO E LO SCONTRO CON LA STIDDA

Come ricorda l’agenzia Agi, il giudice si occupò di quella che venne definita “Tangentopoli siciliana” con pesanti ripercussioni nei confronti della mafia di Porto Empedocle e di Palma di Montichiaro, con tanto di confisca dei beni. Rosario Livatino nel corso della sua attività si scontrò, primo in assoluto, con la cosiddetta Stidda agrigentina, un gruppo criminale nato da soggetti espulsi dalle proprie cosche. L’organizzazione, nata nel 1987, fece il suo colpo più grosso uccidendo Rosario Livatino, punito sia per vendicare la severità delle sue sentenze sia per lanciare un segnale nei confronti di Cosa Nostra.

IL RICORDO DI PIETRO GRASSO

Il Presidente del Senato, Pietro Grasso, ha ricordato Rosario Livatino ed il suo coraggio: “All’epoca ero a Roma, alla commissione antimafia. Ancora sconvolto chiamai Falcone: insieme andammo a dare l’ultimo saluto a quel ragazzo siciliano così brillante che aveva onorato per oltre dieci anni il suo lavoro di magistrato. Livatino aveva una fede incrollabile e un altissimo senso della giustizia. Diceva: “Non vi sarà chiesto se siete stati credenti ma se siete stati credibili”. Le sue parole, la sua vita, lo hanno reso un punto di riferimento ideale per tutti coloro, magistrati e non, che credono nella legalità”.

ROSARIO LIVATINO MORTO PER UN ATTEGGIAMENTO NON LASSISTA

Per la morte di Rosario Livatino, prima vittima di una stagione stragista che portò alla morte di Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Libero Grassi, Antonino Scoppeliti, vnnero condannati all’ergatolo Salvatore Gallea e Salvatyore Calafato, identificati come mandanti dell’omicidio. Secondo la sentenza Livatino venne ucciso perché “perseguiva le cosche mafiose impedendone l’attività criminale, laddove si sarebbe preteso un trattamento lassista, cioè una gestione giudiziaria se non compiacente, almeno, pur inconsapevolmente, debole, che è poi quella non rara che ha consentito la proliferazione, il rafforzamento e l’espansione della mafia”.

ROSARIO LIVATINO DIVENNE “IL GIUDICE RAGAZZINO”

Rosario Livatino il 19 luglio 2011 ha visto avviato il processo di beatificazione dell’arcivescovo di Agrigento, processo apertosi il 21 settembre 2011 nella chiesa di San Domenico di Canicattì. In sua memoria è stato intitolato il nuovo cavalcavia della statale 640, a riprova di un insegnamento che non si è mai sopito del tutto. Alla memoria di Rosario Livatino si lega una delle uscite più controverse dell’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga.

LE PAROLE DI FRANCECSO COSSIGA

Il 10 maggio 1991 l’allora Capo dello Stato durante un discorso alla scuola di Polizia di Roma attaccò senza messe misure quei “giudici ragazzini” messi a combattere la mafia quando a loro lui non avrebbe affidato nulla:

Possiamo continuare con questo tabù, che poi significa che ogni ragazzino che ha vinto il concorso ritiene di dover esercitare l’azione penale a diritto e a rovescio, come gli pare e gli piace, senza rispondere a nessuno…? Non è possibile che si creda che un ragazzino, solo perché ha fatto il concorso di diritto romano, sia in grado di condurre indagini complesse contro la mafia e il traffico di droga. Questa è un’autentica sciocchezza! A questo ragazzino io non gli affiderei nemmeno l’amministrazione di una casa terrena, come si dice in Sardegna, una casa a un piano con una sola finestra, che è anche la porta

La famiglia di Rosario Livatino non accettò mai le scuse di Cossiga che riferendosi al “giudice ragazzino”, aggiunse in una lettera del 1992 che il suo epiteto era

affettuoso e comprensivo nei confornti dei giovanissimi giudici che l’insipienza del Csm mandò allo sbando destinandoli a prestare servizio, quasi appena terminato l’uditorato, nel nuovo tribunale di Gela

mentre in una lettera del 2002 pubblicata sul Giornale di Sicilia, riferendosi a Rosario Livatino, lo definì:

coraggoso, integerrimo, esemplare servitore dello Stato, martire civile, santo nel senso cristiano del termine

E come molti dei servitori dello Stato dell’epoca, morì ucciso in un agguato mafioso.

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Maghdi Abo Abia. Questo è il suo nuovo esperimento editoriale dopo Giornalettismo. Un sito di sport, cultura, notizie dal mondo e dal web con uno sguardo alla notizia e non al click facile.

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