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Africa: sostanze tossiche nei carburanti venduti nel continente

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“Qualità africana”: nel gergo degli operatori di greggio svizzeri impegnati in Africa, questa espressione indicherebbe un tipo particolare di carburante, contenente miscele tossiche e una percentuale di zolfo tra 200 e 1000 volte superiori a quella consentita in Europa. Un’inchiesta realizzata dalla ONG elvetica Public Eye, pubblicata ieri e ripresa da fonti autorevoli come il quotidiano francese Le Monde accusa Vitol, Trafigura, Oryx e altri attori di primo piano del mercato petrolifero di aver aumentato i profitti inondando il mercato africano di benzina e diesel adulterati con altri prodotti chimici.

AFRICA, UNA BENZINA PERICOLOSA MA A BUON MERCATO

La benzina così venduta in Africa appare più a buon mercato ma risulta pericolosa per l’ambiente e per la salute. La vendita è possibile grazie alla legislazione più permissiva di alcuni stati. Tra le sostanze nocive emerse nel corso di controlli a campione praticati in distributori di otto paesi dell’Africa, dal Ghana alla Costa d’Avorio, dal Senegal al Mali, compaiono, oltre allo zolfo, anche il benzene e diversi tipi di idrocarburi policiclici aromatici.

AFRICA, IL RAPPORTO DELL’ONG PUBLIC EYE

Risultato di tre anni di lavoro in collaborazione con l’agenzia fotografica Magnum, il rapporto “Dirty Diesel” denuncia una pratica che vedrebbe coinvolte ogni giorno decine di petroliere, afferenti a importanti aziende europee ma spesso vestite con la livrea più discreta di fornitori meno conosciuti e battezzate con nomi femminili dal suono rassicurante. L’“autostrada marittima” percorsa da queste navi partirebbe secondo gli attivisti svizzeri dai tre porti di Amsterdam, Rotterdam e Anversa, dotati di dieci raffinerie e di infrastrutture che permettono lo stoccaggio di grandi quantità di prodotti petroliferi, per poi raggiungere Gibilterra e, infine, l’Africa attraverso il Golfo di Guinea con le sue megalopoli avvolte per gran parte dell’anno da una spessa bruma di gas di scarico e inquinamento.

AFRICA, UN MIX CANCEROGENO VENDUTO A POCO PREZZO

Il mix di carburante e prodotti chimici, invendibile ad altre latitudini poiché fortemente cancerogeno, sarebbe già presente nella stiva delle petroliere in partenza dall’Europa, oppure, in alcuni casi, sarebbe realizzato direttamente in mare per eludere i controlli, per esempio al largo delle coste di Gibilterra o di Lomé, in Togo. Gli attivisti svizzeri puntano il dito contro una consuetudine che, se non viola le leggi dei paesi importatori spesso molto permissivi per quanto riguarda la composizione chimica e le percentuali di zolfo e altri agenti inquinanti nei carburanti, rimane comunque discutibile sul piano etico.

INQUINAMENTO IN AFRICA, L’EMERGENZA DEL FUTURO

Le metropoli dell’Africa continuano a crescere, e lo sviluppo demografico si accompagna a un’esplosione del numero di veicoli a motore che circolano sulle loro strade. Le automobili aumentano a un ritmo vertiginoso, grazie a un relativo progresso economico ma anche per ovviare all’offerta esigua – e in alcuni casi addirittura inesistente – di mezzi pubblici. L’inquinamento dell’aria nelle città dell’Africa subsahariana rappresenta già una minaccia per la salute pubblica ed è destinato a peggiorare nel prossimo futuro.

AFRICA, UN PERCORSO RAZIONALE SOLO A LIVELLO ECONOMICO

In un contesto già così compromesso, l’ingranaggio commerciale che porta i paesi dell’Africa occidentale a esportare petrolio verso l’Europa e gli Stati Uniti per ricevere carburanti di bassa qualità e pericolosi per la salute appare razionale solo da un punto di vista economico. (Photocredit copertina Ferdinand Reus – Wikipedia)

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