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Europa League, croce e delizia di un calcio italiano in crisi

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L’Europa League è un fastidio per il calcio italiano? Probabilmente si. E non si capisce per quale motivo l’italico pallone abbia deciso di snobbare con tanta decisione una manifestazione che, se da una parte è vero che porta meno soldi nelle casse dei club, dall’altra garantisce comunque una discreta visibilità. E in fondo il calcio non è esso stesso visibilità?

EUROPA LEAGUE, IL CAMMINO TRAVOLGENTE DELL’INTER

Cosa porta una società come l’Inter ad accettare la figura fatta nel primo turno dell’Europa League 2016/2017 contro gli israeliani dell’Hapoel Be’er Sheva? D’accordo, i biancorossi sono usciti nell’ultimo spareggio di Europa League contro il Celtic Glasgow dopo aver perso a Celtic Park per 5-2. Inoltre sono approdati all’ultimo spareggio dopo aver sconfitto l’Olympiacos. La notizia in tutto questo dove risiede? Nel fatto che gli israeliani in casa hanno regolato il Celtic per 2-0 ed hanno battuto i greci per 1-0. Una squadra casalinga quindi che in trasferta bada a non prenderle.

EUROPA LEAGUE, LA REAZIONE DEI TIFOSI ALLO SCEMPIO IN CAMPO

Eppure è stata l’Inter a buscarle. Due gol, il secondo francamente evitabile. Ed anche questa edizione di Europa League per i giocatori con la maglia Sprite è partita col piede sbagliato. Basta qualche minuto sulla pagina Facebook della società nerazzurra per apprezzare i “complimenti” riservati alla squadra: “indegni”, “vermi”, “vergogna”, “in miniera”, “schifosi”. All’indice sono finiti anche i giocatori, ovviamente, così come l’allenatore, accusato di aver schierato una formazione piena di “bidoni” in nome di un turn-over incomprensibile visto che in fondo siamo ancora ad inizio stagione.

EUROPA LEAGUE, LA LEZIONE DEL SASSUOLO

La Roma preda dei suoi fantasmi ha pareggiato in casa contro i cechi del Viktoria Plzen, un risultato che in fondo ci sta visto lo stato sopratutto morale della squadra giallorossa. La Fiorentina a Salonicco si è limitata a non prenderle dimostrando una certa lungimiranza con una competizione che ormai ha imparato a conoscere, insidie comprese. E poi c’è il Sassuolo. I neroverdi avevano di fronte l’avversario più pericoloso ed ostico di tutti, l’Athletic Bilbao. Com’è finita? 3-0 ai baschi e a casa. Un trionfo per Eusebio di Francesco, per Giorgio Squinzi ed un ambiente che ha fatto della programmazione il suo cavallo di battaglia.

EUROPA LEAGUE, PER I NEROVERDI OTTO ITALIANI SU 11 IN CAMPO

Un Sassuolo italiano ricco di denaro ma anche di idee, una squadra che investe in prospettiva, che non spende milioni in bidoni o presunti tali, che fa scouting e che prova ad immaginare un futuro radioso per il club. Pol Lirola, Gregoire Defrel e Matteo Politano. Questi i nomi dei giocatori che hanno scritto la storia del club, ormai non più una sorpresa ma una realtà nel panorama calcistico europeo. Quella maglia neroverde così caratteristica da essere unica è destinata a far splendere l’Italia in tutto il Vecchio Continente, con buona pace di miliardari, fozza inda, cinesi e sponsor vari.

Ma, sempre parlando di immagine, è meglio provare a vincere o trasformarsi in manichini per le aziende che producono abbigliamento sportivo?

IL VALORE DELLA COMPETENZA E DELLA PROGRAMMAZIONE

Si perché il Sassuolo, l’autarchico Sassuolo con otto italiani in campo su 11 giocatori ha dimostrato che anche in Europa League si può vincere. Come? Con un’idea. In fondo il calcio è un gioco estremamente semplice e non servono scienziati della panchina o del marketing per rendere un prodotto appetibile. Competenza, programmazione, fiducia e sicurezza economica. Niente cifre folli, zero procuratori, bando ai personaggi. Spazio ai palloni, ai cinesini, alle pettorine. Il Sassuolo ha dato una lezione all’Italia mostrando come sia possibile trionfare in Europa League con competenza.

L’ENIGMA DELLE SECONDE E TERZE MAGLIE USATE IN CASA

Ultimo appunto dedicato al calcio italiano ed al suo rapporto con l’Europa League. Perché le squadre nostrane impegnate in turni casalinghi Sassuolo escluso come Inter e Roma hanno giocato rispettivamente con terza e seconda divisa? I primi hanno sfoggiato un’agghiacciante accoppiata pantaloncini-maglietta che li ha fatti assomigliare a lattine di Sprite mentre i secondi hanno mostrato la seconda maglia, quella che una volta era definita “da trasferta” quando in realtà sarebbe toccato al Viktoria Plzen. Perché? Questioni di marketing, probabilmente. In fondo anche questa è visibilità.

MEGLIO MOSTRARE UNA MAGLIA O PROVARE A VINCERE?

Ma, sempre parlando di immagine, è meglio provare a vincere o trasformarsi in manichini per le aziende che producono abbigliamento sportivo? Questo è l’equivoco italiano dell’Europa League e finché non verrà risolto il calcio italiano non andrà lontano. (Photocredit copertina Edgarco12 – Wikipedia)

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Maghdi Abo Abia. Questo è il suo nuovo esperimento editoriale dopo Giornalettismo. Un sito di sport, cultura, notizie dal mondo e dal web con uno sguardo alla notizia e non al click facile.

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