Con il fallimento del Pavia Calcio si chiude una storia indecorosa che dimostra come i progetti siano superiori a qualsiasi proprietà, anche la più esotica e suggestiva. Certo nessuno poteva immaginare che i cinesi sbarcati in Lombardia nel 2014 con promesse di Serie B in due anni sarebbero scappati al termine del ciclo con la squadra in Lega Pro ma è altrettanto vero che gli uomini della provvidenza non sono più così tanti e che le cose vanno inserite nel loro contesto.
“100.000 TURISTI CINESI A PAVIA”
Il 4 luglio 2014 Xiadong Zhu, Presidente del fondo Pingy Shanghai investment, ha comprato il club dall’ex Presidente Pierlorenzo Zanchi. Fu una firma storica perché, per la prima volta, una squadra di calcio italiana finì in mani cinesi. Ovviamente in città la festa fu immensa. Xiadong Zhu in una conferenza stampa a cui presenziò Maria Grazia Cucinotta disse cose da imprenditore ma con il piglio della rockstar: “Vogliamo portare la squadra in Serie B con 100.000 turisti impegnati a visitare una città bellissima. Anche io mi sento un po’ pavese”.
UNA VICENDA CHE RICORDA IN PARTE L’AVVENTURA DI ARMSTRONG A MONZA
Tali parole, datate 23 settembre 2014, vennero pronunciate con il Pavia Calcio primo in classifica nel girone A di Lega Pro insieme al Como. Si poteva sognare in grande. O meglio, si voleva. Perché lo stadio di Pavia ha 6000 posti e nonostante la passione viscerale dei tifosi chi va lì a fare calcio deve mettersi in testa da subito che non si può e non si deve parlare di sogni, investimenti, fiumi di denaro. Perché non esiste ritorno. Emery Armstrong, già patron del Monza, sognava anche lui di sfruttare la vicinanza con Milano e la presenza dell’Autodromo. Come finì? Che scappò dall’Italia per rifugiarsi a Dubai e proteggersi dalla giustizia brasiliana che gli chiedeva conto del crac Ecohouse: “Se torno in Brasile mi uccidono in 48 ore”.
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DAL SOGNO ALL’ANGOSCIA DEL REALE
Una storia tutto sommato simile a quella di Xiadong Zhu. La sua società, quotata alla borsa di Dubai, è piena di debiti. Nel frattempo scopre che a Pavia di soldi con il calcio non se ne fanno. Poco pubblico. Pochi incassi. Poco interesse. Il terzo posto? Ottimo. Entusiasmo? Il giusto. In questa situazione le casse della società dopo un solo anno registrano un rosso di 7,5 milioni di euro. Le spese sono ben superiori rispetto ai ricavi. Non solo. Il proprietario riceve soldi da varie realtà domiciliate a Hong Kong e spacciate come finanziamenti di soci in conto capitale. Una circostanza curiosa visto che tutti i soci del Pavia Calcio erano italiani.
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“I GIOCATORI? ALCUNI DA SCIOGLIERE NELL’ACIDO”
Massimo Londrosi, direttore generale della società, decide di interpellare le autorità e la Procura Federale. Alla richiesta di dettagli sugli intestatari dei conti e sulle linee di credito Xiadong Zhu risponde che si tratta di soldi suoi. Il patron cinese a questo punto chiude la questione allontanando Londrosi. Come nuovo direttore generale del Pavia Calcio arriva Nicola Bignotti che a Tele Pavia nella stagione successiva dichiarò davanti alle telecamere:
«I giocatori si dividono in generali, soldati e m…. Identificate le m…, farebbe piacere a tutti poterle sciogliere nell’acido. Purtroppo, gli accordi in essere, anche quelli con l’Aic, sono molto tutelanti nei confronti dei calciatori…»
Segno che il clima in città stava cambiando. Il club nella seconda stagione cinese stenta e inizia non pagare più gli stipendi. Xiadong Zhu torna in Cina manifestando la volontà di trovare finanziatori pronti a versare contante fresco. Da allora non tornerà più in Italia.
LE ACCUSE DI ZHU AL CALCIO ITALIANO: “MI AVETE FATTO SPENDERE”
Il presidente del Pavia Calcio affida a Facebook un videomessaggio in cui attacca senza mezzi termini il mondo del pallone italico. Dirigenti che hanno imposto giocatori che non servivano. Cinque portieri con un ingaggio di 50.000 euro l’anno ciascuno, un monte ingaggi passato da 1,3 a 4,8 milioni di euro. Queste le cause del fallimento del progetto, secondo Zhu. Arrivano i primi decreti ingiuntivi che parlano di una messa in mora da parte dei giocatori per 2,5 milioni di euro mentre i dipendenti reclamano 100.000 euro di arretrati. La proprietà cinese decide che è arrivato il momento di farsi da parte e vende tutto.
PAVIA CALCIO, ALESSANDRO NUCCILLI O ALESSANDRO MONZI?
L’acquirente del Pavia Calcio è Alessandro Nuccilli e il suo passato non è dei migliori. In passato, interessato all’acquisto del Siena, si presentò chiamandosi Alessandro Monzi. In passato l’uomo acquistò anche il Foligno prima di riconsegnarlo, fallito, al Sindaco della città umbra. Arrivato a Pavia con una situazione pesante fatta di debiti per cinque milioni, nove secondo altre fonti, cerca di rassicurare tutti circa la presentazione di fidejussioni per permettere l’iscrizione del club al campionato di Lega Pro. Le promesse sono vane, la squadra viene esclusa e riparte dall’Eccellenza lombarda con il nome FC Pavia 1911.
QUALCUNO HA VISTO LA FIGC O LA LEGA PRO?
Il 5 ottobre 2016 il Pavia Calcio è fallito. La storia del Pavia Calcio ha dimostrato che i cinesi vengono in Italia per guadagnarci. In caso contrario vanno via accusando la dirigenza italiana di averli costretti a spendere più del dovuto. Ai tifosi non resta altro che guardare le macerie. In questa storia fatta di cinesi che sognano orde di tifosi sulle rive del Ticino, di investimenti pantagruelici, di giocatori da sciogliere nell’acido, di debiti, di persone con doppia identità manca un solo attore, la Figc.



