Schiaparelli è caduta per un guaio al giroscopio. La ricostruzione dell’Esa, Agenzia Spaziale Europea, non lascia spazio a dubbi. E conferma le paure dell’Agenzia Spaziale Italiana che da sola ha investito 370 milioni di euro. La sonda è caduta per un problema durato un secondo. Un solo secondo. Un contrasto di dati provenienti dall’altimetro e dal dispositivo di misura inerziale, l’Imu. O meglio, il giroscopio.
SCHIAPARELLI, IL DISTACCO ANDATO COME PREVISTO
Il distacco di Schiaparelli dall’orbiter Tgo è avvenuto come previsto. La sonda ha iniziato la sua caduta sul suolo di Marte come progettato dagli ingegneri sulla Terra. Il paracadute si è aperto a un’altezza di 12 chilometri e a una velocità di 1730 chilometri orari, rispettando le intenzioni del piano di volo. A un certo punto accade l’impensabile. Dopo lo sgancio dello scudo termine a un’altitudine di 7,8 chilometri dal suolo, l’altimetro ha mandato come previsto i dati al sistema di guida, navigazione e controllo del Lander sfruttando l’effetto doppler. Il giroscopio invece ha inviato al computer un segnale diverso, al massimo valore della scala.
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SCHIAPARELLI, IL GIROSCOPIO E L’ERRORE
Questo è accaduto al momento del distacco del paracadute, previsto a una quota di circa 4 chilometri dal suolo marziano. L’errore del giroscopio di Schiaparelli è durato oltre la durata prevista e attesa di circa un secondo. Il sistema di bordo della sonda ha pensato che il lander fosse già atterrato a causa del valore di -10 trasmesso dal dispositivo difettoso. A quel punto, dopo aver attivato i retrorazzi come previsto dalla procedura, ha spento i razzi dopo circa tre secondi dall’accensione attivando i sistemi di bordo di Schiaparelli, con la sonda convinta di essere arrivata sul suolo di Marte.
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SCHIAPARELLI, UN REPORT FINALE ATTESO NEL 2017
Tuttavia i computer non sono ancora in grado di capire da soli né dove si trovano né cosa stia accacdendo. Per questo il lander ha iniziato ad attivarsi credendo di essere a terra e non a una quota di 3700 metri. La caduta libera a 300 chilometri orari si è conclusa con lo schianto su Marte. Quella dell’Esa è una ricostruzione preliminare che verrà implementata da ulteriori indagini tecniche per un rapporto che si presume vedrà la luce nei primi mesi del 2017. A redigerlo sarà una commissione d’inchiesta indipendente.
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CONFERMATA LA TEORIA DELL’AGENZIA SPAZIALE ITALIANA
L’indagine preliminare dell’Esa conferma quelli che furono i dubbi espressi dall’Agenzia Spaziale Italiana, non più tardi del 20 novembre. Enrico Flamini, planetologo a capo del team scientifico dell’Asi ha spiegato che il motivo dello schianto di Schiaparelli va ricercato nella scelta da parte dell’Esa di affidarsi per un test di atterraggio a un’azienda rumena priva delle competenze necessarie. Il piano prevedeva il lancio di una replica di Schiaparelli da un pallone stratosferico sulla Terra per collaudare paracadute e retrorazzi. Un’azienda specializzata, la Swedish Space Corporation, avrebbe potuto occuparsi del test. Si scelse invece un’azienda rumena priva di competenze. Una volta compreso che il test non sarebbe mai stato effettuato l’Esa si è accontentata di una simulazione al computer. I risultati? Giaciono sul suolo di Marte.


