Dario Fo, Premio Nobel per la Letteratura, è morto all’età di 90 anni a causa dell’aggravarsi di problemi respiratori. Il cordoglio, naturale, è unanime sia da parte di semplici cittadini sia da parte degli esponenti del mondo culturale e artistico italiano. Immancabile il riferimento alla conquista del Nobel avvenuta il 9 ottobre 1997 ora omaggiato ma all’epoca osteggiato, mal capito, mal digerito da buona parte dell’intellighenzia italiana. E chissà, forse quel “te l’ho rubato, il prossimo anno toccherà a te” detto al telefono da Dario Fo a José Saramago, arrivato secondo in quell’anno, fu ancora meno digerito dai critici.
DARIO FO PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA NEL 1997
Dario Fo vinse il Premio Nobel per la Letteratura nel 1997 grazie al suo lavoro teatrale. Con le sue opere segue la tradizione dei giullari medievali che “fustigano il potere e riabilitano la dignità degli umiliati”. Ironia della sorte, il premio fu criticato sopratutto dall’establishment culturale italiano che mai accetto di essere superato da un uomo identificato come “giullare”. La serietà, la sofferenza, l’algidia delle lettere italiane dovettero inchinarsi a qualcuno che si è fatto intervistare in Grammelot su Raiuno dopo aver ricevuto il Premio Nobel dalle mani di Re Gustavo di Svezia. Inconcepibile.
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MARIO LUZI: “UNO SCHIAFFO”. RITA LEVI MONTALCINI: “FO? È ITALIANO?”
Il poeta Mario Luzi parlò del Nobel a Dario Fo definendolo apertamente uno “schiaffo alla cultura italiana”. “Che fosse un grande teatrante -continuò Luzi- lo sapevo, che fosse un grande scrittore lo scopro solo ora”. Per il poeta la decisione dell’Accademia di Stoccolma fu “una manifesta malintenzione nei confronti della cultura italiana, delle istituzioni e degli operatori che si adoperano per tradurla”. Rita Levi Montalcini, presidente dell’Enciclopedia Treccani, fu ancora più diretta: “Dario Fo? Non lo conosco. È italiano?”. Parole che scatenarono la risposta di Giorgio Albertazzi: “Al mondo oggi -nel 1997, ndr– vengono messe in scena 300 opere di Fo. Non lo conosce? Peggio per lei”.
MILANO SCELSE DI NON FESTEGGIARLO: “NON UN LETTERATO”
Franco Cuomo, scrittore e drammaturgo, definì il Nobel a Dario Fo “come dare l’Oscar alla Tamaro. Il teatro di Fo è geniale ma non ha nulla di letterario”. Nell’elenco dei critici si unì anche Gianfranco Fini: “Una vergogna. Cosa avrà mai dato Dario Fo alla letteratura italiana o mondiale?”. L’Osservatore Romano si definì “esterrefatto”. Carlo Bo, decano di critici letterari italiani, ammise di non conoscere il suo lavoro aggiungendo, con una punta di perfidia: “Il Papa spiega le canzoni di Bob Dylan e l’accademia svedese accorda il Nobel a Dario Fo”. Il Comune di Milano, la sua città, non lo festeggio. Massimo De Carolis lo definì “combattente nella Repubblica di Salò, organizzatore di Soccorso Rosso negli anni di piombo, occupante di una casa del Comune per 7 anni, autore di testi blasfemi, attore e grande autore di teatro ma non letterato”.
GIOVANNI RABONI: “IN SVEZIA HANNO CONFUSO FO CON GADDA”. MONTEFOSCHI: “MEGLIO A MOIRA ORFEI”
L’Assessore alla cultura all’epoca in carica, Salvatore Carrubba, riteneva insieme al sindaco Gabriele Albertini che non fosse scandaloso onorare il premio. In cambio ottenne in risposta oltre alle parole di De Carolis anche i seguenti pensieri: “Si è distinto per aver identificato la Chiesa con preti grassi e bugiardi (Gianfranco Lucini, Cdu) e “Non siamo obbligati a gioire” (Livio Caputo, FI). Silvio Berlusconi a proposito del Nobel a Dario Fo disse, frase riferita da Gino e Michele: “Questo è un periodo in cui i buffoni vanno molto di moda, tanto che gli danno il Nobel”. Giovanni Raboni sul Corriere della Sera si chiese se “i bravi accademici non hanno scambiato i disinvolti e irresistibili pastiches multidialettali e pseudoruzantini di Dario Fo per il grandioso plurilinguismo di Carlo Emilio Gadda”. Giorgio Montefoschi la chiuse con un “sarebbe stato meglio dare il Nobel a Moira Orfei”.
IL RE È NUDO, IL PREMIO È STATO VINTO DALLA LIBERTÀ, PAROLA DI DARIO FO, PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA
Invidia. Chiamò così queste reazioni Roberto d’Agostino. Pura invidia. La grandezza di Dario Fo risiede anche nella capacità di essere stato in grado di rispondere per le rime, ma sempre con il sorriso sulle labbra, a coloro che lo attaccavano. I rappresentanti della “cultura ufficiale italiana” che hanno parlato apertamente di una carnevalata vennero messi al loro posto dalle parole del Giullare, pronunciate durante la festa per il Nobel organizzata a Milano da amici e parenti. Il Re è nudo:
“Lo scorso anno, per esempio, vinse una poetessa polacca sconosciuta, vecchia, appartata e, credo, ubriacona (Wisława Szymborska, ndr). Ma nella sua vita ha scritto cose stupende. La tendenza è che il Potere, oggi, non detiene più il pensiero. Un riconoscimento che premia tutti coloro che si sono battuti e hanno lottato per rendere nudo questo potere. Il Re è nudo e in questo momento soffre maggiormente. Per questo dico che questo premio non solo lo hanno vinto i comici dell’arte, il genere grottesco e la satira. Questo premio l’ha vinto la libertà di poter ridere. E io mi batterò sempre, fino alla morte, per esprimere le mie idee. Ma altrettanto farò affinché il mio avversario possa liberamente esprimere le sue”.


