Referendum Costituzionale. Ci siamo, quasi. Domenica 4 dicembre, dalle 7.00 alle 22.00, milioni di italiani si esprimeranno per dire Si o No al Ddl Boschi di riforma costituzionale. Ricordiamo che si tratta di una consultazione consuntiva. Non servirà il quorum. Vincerà chi prenderà più voti tra il si e il no. In questi giorni, complice anche il silenzio pre-elettorale di sabato 3 dicembre, le opposte fazioni stanno moltiplicando i propri sforzi per coinvolgere l’elettorato. Meno sprechi contro deriva autoritaria. Un governo più facile contro un provvedimento pasticciato. Una via veloce alle legge conto la mancanza di regolamenti attuativi.
REFERENDUM COSTITUZIONALE: NO ENDORSEMENT, SI A UN’ANALISI SUL MERITO
Come specificato già in passato www.Ultimometro.it non si sogna minimamente di proporre endorsement da una o dall’altra parte. Stiamo parlando della Costituzione Italiana. La principale legge della nostra Repubblica. Ogni cittadino deve decidere autonomamente dopo aver letto o quantomeno provato a capire quelle che sono le differenze tra il testo vecchio e quello nuovo. Certo avrebbe aiutato parecchio avere a disposizione il firmatario del testo di riforma costituzionale, il Ministro dei Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi. Almeno avrebbe potuto spiegare, magari in televisione, quelli che sono i passi più critici come l’Articolo 55, l’Articolo 67 o l’articolo 90.
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REFERENDUM COSTITUZIONALE: MARIA ELENA BOSCHI CHE FINE HA FATTO?
Invece no. Non è stato possibile. Perché? Maria Elena Boschi nelle settimane di campagna elettorale si è prodigata per un lungo tour mondiale con l’obiettivo di provare a convincere i quattro milioni di italiani residenti all’estero spingendoli a votare SI. Non c’è stato un dibattito o un impegno da parte del Ministro di affrontare la questione. Le cose cambiano, notevolmente, a partire dal 28 novembre con una missione a Faenza per spiegare le ragioni del SI. Matteo Renzi dal canto suo ha girato l’Italia in lungo e in largo nel tentativo di perorare la causa del rinnovamento con tanto di viaggio negli Stati Uniti. Accompagnato da Beatrice Vio, Roberto Benigni e consorte, Raffale Cantone e altri personaggi, ha presenziato a una serata con un Barack Obama già con un piede e mezzo fuori dalla Casa Bianca. Le foto sono poi state usate per arricchire la lettera inviata dal Presidente del Consiglio agli italiani all’estero.
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REFERENDUM, I TESTIMONIAL DEL SI, PERSONE CAPACI MA LONTANE DA UN PARERE TECNICO
Ma poi? I testimonial del Referendum Costituzionale sono persone della cosiddetta “società civile”, volti conosciuti ma privi delle competenze necessarie a esprimere un parere o orientare in senso critico una discussione. Lucia Annibali, Ilaria d’Amico, Mario Luzzato Fegiz. Tre esempi di persone degne che hanno prestato il proprio volto a favore della riforma costituzionale. Ma quale può essere il loro valore aggiunto? Nessuno. Un po’ come quello di un panettiere in una qualsiasi città italiana. Pubblicità. Come un Matteo Renzi pubblicato sulla copertina di “Oggi” insieme a due signore anziane con il messaggio “Rottamerò i politici”. Quali? Questo non può essere accettato come strumento di informazione concreta e completa in ottica referendum. Si può accettare per quanto riguarda una campagna elettorale fatta di promesse e suggestioni. Non è condivisibile, in alcun modo, quando si parla di una materia importante come quella di un Referendum Costituzionale.
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REFERENDUM, I TESTIMONIAL DEL NO, PERSONE CAPACI MA LONTANE DALLA POPOLAZIONE
Certo anche i teorici del No hanno i loro bravi problemi. Sono numerosi i costituzionalisti che hanno dato molto e non moltissimo in termini di studi e analisi. Tuttavia c’è un problema. Gustavo Zagrebelsky e Valerio Onida, per quanto raffinati conoscitori della Costituzione, non hanno gli strumenti per informare il grande pubblico. Lessico, competenze, conoscenze. Il loro “scarto” con buona parte della popolazione è enorme. Evocare come rischio quello di una deriva autoritaria o sottolineare le difficoltà legate all’elezione del Presidente della Repubblica può anche essere una buona strategia. Lo è meno perdersi in testi e regolamenti. Non a caso il quesito è molto più semplice: “Volete abolire il Cnel? Volete abbassare i costi della politica?”.
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REFERENDUM, IL RUOLO DETERMINANTE DELLA RETE
Questo però porta a una situazione complicata. Perché buona parte dell’elettorato, in tutto il mondo, si informa con articoli letti sul web. Questi possono essere ovviamente condivisibili o meno ma hanno tutti un fondo di verità. Poi ci sono le bufale. I fotomontaggi. La simpatia personale. L’antipatia personale. Il tentativo di “buttarla in caciara” tralasciando i temi reali del Referendum Costituzionale nel tentativo di rivolgersi con strumenti più o meno leciti lla pancia delle persone. “Votate Si per cambiare”. “Votate No per mandare Renzi a casa”. Messaggi entrambi poco condivisibili ma riportati nonché rilanciati perché “fanno più presa”.
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REFERENDUM COSTITUZIONALE: DETERMINANTI LE TRUPPE CAMMELLATE E GLI ANTAGONISTI DI MATTEO RENZI
Solo che poi finisce che questa tattica premia chi ha più esperienza in materia. Se poi ci mettiamo l’azione organizzata del Movimento 5 Stelle, la politica sotto traccia fatta di sezioni da parte di Lega Nord e Fratelli d’Italia, l’ambiguità di parte di Forza Italia, maggiormente per il Si e in minoranza per il No, si ottiene un quadro più ampio. Quadro che deve includere necessariamente l’antipatia di fondo nei confronti del Presidente del Consiglio e l’idea sempre crescente di una mal sopportazione da parte di molti strati della popolazione nei confronti di Matteo Renzi dopo il caso Banca Etruria, ma possiamo metterci anche la querelle con l’Europa, gli aiuti alle banche qualsiasi cosa questo voglia dire, il colpo a maggioranza per Italicum e Ddl Boschi, Ignazio Marino, le polemiche sulle “fritture di pesce” di Vincenzo de Luca, gli appoggi dei “poteri forti”. Ed ecco che si arriva ai bookmakers che danno il No in vantaggio. E non certo di poco.
REFERENDUM: I SONDAGGI SBAGLIATI? HANNO SOTTOVALUTATO I CONSERVATORI. IN ITALIA POTREBBE NON ACCADERE
In Inghilterra sostengono che il No potrà vincere al 77 per cento. Qualcuno può aggrapparsi al fallimento nella definizione dei risultati della Brexit o delle Elezioni Usa 2016. Solo che in entrambi i casi ha vinto la scelta più conservatrice, rispettivamente il “Leave” e “Donald Trump”. Perché? Semplice. Anche in Regno Unito e negli Usa la parte progressista ha scelto di raccontare una storia diversa perdendo l’appiglio con la realtà e il sentimento di buona parte della popolazione “esclusa” dal futuro. Un po’ come rischia di accadere in Italia. Con buona pace dei testimonial che vogliono un’Italia diversa, qualsiasi cosa voglia dire.



