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Terremoto, il rapporto INGV: “Un sisma unico nella storia d’Italia”

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Terremoto nelle Marche, in Abruzzo e in Umbria. L’Ingv ha diffuso il rapporto di sintesi sul sisma di magnitudo 6,5 che ha colpito l’Italia il 30 ottobre 2016. Nel documento, di 49 pagine, emerge chiaramente come lo sciame sismico iniziato con il terremoto di Amatrice e Accumoli sia diverso rispetto ai diversi eventi che hanno interessato il Centro Italia dal Medioevo ad oggi. L’unica certezza? In futuro arriverà una nuova scossa molto forte. Lo dice l’alterata conformazione del terreno che dimostra come ci sia ancora molta forza da sfogare.

UN TERREMOTO UNICO NELLA STORIA D’ITALIA

L’Ingv nella sua analisi del terremoto che ha colpito Marche, Abruzzo e Umbria il 30 ottobre ha studiato i precedenti e i movimenti delle diverse faglie stabilendo che l’ultima scossa di magnitudo 6,5 è stata la più forte che ha scosso l’Italia dopo il terremoto dell’Irpinia nel 1980. Attualmente l’area interessata da scosse di assestamento, i cosiddetti “Aftershocks” è lunga circa 40 chilometri e parte da Accumoli per arrivare a Visso. L’area interessata dalle scosse, quella compresa tra i Monti della Laga e la Valnerina, sono storicamente interessate da terremoti anche di forte intensità. La scoperta che preoccupa gli scienziati è legata al fatto che la sequenza sismica che sta colpendo l’Italia in queste settimane non assomiglia a nulla che si sia visto in passato.

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TERREMOTO DEL 30 OTTOBRE, I PRECEDENTI

Nella zona si sono avuti quattro gravi terremoti nella storia recente italiana. Accumoli venne rasa al suolo nel luglio 1627 da un terremoto di magnitudo 5,3. Amatrice fu distrutta il 7 ottobre 1639 da una scossa di magnitudo 6,2. La stessa Amatrice venne scossa da altri due terremoti nel 1646 e nel 1672. L’area della Valnerina comprendente Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera sono state colpite da tre terremoti importanti, uno di magnitudo 6,5 il primo dicembre 1329, uno di magnitudo 5,6 il 27 giugno 1719, uno di magnitudo 6 il 12 maggio 1730, uno di magnitudo 5,7 il 22 agosto 1859. Le ultime scosse del 26 e del 30 ottobre potrebbero tuttavia rappresentare i massimi storici per questi comuni, allo stato attuale delle conoscenze. La sequenza attuale, infine, appare diversa rispetto a quella che il 2 febbraio 1703 sconvolse la Valnerina e L’Aquila.

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TERREMOTO, LE FAGLIE ATTIVE IN CENTRO ITALIA

ancorché in fase di valutazione, potrebbero rappresentare i massimi storici per questi comuni, almeno allo stato attuale delle conoscenze. La sequenza in corso non è confrontabile con la lunga e complessa sequenza del 1703 (14 gennaio, Valnerina, Io 11, M W 6.9; 2 febbraio, Aquilano, Io 10, MW 6.7) il cui impatto sul territorio fu sensibilmente più grave di quello che sta emergendo per la sequenza attuale. Il terremoto del 30 ottobre, così come quelli del 24 agosto e del 26 ottobre ha dimostrato agli scienziati come siano ancora attivi diversi sistemi di faglia in tutta l’Italia centrale. In particolar modo da osservare i sistemi di faglie che interessano l’area di Campotosto a sud e Colfiorito a Nord. Queste, lunghe dai 20 ai 30 chilometri, costituiscono l’espressione superficiale di “sorgenti sismogenetiche potenzialmente in grado di generare terremoti con magnitudo compresa tra 5.5 e 7.0“, secondo l’INGV.

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TERREMOTO, IL FRONTE DEL MONTE VETTORE

Un altro sistema di faglie che necessita molta attenzione è quello del Monte Vettore. Compreso tra il versante nord della valle del Tronto e la zona di Ussita, comprende segmenti identificati lungo i versanti occidentali del Monte Vettore, Monte Argentella, Palazzo Borghese, Monte Porche e Monte Bove. Il sisma del 24 agosto avrebbe attivato l’intero sistema di faglia finora silente a causa, probabilmente, di un gap sismico. Il sistema di faglie di Norcia, compreso tra gli abitati di Cittareale a sud e Preci a nord, è considerato come l’espressione della sorgente che ha generato il terremoto del 14 gennaio 1703. La depressione di Cascia, a est di Norcia, presenta al suo interno una faglia che si ritiene sia responsabile del terremoto del 1599. Il sistema di faglie della Laga, compreso tra la valle del Vomano a sud e la valle del Tronto a nord, comprende il bacino di Amatrice e l’altopiano di Campotosto. Il sistema di faglie di Montereale invece è quello che interessa l’area de l’Aquila fino all’abitato di Capitignano.

 

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