Chapecoense, l’audio del pilota: “Siamo senza benzina, aiutateci”

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Chapecoense. Le indagini sull’aereo caduto con la bordo la squadra brasiliana diretta in Colombia per la finale di Copa Sudamericana contro l’Atletico Nacional stanno rivelando una realtà tragica al punto da rifiutarla. Il pilota comandante dell’Avro Rj-85 della LaMia Airlines, Miguel Quiroga, si è trovato senza benzina a una quota di 21.000 piedi ma non ha dichiarato l’emergenza perché temeva una multa da 25.000 dollari e la sospensione delle attività sul suolo colombiano della compagnia, da lui posseduta in parte. Per questo ha parlato di un problema elettrico rivelando di essere senza benzina solo negli ultimi istanti di volo prima dello schianto.

CHAPECOENSE, L’AEREO AVEVA USATO ANCHE IL CARBURANTE DI RISERVA CHE DEVE ESSERE PRESENTE PER LEGGE

L’aereo che aveva a bordo la squadra della Chapecoense, l’Avro Rj 85, ha un’autonomia di 1440 miglia nautiche. In aviazione si usa questo valore per indicare la distanza di volo massima di un aereo. A questo chilometraggio va però aggiunta altra benzina. Ogni aereo in tutto il mondo deve avere, quando “vuoto”, del carburante sufficiente per una deviazione in un aeroporto vicino più carburante sufficiente per volare altri 30 minuti. Questa si chiama riserva “legale” e ogni aereo su cui viaggiate deve averla a propria disposizione. In caso contrario il pilota e la compagnia rischiano grosso. La punizione va da una multa molto pesante alla sospensione delle attività della compagnia. Quello che temeva il comandante Miguel Quiroga.

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L’AEREO DELLA CHAPECOENSE? SPENTO, SENZA LUCE, IMMERSO NEL BUIO. UN SASSO CADUTO DAL CIELO

Questo appare evidente dalle ultime comunicazioni tra il volo LaMia 2933 e la torre di controllo di Medellin. Il comandante è in coda come terzo in atterraggio ma senza ottenere autorizzazione dal controllore di volo inizia a scendere da 21.000 a 19.000 piedi. La ragazza in aeroporto invita così i due aerei davanti a quello della Chapecoense, un Lan Chile e un Avianca, a ritardare. Il comandante dell’Avro Rj 85 a tre minuti dallo schianto dichiara l’emergenza generale perché privo di benzina e in difficoltà con l’impianto elettrico. Una situazione pericolosa aggravata dal fatto che quel modello di aereo non è dotato di RAT, una ventola che sfrutta il flusso d’aria per generare energia. L’APU, il motore supplementare il cui scopo è quello di fornire energia all’aereo, non poteva funzionare visto che il velivolo era privo di carburante.

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GLI ULTIMI MINUTI DELLA CHAPECOENSE? TERRIBILI, INIMMAGINABILI

A quanto pare, per motivi ancora da chiarire, anche le batterie erano ormai fuori uso. A questo punto l’aereo, da una quota di 21.000 piedi, ha iniziato a planare. O meglio. Ha iniziato a cadere. Senza alcun ausilio idraulico, senza luce, senza strumenti, nel pieno della montagna del Cerro Gordo, il pilota ha chiesto un approccio visuale per cercare di accorgersi della pista. Ma non poteva averlo. Perché ormai finito nella catena montuosa. Gli ultimi istanti dei giocatori della Chapecoense devono essere stati drammatici. La posizione dell’aereo ha fatto si che il radar perdesse le tracce del mezzo a un’altezza di 9.000 piedi. Il buio esterno, l’essere sopra una montagna e la mancanza di luce all’interno hanno fatto scatenare il panico, raccontato da uno dei sopravvissuti, Erwin Tumeri.

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LA ROTTA DI 1605 MIGLIA NAUTICHE, LA PORTATA MASSIMA DELL’AEREO DI 1600 MIGLIA

Tornando al volo, dalle indagini è emerso che l’aereo, un Avro Rj-85, aveva un autonomia massima, compresa quindi della riserva di legge, di 1600 miglia nautiche, pari a 2963 chilometri. Purtroppo la rotta più corta dall’aeroporto di Viru Viru in Bolivia, scalo di partenza, verso Medellin, è di 1605 miglia nautiche, pari a 2972 chilometri. In sostanza l’aereo avrebbe dovuto usare più carburante possibile e inventarsi un modo per chiudere gli ultimi 9 chilometri di volo. Un’incoscienza. Tra l’altro il piano di volo prevedeva uno scalo a Bogotà ma il comandante Quiroga ha preferito tirare dritto verso Medellin senza “fermate” intermedie. Non si sa se il vento di coda ha permesso all’aereo di risparmiare qualche stilla di carburante. Una volta arrivato in vista dell’aeroporto è stato istruito all’attesa per necessità dello scalo ma anziché dichiarare immediatamente l’emergenza è rimasto in aria per sei minuti.

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LA TESTIMONIANZA DI UN COMANDANTE AVIANCA: “DICEVANO ‘AIUTATECI, AIUTATECI’ “

Probabilmente quando contatta la torre a 21.000 piedi l’aereo ha già terminato il carburante. Il pilota non dichiara però l’emergenza parlando di un problema elettrico perché spaventato dalle conseguenze di un comportamento negligente. Tale decisione è stato confermata da Juan Sebastian Upegui, pilota del volo Avianca cond estinazione finale Medellin: “Quando ci hanno detto di aspettare per un’emergenza al volo della Viva Colombia l’aereo della LaMia ha proseguito la sua discesa passandoci sotto. Successivamente ha dichiarato l’emergenza parlando di un problema elettrico. Con il passare dei minuti ha iniziato a chiedere disperatamente aiuto alla torre di controllo che ha dato il permesso per l’atterraggio immediato. Le ultime parole che abbiamo sentito dal volo LaMia sono state ‘vettori per approcciare la pista. Aiutateci, aiutateci. Vettori per approcciare la pista“.

IL COMANDANTE NON HA DICHIARATO L’EMERGENZA CARBURANTE IN QUANTO TEMEVA UNA MULTA E LA SOSPENSIONE DELLA COMPAGNIA DALLA COLOMBIA

“A un certo punto, quando la Torre non ha più avuto notizie del volo LaMia -conclude Upegui- abbiamo avuto il compito di contattarli. Ma nessuno ha risposto ai nostri richiami”. Ed è proprio Upegui a spiegare che la decisione del comandante di non dichiarare l’emergenza carburante va letta nella paura di veder bloccata l’operatività futura di LaMia nel Paese. Intanto le scatole nere dell’aereo della Chapecoense saranno portate in Inghilterra, a Farnborough, località dove ha sede BAe, società produttrice dell’aereo, per essere ascoltate alla presenza degli investigatori colombiani titolari dell’inchiesta. A quest punto l’obiettivo è quello di capire perché i piloti hanno deciso di mettere in pericolo la vita di 77 persone uccidendone 71 volando con così poco carburante e perché non hanno dichiarato subito l’emergenza.

CHAPECOENSE, L’ASCOLTO DELLE SCATOLE NERE EFFETTUATO IN REGNO UNITO, L’ATTO FINALE

Una beffa. Un dramma nel dramma. La morte della squadra della Chapecoense poteva essere evitata. Doveva essere evitata. Neanche la consolazione di un problema irreversibile. A quanto pare.

Maghdi Abo Abia ci riprova su Ultimometro. Si tratta del suo esperimento nato a seguito della conclusione del suo lavoro all'interno di Giornalettismo. Punta alla qualità, non al click. Sogna nel Seo. Un dilettante che si diletta.

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